La rivoluzione di Florence Dixie, che ha fondato la prima squadra di calcio femminile
Un atto politico, sociale, di protesta contro una comunità nella quale il ruolo femminile, di secondo piano per le convinzioni dell’epoca (e non solo…), si ripete immutato da sempre. La storia del British Ladies’ Football Club.
Scegliere nel 1894 di creare una squadra di calcio di sole donne è un atto quasi sovversivo. Di sicuro, è un atto politico, sociale, di protesta contro una comunità nella quale il ruolo femminile - di secondo piano per definizione, in base alle convinzioni dell’epoca, convinzioni per altro ancora troppo diffuse anche ai giorni nostri - si ripete immutato da sempre. Florence Dixie, che condivide con Nittie Honeyball (il cui vero nome è avvolto dal mistero: secondo alcune fonti sarebbe Mary Hutson, ma non v’è certezza) la volontà di dimostrare che non esistono sport per uomini e sport per donne, ne è pienamente consapevole quando decide di creare il British Ladies’ Football Club, la prima squadra di calcio composta da sole donne. D’altra parte, è un’idea coerente con il suo percorso di vita, assai differente da quello che ci si aspetterebbe da una ragazza di nobili origini.
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La figlia del Marchese
Lady Florence Caroline Douglas nasce il 25 maggio 1855 a Cummertrees, in Scozia. La madre è Caroline Margaret Clayton, figlia di un generale e membro della Camera dei Comuni. Il padre è Archibald Douglas, esponente di spicco dei conservatori, ottavo marchese di Queensberry. Quando Florence ha tre anni, il padre muore per un colpo partito dalla sua pistola: ufficialmente si tratta di un episodio accidentale, ma in realtà l’uomo ha deciso di uccidersi. A questo punto Caroline affida Florence e il fratello gemello James alla madre e si trasferisce in Francia. L’oppressività dell’educazione vittoriana imposta dalla nonna rende la ragazza ancora più insofferente alle regole del tempo e della sua posizione. "Non capisco per quale motivo noi ragazze dobbiamo essere per forza tutte uguali. Tutte vestite allo stesso modo, tutte costrette a ripetere all’infinito le stesse cose, tutte obbligate a imparare uno stile di vita che non necessariamente ci appartiene", scrive nel suo diario. Crescendo, porta capelli cortissimi, pratica tiro a segno e nuoto oltre alla più canonica equitazione. Terminati gli studi, diventa giornalista e poi scrittrice, avvocato, combatte per l’autonomia dell’Irlanda (dov’era nata la madre), l’emancipazione femminile, i diritti degli animali. "La donna delle cause perse", la schernisce qualcuno in società. Ma, sotto sotto, c’è la consapevolezza che nell’agire di Florence non ci sia nulla di perso. È semmai la paura che l’ordine costituito venga rivoluzionato a spaventare i bacchettoni e a indurli a sbeffeggiare quella che, a loro parere, rappresenta una minaccia.
Un calcio al corsetto
Florence si sposa a diciannove anni con Alexander Beaumont Churchill Dixie, un baronetto da cui ha due figli: con la famiglia si trasferisce per un certo periodo in Patagonia. Quando torna in Gran Bretagna, conosce Nittie e si appassiona al calcio. Insieme decidono di pubblicare un annuncio sul settimanale londinese “The Graphic” per cercare ragazze interessate a formare una squadra. Il numero delle risposte va oltre le loro aspettative: trentacinque. Così, per l’esordio, si rende necessario creare due formazioni, denominate North and South (ma la divisione non ha un vero significato geografico), che si affrontano il 23 marzo 1895 in un campo di Crouch End, nella zona settentrionale di Londra. Ad assistere all’evento ci sono undicimila spettatori, incuriositi da queste donne che inseguono un pallone indossando una maglietta e un paio di pantaloni larghi fino al ginocchio ma senza quel corsetto all’epoca d’obbligo. Portano il cappello e ogni volta che cade la partita viene interrotta. Per la cronaca, il North vince 7-1. Scrive, nell’edizione in vendita quattro giorni dopo, il settimanale “The Sketch”: "C’è stato uno spettacolo sorprendente nel quartiere di Nightingale Lane Ground, Crouch End, sabato pomeriggio. Tutti si sfregavano gli occhi e si davano pizzicotti alle braccia. Per tutto il pomeriggio, un treno carico di gente eccitata proveniente da ogni parte, e la rispettabile serie di carrozze, taxi e altri veicoli, hanno segnato un record nella storia del calcio. Eppure, questa enorme folla si era riunita per vedere la partita di apertura del British Ladies’ Football Club". Il fatto che ci fosse un pubblico così numeroso non deve trarre in inganno. Le opinioni, della gente, pur incuriosita, sono per lo più negative, sprezzanti. E il giornale scandalistico “Daily Sketch” liquida l’avvenimento così: "I primi minuti sono stati sufficienti per capire che il calcio femminile non è praticabile. È uno sport che richiede velocità, abilità e coraggio: nessuna di queste doti si è vista sabato a Crouch End".
Campionessa dei diritti umani
Questo atteggiamento non fa che alimentare nei pensieri di Florence e Nellie il desiderio di portare avanti il progetto. Ingaggiano un ex calciatore del Tottenham, John William Julian, con il compito di dirigere gli allenamenti due volte alla settimana. Dal punto di vista tattico, c’è poco da insegnare, perché il calcio pionieristico - anche quello maschile - impone soprattutto di puntare all’attacco. Non esistono schemi: chi prende la palla cerca di avvicinarsi il più possibile alla porta avversaria e, quando non ce la fa più, prova a effettuare un passaggio a una compagna. Per due anni, il British Ladies’ Football Club va in tournée con lo scopo sì di promuovere l’attività calcistica, ma ancor di più di sostenere la causa del femminismo. Piano piano cresce la simpatia - nei limiti del possibile, data l’epoca - e in alcune città il numero di spettatori supera quello che abitualmente segue le partite maschili. Gli incassi vengono sempre devoluti in beneficenza, come avviene per esempio al Charity Festival of Football al Preston Park di Brighton. La squadra gioca a New Brompton, Walsall, Newcastle, Doncaster e poi, in Scozia, a Paisley, Falkirk, Edimburgo e Glasgow. Ma, come è facile immaginare, finito l’effetto novità il fenomeno è destinato a spegnersi. I tempi non sono maturi e non lo saranno per molto e molto ancora. Florence continua a condurre le proprie battaglie senza lasciarsi spaventare da alcuni attentati e, addirittura, un rapimento da parte di avversari politici. Muore di difterite il 7 novembre 1905 nella sua casa di Glenn Stuart, ad Annan nel Dumfriesshire, in Scozia. Nel darne l’annuncio, il “New York Times” la definisce "scrittrice e campionessa dei diritti umani".