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La rivoluzione calcistica di Khalida Popal

Chi è Khalida Popal 

Khalida Popal, fondatrice della nazionale femminile afghana di calcio ed esule dal 2011, ha creato Girl Power, una Ong per l’emancipazione delle sportive nel mondo. Grazie al suo lavoro, a maggio la Fifa ha “accolto” la Squadra delle Donne afghane rifugiate.

Il cammino è stato lungo e, purtroppo, sarà ancora molto lungo. Ma Khalida Popal non è una donna che si lascia spaventare facilmente. Per le sue lotte e per i suoi ideali di libertà ha rivoluzionato la propria vita e adesso non è disposta ad accettare che nulla la condizioni. A maggio la Fifa, la federazione mondiale del calcio, ha dato un primo segnale concreto alle sue richieste annunciando la creazione della Squadra delle Donne afghane rifugiate, di fatto facendo uscire da una sorta di clandestinità tutto quanto era accaduto fino a quel momento. E non era poco.

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IL COMPLOTTO

Popal, che nel 2007 ha fondato la nazionale femminile nel suo Paese, è stata la prima donna a entrare nell’Afghanistan Football Federation, dove guidava il Comitato femminile ed era direttrice finanziaria. Era il 2009. Era troppo per un paese dove il potere dei talebani si era infiltrato da tempo in città e villaggi. Venne minacciata, aggredita e, due anni dopo, accusata di aver appiccato un incendio alla sede della federazione. Un complotto, ha giurato in continuazione lei, ordito da Keramuddin Karim, il presidente che, ha raccontato Khalida, «violentava le atlete ed è sempre stato un fedele alleato dei talebani».

LA FUGA

Fu costretta a scappare, prima in India con un passaporto falso e poi nei centri per migranti di Norvegia e Danimarca, dove ha trascorso un anno e mezzo. Un periodo durissimo, intriso di disperazione fino alla depressione. Ma è stato proprio in quei mesi che Popal ha deciso di non arrendersi. Dalla sua nuova vita ha cominciato ad aiutare le atlete afghane a fuggire, soprattutto dopo che, nel 2021, i talebani sono tornati al potere. In quattro anni oltre seicento donne, tra le sportive e le loro famiglie, sono state tratte in salvo grazie al lavoro di Girl Power Organization, l’Ong creata da lei e da altre attiviste per l’emancipazione delle donne attraverso lo sport e l’istruzione. Vivono sparse per il mondo, ma Girl Power si occupa anche di mantenere i contatti, di tenere viva una comunità dove la sorellanza è fondamentale per la sopravvivenza.

GLI AFFETTI

Ha perso l’affetto di tante persone, lungo il suo cammino. Ha perso l’uomo che amava: la aiutò a scappare, ma poi fu costretto a rimanere a Kabul, dove si innamorò di un’altra donna che ha sposato. Adesso ha un nuovo compagno, un ingegnere iraniano che ha studiato in Italia e ha conosciuto su Tinder. Ha perso un’amica, Zohra Zafar, con cui aveva fondato la nazionale: arrestata per avere invitato a cena un uomo, è stata portata in carcere e, quando l’hanno liberata, non ha più voluto parlare con Khalida. Conserva dentro di sé questi dolori, che sono diventati tuttavia anche motivazioni in più per portare avanti la propria missione: «Con un modo così complicato e sofferente, è tempo che lo sport dimostri la capacità di riunire le persone. Come ha detto Nelson Mandela, “lo sport è uno strumento potente per cambiare il mondo”. Soltanto uniti possiamo rendere migliore la realtà che ci circonda». 

I CAMP INCLUSIVI

Ogni anno Girl Power organizza tre o quattro campi di allenamento nei paesi dove è più attiva. È l’occasione per allenarsi insieme, ma soprattutto per ritrovarsi e condividere le rispettive esperienze. E per trasmettere i contatti che consentano alle più brave di trovare una squadra o di accedere al programma di formazione per allenatori della Federazione inglese, con la quale è stato sottoscritto un accordo. «Con la nostra competenza aiutiamo i club a comprendere le differenze culturali e creare spazi sicuri per l’inclusione di queste donne». L’abbattimento delle barriere è un obiettivo prezioso. Si punta alla nascita di squadre non soltanto di rifugiate, ma di donne che credono nell’empowerment, nel supporto e nella creazione di attivismo calcistico.