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La luce oltre il buio del bersaglio: così è rinata Lisa Vittozzi

Lisa Vittozzi  

Lisa Vittozzi, stella del biathlon, è salita sul tetto del mondo dopo aver rischiato di perdersi per le troppe aspettative.

Pensate di fermarvi e prendere la mira verso un bersaglio a 50 metri di voi. Come se foste sulla linea di porta di un campo di calcio e l'obiettivo si trovasse sul dischetto di centrocampo. Un bersaglio il cui diametro misura undici centimetri e mezzo se state in piedi e quattro e mezzo se vi sdraiate. Poi immaginate di farlo al termine di un anello di gara che può essere lungo due chilometri e mezzo oppure tre. Ci arrivate con i polmoni che pompano e le gambe sotto sforzo. E la testa deve essere libera, per non sbagliare mira. Il tutto con gli sci ai piedi e un fucile da portare sulla schiena. Per quattro volte, due se si tratta di una gara sprint. È il biathlon, specialità che sta vivendo un momento di grande popolarità dopo aver saputo reinventarsi - a differenza dello sci di fondo, che ha perso molto appeal - per attirare l'attenzione delle televisioni, che hanno scoperto uno sport duro e spettacolare, con un tifo colorato e chiassoso al poligono. 

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DAL PALLONE AL FUCILE 

In Italia la prima grande interprete è stata Nathalie Santer negli anni Novanta. Una figlia dell'Alto Adige, come Dorothea Wierer, fenomeno della specialità degli anni Duemila, capace di vincere la Coppa del Mondo nel 2019 e nel 2020. Una signoria incontrastata fino a quando è comparsa Lisa Vittozzi, che ha portato aria nuova in uno sport suddiviso tra Alto Adige e Valle d'Aosta. Nata in Veneto, ma friulana di Sappada, classe 1995, cinque anni in meno di Wierer. Una predestinata fin dalle giovanili, soprattutto per la bravura al poligono. Il biathlon non entra subito nella sua vita. Le piacciono tennis e nuoto. Soprattutto il calcio, da giocare con i maschi «meno permalosi delle ragazze». Fino a quando scopre il fucile: «Dalle mie parti, se metti un fucile in mano a una ragazzina, se ne innamora». Niente caccia. Le prime vittime sono le lattine, quindi i bersagli. Pratica il fondo, unisce le due cose e diventa biathleta. Con una cosa ben chiara in mente: «Sono sempre stata libera di divertirmi. Ho fatto le mie scelte senza che nessuno mi dicesse la sua o mi desse un consiglio. Aiutata dalla famiglia: sempre pronta a sostenermi». 

Lisa Vittozzi  

DAVANTI A DOROTHEA WIERER 

Si fa notare tra i giovani, con medaglie d'oro e d'argento ai Mondiali di categoria nel 2013 e nel 2014 a Obertilliach e Presque Isle. Sempre nel 2014, entra nella Nazionale maggiore, in cui il punto di riferimento è Wierer: «Volevo arrivare al suo livello». I passi iniziali indicano che la strada è giusta. Il 6 dicembre la prima gara individuale, la sprint a Östersund, dove si piazza 38ª. E il 13 marzo, a Kontiolaki, la prima medaglia mondiale: arte per prima nella staffetta 4x6 (composta anche da Karin Oberhofer, Nicole Gontier e  Wierer) e conquista il bronzo. Il resto è un crescendo progressivo fino a quando, nel 2018-19, raggiunge la consapevolezza di essere entrata tra le big. Entusiasma a Oberhof, vincendo il 10 gennaio la sprint e due giorni dopo l'inseguimento, prima italiana a riuscirvi tenendo conto anche degli uomini. In Coppa del mondo sorpassa in vetta Wierer, indossando il pettorale giallo da leader della generale. Non riesce a mantenerlo, ma chiude aggiudicandosi la coppa nell'individuale. 

Lisa Vittozzi  

IL POLIGONO DIVENTA UN NEMICO 

Sugli sci Vittozzi ha un "motore" meno potente rispetto a francesi e norvegesi. Fa la differenza al poligono. Precisa al tiro e velocissima nel rilascio, quello spazio che intercorre tra i cinque spari. Ha una tenuta mentale che le consente di effettuare le sessioni con tempi nettamente inferiori alle avversarie e che colmano il gap sugli sci. L'Italia ha trovato una alternativa a Wierer, in molti cercano anche di costruire una rivalità («negli sport individuali le amicizie non esistono» ammette Lisa), che sfocia spesso nell'antipatico confronto tra la avvenenza dell'altoatesina e la semplicità della friulana. Vittozzi si avvicina alla stagione 2019-20 come una delle atlete da battere. Il debutto entusiasma, una vittoria nella staffetta mista a Ostersund. Il resto si rivela un fallimento: appena due podi e un decimo posto finale. Ancora peggio l'annata successiva, in cui è fuori da tutto. Fatica sugli sci e, soprattutto, al poligono non gliene va bene una. La mano non è ferma, l'occhio non è preciso: invece dei cinque bersagli bianchi, si vedono cinque rossi. Il colore dell'errore. 

L'AIUTO DELLO PSICOLOGO 

Non è un problema fisico, qualcosa si è rotto dentro: «Troppe aspettative su di me, sono andata in crisi. Mi sono smarrita. Con il corpo lottavo, ma non c'ero con la testa. Non avevo tranquillità al tiro: arrivavo al poligono e non sapevo perché fossi lì. È stato un black out di due anni, in cui la gente mi ha detto di tutto. Una cosa che ti segna. Ho avuto anche attacchi di panico, dubitando di me». Una situazione in cui Lisa ha il coraggio di chiedere aiuto. Fondamentale è l'incontro con lo psicologo Aiace Rusciano, che l'aiuta a comprendere le ragioni del malessere. Il resto lo fa la Federazione, facendo entrare nello staff l'esperto tecnico finlandese Jonne Kähkönen come allenatore di tiro. E Lisa rinasce. Nel 2022-23, in Coppa del mondo, ritrova la vittoria nell'amata individuale a Ruhpolding, sollevando a fine anno la coppa di specialità. In generale è terza, mentre ai Mondiali di Oberhof conquista l'oro in staffetta con Samuela Comola, Wierer e Hannah Auchentaller, aggiungendo anche l'argento nella mista e il bronzo nell'individuale e nella staffetta mista individuale con Tommaso Giacomel, talento emergente in campo maschile. Nel 2023-24, la consacrazione. Vittozzi si è lasciata alle spalle le paure. Non le cancella, ma sa affrontarle. Vince la prima individuale dell'anno a Östersund, quindi l'inseguimento a Ruhpolding (in volata su Ingrid Tandrevold, la norvegese grande rivale della stagione). Ai Mondiali di Nové Město conquista l'oro nell'individuale e l'argento nell'inseguimento, nella partenza in linea e nella staffetta mista individuale, ancora con Giacomel. Ancora più entusiasmante è il finale in Coppa del mondo. Se la vittoria nella classifica dell'inseguimento è una formalità (per la terza volta), in generale manda in confusione Tandrevold, che sembrava lanciata verso la coppa. A cinque gare dalla fine è lontana 93 punti dalla vetta. Decisiva è la trasferta nordamericana. Firma il capolavoro in Canada, dopo il secondo posto nell'inseguimento a Soldier Hollow negli Stati Uniti. A Canmore vince il 14 marzo la sprint e due giorni dopo l'inseguimento. In queste tre gare - e nelle ultime due - la norvegese non sale sul podio: la testa ha fatto ancora una volta la differenza. Lisa chiude prima, quattro anni dopo Wierer, con 1.091 punti. Inseguono Lou Jeanmonnot a 1.068 e Tandrevold 1.044. Un successo costruito centrando 391 bersagli su 420, una percentuale di precisione del 93,10: record assoluto. Non ha vinto da sola, «lo psicologo mi ha aiutata a ritrovarmi, prima di tutto come persona». Con lui, lo staff azzurro e il fidanzato Marco. E con una consapevolezza in più: «Mi sono resa conto che parlare del mio malessere avrebbe potuto aiutare altri». Senza nascondersi.