La lotta di Nathalie Moellhausen per la medaglia più importante: la vita
Campionessa mondiale di scherma nel 2019, Nathalie Moellhausen nell’Olimpiade di Parigi è tornata in pedana uscendo dall’ospedale dove era ricoverata per un tumore. Troppo provata per sperare di vincere, ha commosso il mondo con una sfida alla paura e alla sofferenza.
Di Nathalie Moellhausen, da qualche mese, non si è più parlato. Privacy, giustamente. La campionessa di scherma ha avuto una clamorosa sovraesposizione mediatica durante l’Olimpiade di Parigi, quando il mondo ha scoperto la sua battaglia contro un tumore al coccige. Era ricoverata in ospedale, ma ha chiesto e ottenuto di uscire per qualche ora, in modo da poter sfidare la canadese Ruein Xiao. I medici si sono consultati a lungo prima di accettare la sua richiesta. Troppa la determinazione, troppa la convinzione dimostrate dalla paziente. Malgrado le cure mediche, i dolori causati dalla neoplasia erano stati devastanti, tanto da costringerla a fermarsi addirittura per tre minuti - tre minuti vissuti dal pubblico del Grand Palais e da quello televisivo con il fiato sospeso - prima di riprendere.
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HA PERSO: MA CHI SE NE IMPORTA?
Ha perso, ma chi se ne importa? Mai come nel suo caso non occorre immergersi nella cultura della sconfitta, nel fatto che nello sport, e nella vita allo stesso modo, non si può e non si deve sempre vincere. Esiste una dolcezza nella sconfitta e va coltivata. Sono parole giuste, però superflue nel caso di Nathalie: per lei presentarsi in pedana direttamente dall’ospedale ha rappresentato il gesto più forte che potesse compiere, in primo luogo per se stessa e poi per chi, come lei, combatte contro le malattie.
STORIE DI FAMIGLIA
Campionessa del mondo nella spada individuale nel 2019, ballerina e sceneggiatrice, laureata con lode in filosofia alla Sorbona, nata a Milano nel 1985, sulle pedane con la Nazionale italiana e, dal 2013, con quella brasiliana, poliglotta (conosce italiano, francese, inglese, portoghese e spagnolo), Moellhausen proviene da una famiglia i cui membri rappresentano quasi tutti autentici pezzi di storia. «Il cognome è legato al baronato tedesco dei Von Falkenstein. Nel nostro stemma, come nel loro, è rappresentato il cappuccio del falco appoggiato a una corona». Il business di famiglia è nella cosmetica, nell’erboristeria e nei prodotti farmaceutici. La madre, la stilista Valeria Ferlini, inventò la vendita “vagabonda”, portando in giro per Milano su un motocarro Ape trasformato in negozio, vestiti e oggetti realizzati dai carcerati. I trisnonni e i bisnonni tedeschi costruirono la ferrovia Smirne-Ankara grazie a un accordo tra la Prussia e l’Impero Ottomano. Il bisnonno Charles lasciò Smirne per fuggire a Trieste durante la Prima guerra balcanica. La bisnonna Elettra Mainetti era un’illustratrice, sorella di Pisani, il pittore che decorò la villa della principessa Sissi a Corfù. Il nonno Eitel era console tedesco durante la Seconda guerra mondiale: «Ma si oppose il più possibile alla deportazione degli ebrei», raccontò in un’intervista.
IL DESTINO AVVERSO
Insomma, una vita ricca sotto tutti i punti di vista, nella quale l’oro mondiale nella spada conquistato a Budapest nel 2019 è stato il primo a livello individuale. In realtà, però, ne aveva già vinto uno a squadre quando ancora gareggiava per l’Italia, nel 2009 ad Antali. E nei due anni successivi salì ancora sul podio per due bronzi mondiali: nella spada individuale a Parigi e nella spada a squadre a Catania. Parigi rappresentava l’ultima speranza di stupire tutti in una Olimpiade, oltre tutto nella città dove vive, ma il destino ha voluto che le cose andassero molto diversamente. Aveva pensato di abbandonare l’attività agonistica dopo i Giochi di Tokyo, però i risultati deludenti la convinsero a continuare. Adesso, il suo pensiero è concentrato soltanto sulla lotta contro il tumore. La sfida alla paura e alla sofferenza è stata vinta gareggiando a Parigi. C’è da continuare quella, molto più importante, per la vita.