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Kirsty Coventry: la svolta epocale dello sport

Kirsty Coventry, ex nuotatrice dello Zimbabwe, campionessa olimpica e mondiale, è la prima donna a essere diventata presidente del Comitato Olimpico Internazionale. La aspettano tante difficili battaglie
 

Probabilmente, Pierre de Coubertin si sarà rivoltato nella tomba, il 23 giugno 2025. L’aristocratico francese che pronunciò la tristemente celebre frase misogina («Lo sport femminile? È la cosa più antiestetica che gli occhi umani potessero contemplare») è stato il presidente del Comitato Olimpico Internazionale dal 1896 al 1925 e mai avrebbe immaginato che, un giorno, l’elenco dei suoi successori avrebbe contemplato un nome di donna. Quel giorno è arrivato il 23 giugno 2025, quando Kirsty Coventry è diventata presidente, interrompendo l’anacronistica tradizione per cui al vertice dello sport mondiale erano stati nominati soltanto uomini.

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MEDAGLIE E POLITICA

Prima di dedicarsi alla politica (dal 2019 è ministro della Gioventù, dello Sport e della Ricreazione dello Zimbabwe, il suo Paese) e alla politica sportiva, Coventry è stata una grande atleta, una nuotatrice che ha conquistato sette medaglie, di cui due d’oro, ai Giochi Olimpici, otto, di cui tre d’oro, ai Mondiali e cinque, di cui quattro d’oro, ai Mondiali in vasca corta. Ha detenuto il primato del mondo dei 200 metri dorso tra il 2008 e il 2012, togliendolo dopo diciassette anni a Krisztina Egerszegi e migliorandolo tre volte. È diventata il simbolo sportivo dello Zimbabwe: non a caso, è stata la portabandiera all’Olimpiade di Londra nel 2012 e all’Olimpiade di Rio de Janeiro nel 2016.

LA FOTOGRAFIA SIMBOLO

Ci vorrà tempo prima di poter esprimere un parere sul suo operato, ma c’è una fotografia che ha un valore altamente simbolico. È quella in cui Coventry riceve da Thomas Bach, il suo predecessore, la chiave con il simbolo dei cinque cerchi olimpici. La stringe con due dita, con eleganza - delicatezza, potremmo dire - a differenza di Bach, che la tiene con la mano intera. Molti hanno interpretato il gesto come un segnale di quanto diverso sarà il suo approccio rispetto al passato, al modo “pesante” di gestire il Cio, compresi gli eccessi nelle spese (leciti, per carità, ma discutibili: la suite nel Losanna Palace in cui abitualmente soggiornava Bach a Ginevra costa 2.300 euro, mentre lei si è accontentata di una stanza normale in un hotel assai meno caro).

INTELLIGENZA E MATURITÀ

Le sue prime parole non sono state di rottura e anche questo è un segnale di intelligenza e maturità, malgrado a quarantuno anni sia la più giovane presidente nella storia del Cio (è anche la prima africana, tra l’altro): «Il Cio funzionerà solo se lavoreremo insieme e resteremo uniti». D’altronde, nella campagna elettorale in Zimbabwe il termine che più ha usato è stato “ubuntu”, ovvero “io sono perché noi siamo”. La aspettano scelte complicate, a cominciare dalla battaglia atavica contro il doping e le questioni legate a un mondo funestato dalle guerre e che, inevitabilmente, trascina con sé anche lo sport. E poi c’è il tema dei transgender e degli intersex, affrontato finora in maniera blanda e divisiva: la sensibilità femminile, in questo senso, potrebbe dare un indirizzo basato sul rispetto e sul buonsenso.

IL SOGNO DI TUTTI

Ha la consapevolezza, Coventry, di avere realizzato qualcosa di grande, qualcosa che fino a pochissimo tempo fa poteva sembrare un sogno: «La mia fortuna è stata avere donne toste intorno a me. Da ragazza speravo di vincere un oro olimpico per lo Zimbabwe. Ci sono riuscita. Oggi sono qui per aiutare gli altri giovani a realizzare i loro sogni. E ringrazio i genitori di tutto il mondo per i sacrifici che fanno per sostenere i figli a realizzarli».