Gertrude Ederle, la ragazza delle onde
Gertrude Ederle nel 1926 è stata la prima donna ad attraversare la Manica, stabilendo un tempo mai realizzato prima dagli uomini
A Gertrude non piace nuotare. Lo fa per accontentare il padre, inizialmente convinto che faccia bene alla salute della ragazza e poi forse ingolosito dalla sua bravura. È un immigrato tedesco, Henry Ederle, spostatosi a New York dove ha aperto una macelleria in Amsterdam Avenue, a Manhattan: è diventato benestante, al punto da avere un cottage nel New Jersey. A quindici anni, la iscrive alla Women’s Swimming Association, fondata da Charlotte Epstein, una pioniera del nuoto femminile. La donna capisce subito di avere davanti una campionessa: acerba, ovviamente, ma in possesso di tutte le qualità per emergere a livelli importanti. I fatti le danno ragione.
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PARIGI È PARIGI
Gertrude comincia a partecipare alle competizioni e le vince regolarmente. Batte record nazionali e mondiali, le capita di superarne addirittura sette in un giorno. Nel 1920 Epstein diventa responsabile della Nazionale degli Stati Uniti e avvia il progetto che ha come obiettivo principale i Giochi Olimpici in programma a Parigi quattro anni più tardi. Ederle ottiene facilmente la qualificazione e sul podio sale tre volte: per la medaglia d’oro nella 4x100 stile libero e per quelle di bronzo nei 100 e nei 400 stile libero.
ACQUE LIBERE
Gli applausi, gli elogi e le interviste sui giornali, non la appagano completamente, però. Dentro di sé percepisce che andare avanti con quel tipo di carriera non le darebbe stimoli nuovi. E lei ne ha maledettamente bisogno. Così, un anno dopo Parigi, debutta nella cosiddette acque libere, ovvero non in piscina. Lo fa nella baia di New York: da Manhattan alla spiaggia di Sandy Hook sono ventidue miglia, che copre in sette ore e undici minuti. È un record che resisterà per ben ottantuno anni.
INSIEME A TE NON CI STO PIÙ
Sullo slancio, decide di cimentarsi con lo Stretto della Manica, tra Francia e Inghilterra. Accanto a Gertrude c’è il suo allenatore, Jabez Wolfe, che ha tentato l’impresa ventuno volte. Lei è raffreddata da alcuni giorni, è tormentata da una tosse insistente e l’uomo tenta di dissuaderla. Invano. A un certo punto, però, Wolfe la ferma, forse prova ad aiutarla, ma l’unica conseguenza che ne provoca è la squalifica. Ederle s’infuria, lo affronta duramente: «Io con te non mi allenerò più».
LA GIUSTA PERSEVERANZA
Il 6 agosto 1926 ci riprova. Parte da Cape Gris-Nez, sono le sette e otto del mattino. Si spalma con cura il grasso per proteggersi dalle acque fredde. È consapevole che non sarà facile, anche se accanto a lei non c’è più Wolfe. Nessuna donna è mai riuscita a traversare la Manica. Si tuffa, le prime bracciate, il ritmo giusto. È lunga, sembra infinita questa nuotata di trentatré chilometri. Il cielo è diventato buio quando Gertrude comincia a intravedere le luci di Kingsdown. Tocca terra dopo quattordici ore e trentaquattro minuti: due ore in meno del tempo realizzato da Enrique Tiraboschi (nato in Italia col nome di Enrico ed emigrato in Argentina) tre anni prima.
L’OMAGGIO DEL CINEMA
Nel 1927 il regista Clarence G. Badger la chiama a interpretare se stessa nel film “La scuola delle sirene”. Ma il vero omaggio arriva soltanto nel 2024, quando una coproduzione tra Stati Uniti, Ungheria, Italia, Gran Bretagna e Francia porta alla realizzazione di “La ragazza del mare”, diretto da Joachim Ronning e interpretato da Daisy Ridley, Tilda Cobham-Hervey, Stephen Graham, Kim Bodnia e Jeanette Hain. È la storia della sua vita, dalla nascita all’impresa nel Canale della Manica, fino ai difficili anni Trenta, quando una caduta dalle scale la rende sorda.
LA FORZA INFINITA
Gertrude non si deprime. Si ritira dalla scene, ma continua a vivere nel suo mondo, dedicandosi a insegnare il nuoto ai bambini che, come lei, non hanno l’udito. L’acqua, tutt’attorno il silenzio. E una storia meravigliosa.