Francina Blankers-Koen: la "Mammina volante" che mise a tacere tutti
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Decine di migliaia di persone la accolsero all'aeroporto di Amsterdam e poi applaudirono il suo giro d'onore in carrozza per la città, accompagnata da Jantie Junior e Fanny Junior e da una delegazione di contadini del suo paese, vestiti con gli abiti tradizionali. Dicevano che era troppo vecchia, troppo sposata, troppo madre per partecipare ai Giochi Olimpici. E invece era, semplicemente, Francina Blankers-Koen. Non solo partecipò, ma vinse quattro medaglie d’oro: nessuna, prima di lei, ci era mai riuscita.
QUANTI PREGIUDIZI
Eppure, eppure non era stato facile arrivare a Londra, proprio a causa dei pregiudizi della gente e di chi è convinto di poter decidere i destini degli altri. «Fanny Blankers-Koen è troppo vecchia per partecipare alle Olimpiadi di Londra. Sarebbe meglio che rimanesse a casa e pensasse ai suoi figli, come suggeriscono in molti», aveva scritto Jack Crump sul Daily Telegraph. La sua opinione, essendo anche un influente dirigente della federazione britannica di atletica leggera, era tenuta in grande considerazione. Quando le segnalarono l'articolo, la campionessa olandese - che pochi giorni prima aveva stabilito il record del mondo nei 100 metri piani e negli 80 a ostacoli ed era detentrice anche di quello di salto in alto - scosse la testa. È vero, il 26 aprile 1948 aveva compiuto trent'anni e sì, era madre di Jantie Junior e Fanny Junior, ma per nulla al mondo avrebbe rinunciato a inseguire ciò che la Seconda guerra mondiale le aveva sottratto con l’annullamento di due edizioni dei Giochi. E poi era stufa di sentire certi discorsi che, inevitabilmente, riguardavano sempre le donne. Quando arrivò nella capitale inglese e incrociò per caso Crump gli puntò il dito contro: «Vedrai che cosa saprò fare». L’altro sorrise, rise, pensò che tanto i fatti gli avrebbero dato ragione.
LA PROFEZIA DI OWENS
Alle Olimpiadi di Berlino, nel 1936, Fanny si classificò quinta nel salto in alto e sesta nella staffetta 4x100. Nulla di che: ma Jesse Owens - il fuoriclasse afroamericano che in quella edizione dei Giochi vinse sotto gli occhi di Adolf Hitler quattro medaglie d’oro: la migliore risposta alle teorie ariane del nazismo - quando la donna si avvicinò per complimentarsi profetizzò: «Diventerai anche tu campionessa olimpica». Fanny nel 1940 sposò Jan Blankers, il suo allenatore. Erano tempi duri, durissimi. L’attività sportiva passava inevitabilmente in secondo piano, ma la gioia per la nascita del figlio e la consapevolezza che ci fosse ben altro a cui pensare ponevano l'attività sportiva sullo sfondo. Conclusa la guerra, però, Fanny non perse tempo. Nel 1946, a febbraio, nacque la figlia e ad agosto la donna era già in pista all’Europeo di Oslo, dove vinse la medaglia d'oro negli 80 ostacoli e nella 4x100, dopo che il giorno prima una caduta l’aveva messa fuori gioco nei 100 e ne aveva condizionato il rendimento nel salto in alto. È qui che venne ribattezzata la “Mammina Volante”, perché - tra una prova e l'altra - allattava Fanny Junior.
I TRIONFI NELLA PIOGGIA
A Londra il regolamento consentiva di partecipare soltanto a tre prove individuali. Blankers-Koen scelse le discipline veloci: 80 ostacoli, 100 piani, 200 piani (che si correvano per la prima volta ai Giochi) e in più la staffetta 4x100. Al di là delle critiche e delle polemiche, si presentava nel ruolo di favorita, ma nessuno poteva prevedere il trionfo che sarebbe stato. Il 2 agosto, sotto una fittissima pioggia, dominò la finale dei 100 metri, vincendo in 11”9. Due giorni dopo si rese necessario ricorrere al fotofinish per sancire il suo successo negli 80 ostacoli davanti all'inglese Maureen Gardner. Quando, subito dopo aver tagliato il traguardo, sentì suonare “God save the King”, Fanny temette di aver perso. E invece la banda aveva voluto omaggiare l'ingresso nello stadio di Giorgio VI e della famiglia reale. I giudici sentenziarono: prima Blankers-Koen, seconda Gardner, entrambe con il tempo di 11”2.
Il 6 agosto salì sul gradino più alto del podio nei 200 metri, ancora disturbati dalla pioggia. Il suo tempo, 24”4, era di sette decimi inferiore a quello dell'inglese Williamson, seconda: è ancora oggi il margine più ampio nella storia olimpica della specialità. E pensare che non voleva nemmeno partecipare! Stanca, avrebbe preferito rinunciare e tornare a casa dai figli: si consultò con il marito, che alla fine la persuase a gareggiare. La stessa situazione accadde per la staffetta, e anche in questo caso fu Jan a convincerla. Era il 7 agosto, la pioggia continuò a infierire sugli atleti. Ultima frazionista, Blankers-Koen ricevette il testimone da Gerda van der Kade-Koudijs in terza posizione, preceduta da Australia e Canada. Ma una sensazionale rimonta consentì a Fanny il sorpasso sul filo di lana. Era la sua quarta medaglia d'oro: un'impresa mai riuscita a nessuna donna. Un'impresa che nemmeno l'ottimismo di Owens avrebbe potuto immaginare.
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