Emily Ratajkowski sull'importanza di rompere il tabù sugli abusi quando le vittime sono uomini
“Penso che dovremmo parlare delle aggressioni sessuali maschili”.
Inizia così la riflessione postata in un video da Emily Ratajkowski, in cui parla di quanto le aspettative di genere siano estremamente dannose soprattutto se consideriamo che è anche a causa loro che gli uomini faticano a parlare e a denunciare gli abusi subiti.
Una riflessione nata dal caso mediatico dei fratelli Menendez, vittime di violenza da parte del padre e la cui storia è tornata alla ribalta con l’uscita del nuovo documentario “Monsters”, e dalle accuse di presunte aggressioni sessuali nei confronti del rapper Diddy, le cui vittime sarebbero in larga parte uomini. “Diddy è riuscito a nascondersi in bella vista per così tanto tempo perché la nostra cultura considera le aggressioni sessuali maschili estremamente eviranti", osserva la top model.
In effetti, accade spesso che gli uomini che hanno subito abusi si vergognino di parlarne e finiscano così per non denunciarli, temendo di essere considerati deboli, vulnerabili o, più in generale, poco virili. Una situazione ovviamente condizionata dagli stereotipi di genere e che può rivelarsi particolarmente pericolosa soprattutto perché, come nota la stessa Ratajkowski, quando il dolore non viene liberato né elaborato viene spesso riversato su altre persone.
Non è un caso, infatti, che di frequente gli abuser siano stati vittime a propria volta durante l’infanzia o la gioventù – e questa non è una giustificazione, ma un dato di fatto che deve spingerci a respingere determinati costrutti sociali e a creare una società in cui tutte le persone, a prescindere dal genere, possano sentirsi libere e a proprio agio nel parlare di queste situazioni.
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Inizia così la riflessione postata in un video da Emily Ratajkowski, in cui parla di quanto le aspettative di genere siano estremamente dannose soprattutto se consideriamo che è anche a causa loro che gli uomini faticano a parlare e a denunciare gli abusi subiti.
Una riflessione nata dal caso mediatico dei fratelli Menendez, vittime di violenza da parte del padre e la cui storia è tornata alla ribalta con l’uscita del nuovo documentario “Monsters”, e dalle accuse di presunte aggressioni sessuali nei confronti del rapper Diddy, le cui vittime sarebbero in larga parte uomini. “Diddy è riuscito a nascondersi in bella vista per così tanto tempo perché la nostra cultura considera le aggressioni sessuali maschili estremamente eviranti", osserva la top model.
In effetti, accade spesso che gli uomini che hanno subito abusi si vergognino di parlarne e finiscano così per non denunciarli, temendo di essere considerati deboli, vulnerabili o, più in generale, poco virili. Una situazione ovviamente condizionata dagli stereotipi di genere e che può rivelarsi particolarmente pericolosa soprattutto perché, come nota la stessa Ratajkowski, quando il dolore non viene liberato né elaborato viene spesso riversato su altre persone.
Non è un caso, infatti, che di frequente gli abuser siano stati vittime a propria volta durante l’infanzia o la gioventù – e questa non è una giustificazione, ma un dato di fatto che deve spingerci a respingere determinati costrutti sociali e a creare una società in cui tutte le persone, a prescindere dal genere, possano sentirsi libere e a proprio agio nel parlare di queste situazioni.