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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Eleonora Goldoni: «Grazie al calcio ho vinto l’anoressia»

Eleonora Goldoni: «Grazie al calcio ho vinto l’anoressia»
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Eleonora Goldoni gioca in attacco nella Lazio. Racconta i disturbi dell’alimentazione con cui si è dovuta confrontare in passato: «Avevo un’immagine sbagliata di me, non mi vedevo mai abbastanza magra. Aver passato quel periodo mi permette di aiutare chi sta vivendo quella situazione. Che rabbia quando guardano la bellezza e non il talento».
di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

La passione per il calcio l’accompagna fin da bambina, da quando, a sette anni, comincia a giocare nel Finale Emilia, la squadra della cittadina dove è nata. E la passione per il calcio l’ha aiutata a uscire da un periodo terribilmente complicato. Eleonora Goldoni, attaccante della Lazio con sei presenze in Nazionale, lo ha raccontato in diverse circostanze, nella convinzione che sia importante affrontare anche pubblicamente certe tematiche per aiutare chi si ritrova a lottare con esse.

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LA SFIDA VINTA

Il male di vivere di Eleonora si palesa attraverso l’anoressia. «Ho avuto un rapporto malsano con il cibo e, se l’ho superato, è stato anche per il calcio e la volontà di diventare un’atleta. Avevo un’immagine sbagliata di me, non mi vedevo mai abbastanza magra, saltavo pranzi e cene di famiglia. È una distorsione della realtà che ti porta a perdere il controllo del tuo corpo. Per fortuna ho capito in tempo che un’atleta ha bisogno di alimentarsi nella maniera più corretta possibile. E la porta che mi ha permesso di uscire è stato lo sport, aiutandomi a cambiare la percezione di me stessa. Quando durante una partita subii un contrasto che per poco non mi spezzò in due, fu come andare a sbattere conto un muro. Capii che c’era qualcosa che non andava e mi impegnai a rinascere. A quel punto mi sono ritrovata pronta a guardarmi attorno e aiutare, anche, chi sta vivendo quella situazione. Per questo, quando ne parlo, dico che purtroppo e per fortuna mi è successo questo: perché adesso riesco a capire i pensieri e le emozioni avendole vissute in prima persona».

L’ESPERIENZA NEGLI STATES

Alle scelte difficili Goldoni è abituata. Ha sedici anni quando decide di accettare la proposta di un college e trasferirsi nel Tennessee. Sente la necessità di mettersi alla prova, di cercare strade nuove per coltivare il sogno trasmessole dal padre e, allo stesso tempo, trovare il luogo giusto per approfondire gli studi. Si iscrive - non a caso, ovviamente - a Nutrizione clinica alla East Tennessee State University, entra a far parte delle Lady Buccaneers, formazione di calcio universitario che partecipa alla Ncaa, la National Collegiate Athletic Association. In una sola annata segna 36 reti, stabilendo il record del torneo. 

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IL RITORNO A CASA

Dopo quattro stagioni ritorna in Italia. Indossa le maglie dell’Inter, del Napoli e del Sassuolo, prima di arrivare, nel 2023, alla Lazio, che trascina alla promozione in Serie A. Ritrova l’azzurro della Nazionale, con cui disputa nell’estate del 2025 l’Europeo in Svizzera. E mai si tira indietro quando ritiene opportuno intervenire nei dibattiti che la crescita del movimento femminile alimenta. Si arrabbia per i pregiudizi legati alla bellezza. «Ne ho sentite di tutti i colori sul mio conto, ho le spalle larghe. Il fastidio e la rabbia che provo quando mi imbatto in discorsi del genere restano grandi, perché anteporre l’aspetto estetico di una donna ai suoi talenti e alle sue capacità significa minare il rispetto per la persona e enfatizzare una cultura contro cui continuerò sempre a far sentire la mia voce». Si infervora sul gender gap: «Ci sono stati anni nei quali la calciatrice faceva la stessa vita di un maschio, ma veniva considerata una dilettante con zero tutele, zero stipendi e solo un rimborso spese. Le ragazze prima di me ci hanno spianato la strada e dobbiamo essere loro grate per aver inseguito una passione che per sopravvivere le costringeva a un secondo lavoro. Io con il mio primo stipendio da calciatrice ho pagato l’affitto di casa. All’epoca era quasi nulla rispetto a un uomo, ma per me fu una soddisfazione enorme. Oggi, invece, finalmente possiamo vivere di calcio, però l’interesse economico manca perché c’è ancora troppa differenza di attenzione tra l’attività maschile e quella femminile».