Elena Linari: da Firenze a Londra, sul tetto del mondo
Elena Linari è l’unica giocatrice azzurra ad avere giocato in Spagna, Francia e Inghilterra, oltre che in Italia. Si è dovuta confrontare con l’accusa di essere “grossa”, quando era adolescente, e poi con l’omofobia. A 31 anni, è capitana della Nazionale e gioca nel campionato più importante.
A sedici anni ha debuttato in Serie A. A diciannove l’esordio con la maglia della Nazionale, di cui oggi è la capitana. A 31 anni. Elena Linari ha alle spalle un bilancio composto da più di 600 partite ad alto livello, sei scudetti, cinque Coppe Italia e quattro Supercoppe italiane. Soprattutto, è l’unica calciatrice azzurra ad avere giocato in quattro dei principali tornei europei: la Serie A ovviamente (con Firenze, Brescia, Fiorentina e Roma), il campionato spagnolo con l’Atlético Madrid, quello francese con il Bordeaux e, in questa stagione, quello inglese con le London City Lionesses, il punto più alto che avrebbe potuto raggiungere, considerato che la Women’s Super League è la competizione più spettacolare, difficile e ambita. Linari è un esempio per le qualità tecniche, però anche per la serietà e la determinazione dimostrate in una carriera già lunga e importante, ma che ha ancora molte pagine da scrivere.
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IL PESO DELLE PAROLE
Ne ha vinte di sfide, in campo e ancor più fuori, come ha avuto modo di raccontare di recente al quotidiano Tuttosport: «Fin da quando avevo quattordici anni mi dicevano che ero grossa fisicamente e quindi lenta, poco agile. In Italia c’è questa ossessione della perfezione, però esprimere certi concetti a proposito di una adolescente è pericolosissimo, tant’è vero che ha generato in me tutta una serie di complessi con i quali combatto ancora oggi. Il peso è un fattore importante, ovvio, ma si può essere non perfette fisiologicamente ed esprimere potenze clamorose svolgendo un lavoro adeguato al proprio corpo».
IL COMING OUT
Come tutte le calciatrici, ha dovuto confrontarsi con l’omofobia, talora latente, talora espressa nelle maniere più sguaiate, come accadde nel 2015 dall’allora presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Felice Belloli, che sentenziò: «Basta spendere soldi per queste quattro lesbiche». All’epoca Linari aveva vent’anni: «Attraversavo un momento molto delicato a livello personale, di conoscenza di me stessa. Stavo vivendo un percorso interiore di consapevolezza della mia sessualità. Mi sono domandata: “Per quale motivo si deve mettere un’etichetta a questo mondo?”. Sì, l’ho vissuto come un attacco». Quattro anni più tardi, il coraggio di fare coming out sul proprio orientamento sessuale nel corso di un’intervista televisiva: «Qui a Madrid non ho nessun problema, anzi. In Italia sono io la prima ad aver paura di affrontare l’argomento perché non so quali potrebbero essere le reazioni. Temo il giudizio della gente. I veri problemi della vita sono altri. Ci sono persone che soffrono e noi ci lamentiamo perché un figlio è omosessuale? Abbiamo sbagliato tutto», concluse sconsolata.
PREDESTINATA
Elena ha espresso il proprio coraggio anche nella scelta di trasferirsi all’estero quando ancora erano poche le sportive che lo facevano, mettendosi a confronto con avversarie fortissime per crescere e migliorare. D’altronde, ha costruito la propria esistenza attorno al pallone: «Non mi sono mai domandata “Giocherò a calcio?”. In cuor mio ho sempre saputo che lo avrei fatto. È una passione di famiglia. Papà è stato portiere, allenatore e poi arbitro e anche suo fratello ha fatto parte del mondo del calcio. Quando era incinta di me, mamma andò allo stadio a vedere una partita della Fiorentina. A cinque anni tiravo calci a un pallone con i ragazzini al parco e un giorno uno di loro mi propose di sostenere un provino per una squadra. Facevo anche nuoto, ma la scelta è stata facile».
SHOCK ADDIZIONALI
Il livello dei campionati stranieri è sempre stato superiore al nostro, non solo tecnicamente. Il concetto di professionismo, recentissimo in Italia, era la normalità già quando Linari giocava nell’Atletico. Adesso in Inghilterra sta scoprendo un mondo ancora più evoluto, sia per l’intensità espressa dalle giocatrici, sia per la passione del pubblico: «La mia prima partita è stata all’Emirates, contro l’Arsenal, davanti a quarantamila spettatori. Ero preparata, ma vivere certe emozioni è un’altra cosa. Uno shock meraviglioso».