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Campionesse Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Elena Delle Donne, campionessa sul parquet e nella vita

Elena Delle Donne, campionessa sul parquet e nella vita
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Delle Donne è una delle più forti giocatrici di basket del mondo e una delle più popolari testimonial Lgbt+ nello sport. Da quando aveva 19 anni combatte con il morbo di Lyme. Quando non gioca, si prende cura della sorella Lizzie, cieca e sorda a causa di una paralisi cerebrale.
di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

Non sarà tra le protagoniste della nuova stagione della Women’s National Basketball Association, la Wnba, il campionato professionistico statunitense di basket, ovvero il torneo più importante al mondo, che comincia il 14 maggio. Malgrado la ricchissima offerta economica delle Washintgon Mystics, la squadra dove gioca dal 2017, Elena Delle Donne ha detto no e ha deciso di fermarsi, a causa dei problemi alla schiena dovuti a una delicata operazione chirurgica. La notizia ha trovato poco o niente spazio sulla stampa italiana, concentrata all’eccesso sui soliti personaggi e sui soliti sport. Ed è un peccato, perché quella di Delle Donne è una storia straordinaria, per quanto ha saputo dimostrare sul parquet e fuori.  

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La prima nel club “50-40-90” 

Prima di lei, nessuna donna era riuscita a entrare nel cosiddetto club “50-40-90”, composto da chi chiude la stagione con almeno il 50 per cento di realizzazione da due punti, il 40 per cento da tre punti e il 90 per cento nei tiri liberi. L'impresa le è riuscita nel 2019, l'anno in cui la fuoriclasse del basket americano - dalle chiare origini italiane: più precisamente, abruzzesi e laziali - ha trascinato al titolo Wnba le Washington Mystics. 

Nata il 5 settembre 1989 a Wilmington, nel Delaware, a diciannove anni Elena inizia a non sentirsi bene, ma nessun medico riesce a diagnosticare la causa del malessere, fino a quando un dottore di lunga esperienza ha la giusta intuizione: la malattia di Lyme, dal nome del paesino del Connecticut dove il batteriologo Willy Burgdorfer scoprì questa infezione che dalle zecche si trasmette agli esseri umani e può provocare gravissime forme di artrosi, alterazioni neurologiche e cardiache. Per evitare che la malattia degeneri, Elena deve assumere una sessantina di pasticche ogni giorno, ma con una straordinaria forza d'animo ha saputo accettare di conviverci senza che il suo rendimento fosse condizionato, tanto da diventare una delle giocatrici più forti al mondo: con la Nazionale statunitense ha vinto la medaglia d'oro all'Olimpiade di Rio de Janeiro nel 2016 e il Mondiale in Spagna nel 2018. 

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Alta 1 metro e 96, ala e centro, possiede una rara combinazione di tecnica, fisicità e agilità. Ha avuto una carriera tutta in ascesa. Al debutto tra le professioniste, viene scelta come migliore matricola dell'anno e trascina le Chicago Sky ai playoff per la prima volta nella loro storia. Nel 2015 stabilisce il proprio primato con 45 punti in una partita e quello assoluto della Wnba con diciannove tiri liberi consecutivi a segno: alla fine della stagione, oltre a vincere il titolo delle marcatrici, viene consacrata come migliore giocatrice del torneo, riconoscimento che ottiene di nuovo quattro anni più tardi. E pensare che era fuggita dall'università del Connecticut pensando che il suo futuro fosse nella pallavolo, altro sport in cui eccelleva al liceo. Dopo otto mesi è tornata sui propri passi, iscrivendosi nel piccolo college del Delaware e capendo in maniera netta che non avrebbe saputo vivere senza il basket.  

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Le nozze glamour con Amanda

Ma, al di là dei numeri e dei successi che pure sono fondamentali per comprenderne il valore, a colpire di Elena è anche l'impegno fuori dal terreno di gioco, quello che ha contribuito a trasformarla in un punto di riferimento per le adolescenti americane. È tra i testimonial della lotta alla malattia di cui è vittima (ha ricevuto nel 2014 lo Star Light Award dalla Lyme Research Alliance) ed è un'attivista del movimento Lgbt+. Sceglie di fare coming out nell'agosto del 2016 in una intervista pubblicata sulla rivista “Vogue” e il 3 novembre 2017 a Long Island sposa Amanda Clifton, trasformando il matrimonio - celebrato dalla sua agente, Erica Crane, e trasmesso in diretta sulla pagina Facebook di informazione “The Knot”, celebre sito web specializzato nell'organizzazione di nozze da sogno -  in un autentico evento mediatico nel quale stupisce perfino la torta, a undici piani. "Non volevo che la giornata fosse speciale soltanto per me e per Amanda, ma che avesse un impatto anche sulla comunità Lgbt+. Un'unione come la nostra non deve più diventare una notizia, ma essere la normalità", ha spiegato, raccontando di quanto sia stato difficile accettarsi sotto l'aspetto fisico: "Mi sono sempre sentita fuori posto a causa dell'altezza, ma i miei genitori mi hanno insegnato a convivere con la mia diversità quando desideravo sentirmi come le altre e cercavo un senso di appartenenza". 

Lizzie, una damigella speciale

La damigella d'onore al matrimonio - dove agli invitati è stato chiesto di non fare regali ma donare fondi all'associazione che combatte la malattia di Lyme - era la sorella Lizzie: cieca e sorda dalla nascita, soffre di paralisi cerebrale e di autismo e ha subito oltre trenta interventi chirurgici. È a lei che si dedica Elena quando termina la stagione cestistica. Nei mesi in cui il campionato è fermo, la maggior parte delle protagoniste della Wnba si trasferisce all'estero per guadagnare altra fama e altri soldi. Lei no, preferisce tornare nella casa di famiglia a Wilmington e prendersi cura di Lizzie: "Lei non sa nemmeno che io sono una giocatrice di basket, ma è stata la più grande motivazione per arrivare fino a qui. Le sono state date le carte peggiori da giocare nella vita, ma ogni giorno si alza, sorride, ride, ama". In quei momenti, Elena conosce la vera felicità.