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Dorothea Wierer, la donna che ha cambiato il biathlon in Italia

Dorothea Wierer è stata la prima azzurra a vincere la Coppa del mondo e le medaglie al Mondiale. Nel 2026 chiuderà l'attività ai Giochi invernali, nella "sua" Anterselva.

Lo sport in Italia è fatto di eccellenze artigianali che trovano la massima espressione in un luogo ben preciso. Pensate a che cosa significhino Jesi nel fioretto (femminile e maschile), la Puglia nella marcia su strada (con Antonella Palmisano e Massimo Stano) e la Liguria nella pallanuoto. Mondi piccoli, che hanno regalato trionfi e medaglie. Nel biathlon il punto di riferimento è Anterselva, comune altoatesino con meno di 3mila abitanti, al confine con l'Austria. È la casa che raduna gli specialisti azzurri e che ha fatto crescere Dorothea Wierer, l'atleta che ha creato un "prima" e un "dopo" dell'Italia in questo sport. Il "prima" è riferito a Nathalie Santer, che nel 1994 conquistò un secondo posto in classifica generale. Una eccezione, perché abbiamo dovuto attendere fino al 2016 per ritrovare un'italiana sul podio, con il terzo posto di Wierer. Che non si è limitata a quell'exploit. È stata lei a segnare il "dopo". Lo ha fatto con le vittorie in Coppa del mondo e ai Mondiali, con le medaglie alle Olimpiadi. E lo ha fatto diventando un punto di riferimento per il movimento femminile, rappresentato innanzitutto dalla collega-rivale Lisa Vittozzi e tradotto in podi con la staffetta, la reale cartina di tornasole del benessere di un movimento sportivo. Un'atleta diventata importante anche per gli uomini, con cui si allena e che in lei hanno trovato lo stimolo per portare l'Italia tra le grandi di uno sport di nicchia, ma dal quale si attendono medaglie ai prossimi Giochi di Milano Cortina 2026. 

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DAL PALLONE AL POLIGONO 

Dorothea non si innamora subito del biathlon. Era brava con il pallone, «ma ho dovuto lasciarlo perché dalle mie parti non c'erano squadre di ragazze». Le sue parti sono le valli dell'Alto Adige, dove nasce il 3 aprile 1990 a Brunico. Lasciato il calcio, diventa naturale dedicarsi allo sci, una cosa di famiglia che la coinvolge insieme con i tre fratelli e la sorella più piccola. L'amore scocca per il biathlon perché l'affascina uno sport dove spari a un bersaglio e, al tempo stesso, puoi sciare: «Sci e tiro sono all'opposto: quando tiri, devi essere tranquilla e superveloce, senza pensieri; quando sei in pista tutto ti brucia, a cominciare dalle gambe». Uno sport che richiede fisico, testa e strategia, sapendo soprattutto quando puoi rischiare con la rapidità al tiro, per mettere in difficoltà psicologica l'avversaria sulla piazzola vicina a te, che ti vede andar via prima perché sei stata più brava «a colpire da 50 metri un bersaglio che, in piedi, è grosso come una mela e, a terra, è grande come un mandarino, con 170/180 pulsazioni al minuto...». 

PASSO DOPO PASSO 

Il cammino di Dorothea non è stato rapido, ma continuo. Una crescita progressiva che l'ha portata a emergere nel pieno della maturità. Nel 2008, ai Mondiali juniores di Ruhpolding, è la prima italiana a conquistare un oro (nell'individuale), l'anno successivo debutta tra le grandi in Coppa del mondo con un 69° posto nella sprint. Nel 2011 sale alla ribalta con tre ori juniores ai Mondiali di Nové Město (sprint, inseguimento, individuale), la stessa località della Repubblica Ceca dove, due anni dopo, le italiane conquistano per la prima volta una medaglia - un bronzo -, grazie alla staffetta, un risultato confermato l'anno successo a Sochi, ai Giochi invernali. Il 2014 è l'anno del primo podio individuale in Coppa del mondo, terza nell'inseguimento nella tappa di Pokljuka, mentre il 2015 è quello del primo successo individuale, il 3 dicembre nell'individuale a Östersund, seguito dieci giorni dopo dalla prima vittoria in staffetta, a Hochfilzen.  Wierer entra stabilmente nel gruppo delle atlete top, una eccezione di cui tenere conto in un panorama dominato dalle formidabili norvegesi e tedesche e in cui cominciano a emergere le francesi. Si fa sempre trovare pronta per un piazzamento importante oppure per salire sul podio, regina incontrastata soprattutto del poligono, dove capisce velocemente quale siano le condizione da affrontare (visibilità e vento) per risultare precisa al tiro, con una straordinaria velocità di base nell'esecuzione dei cinque colpi a disposizione. Al Mondiale 2016 di Oslo Holmenkollen vince l'argento nell'inseguimento, cui fanno seguito a fine stagione il primo podio in classifica generale di Coppa (terzo posto) e la vittoria di specialità nell'individuale. E, due anni dopo, avvia un biennio d'oro, fatto di successi e di primati. Il 16 dicembre 2018 vince la sprint a Hochfilzen, il 26 gennaio seguente è prima nell'inseguimento ad Anterselva: con questi due risultati ha ottenuto almeno un successo in ogni format individuale. Un record che incrementa il 17 febbraio, quando vince la staffetta singola mista con Lukas Hofer a Soldier Hollow: è la terza di sempre, dopo i francesi Martine Fourcade e Marie Dorin, a centrare un vittoria in tutti i format, in un 2019 che si conclude con il primo posto nella classifica generale di Coppa del mondo, davanti a Vittozzi. Un successo bissato l'anno successivo, come non succedeva da 18 anni e riuscito solo a tre atlete prima di lei. Nel 2020 il trionfo al Mondiale nella "sua" Anterselva, sulla scia di quello precedente a Östersund, con il primo oro di una italiana (nella partenza in linea): è prima nell'inseguimento il 16 febbraio ed è prima due giorni dopo nell'individuale, mentre nella partenza in linea arriva un argento: «L'inseguimento è stata la gara più emozionante della mia vita, quando sono entrata in testa nello stadio pieno. Mi sono tolta un peso, c'era tanta pressione: Ancor oggi, dopo oltre 400 gare, sono sempre nervosa e agitata prima della partenza». 

APPUNTAMENTO AD ANTERSELVA 

Quella Anterselva che l'attende nel 2026, alla soglia dei 36 anni, nella Biathlon Arena. L'ultimo successo individuale di Dorothea è arrivato il 12 marzo 2023, nella gara con partenza in linea a Östersund. L'ultima stagione, poi, è stata caratterizzata dagli acciacchi che l'hanno costretta a fermarsi: «Tanti malanni e poche gare. Così a febbraio, dopo il Mondiale, mi sono presa due mesi di tempo perché il fisico diceva stop». Una pausa comunque di lavoro, perché si definisce una perfezionista. Una che, in nome dello sport, ha rinunciato a tanto «in nome dell'ordine e della disciplina. Lo ammetto, sono una complicata, a volte pesante. Ma è quanto mi ha fatto dimenticare i momenti difficili, puntando sulle motivazioni». Quelle che serviranno ai Giochi, un appuntamento dove, dopo Sochi, ha vinto il bronzo nella staffetta mista a Pyeongchang nel 2018 e nella sprint a Pechino 2022: «Saranno speciali e saranno l'ultimo impegno per me. Il ritiro mi fa un po' paura, da sportivo non ti prepari al 100% al futuro. Noi viviamo in una bolla,  siamo privilegiati rispetto alla vita di tutti i giorni. Come chiusura di carriera è il momento ideale, anche se non arriveranno medaglie. L'impegno c'è sempre, come la motivazione, ma gli anni passano. Se vincerò, lo farò per l'Italia: io sono italiana, mi dà fastidio quando mi fanno passare per una straniera solo per come parlo e perché sono nata in Alto Adige. La storia è quella che è stata, non possiamo cambiarla».