Da dipendente a freelance: il percorso per viverlo al meglio
Se da tempo hai il desiderio di dire addio al lavoro dipendente per aprire la tua partita Iva, è fondamentale pianificare con attenzione questo passaggio. Una buona preparazione ti aiuterà non solo ad affrontare la transizione senza farti sopraffare dalle incertezze, ma ti farà entrare nel mondo della libera professione con la sicurezza di cui hai bisogno.
Per fare il salto da lavoro dipendente serve coraggio, ma anche un’attenta programmazione e un cambio di mentalità. Inutile dire che il passaggio va meditato, e che bisogna essere certi soprattutto di una cosa: che la spinta arrivi da un'aspirazione, un desiderio profondo di mettersi in gioco e di cambiare lavoro, non solo da un’insoddisfazione generale o dalla voglia di scappare da qualcosa che non ci piace. Chiarito questo, si va per punti.
Come passare da dipendente a partita Iva?
Gli step da seguire
Il primo è accertarsi che il progetto sia sostenibile prima di partire: solitamente chi lascia la sicurezza per l’incertezza ha almeno un’entrata già certa, ma non basta. Bisogna fare una stima di quelle che dovrebbero essere le entrate minime per assicurarsi perlomeno il necessario (e il necessario cambia da persona a persona, perché una cosa è stare a casa con i genitori, altro è avere una famiglia, altro ancora vivere da soli). Il secondo è darsi un prezzo, e cioè stabilire quanto chiederemo ai clienti. Non è cosa semplice, servono calcoli precisi: vanno stimati il carico fiscale e quello dei contributi, il Tfr e il periodo di ferie: nel conteggio si dovrà tenere conto che bisognerà concedersi almeno 20 giorni di ferie all’anno. Per fare ciò, è utile predisporre un foglio di calcolo excel dove inserire in percentuale tutte queste spese in percentuale, che dovranno essere detratte dai compensi.
Terzo: dovremo costruirci un fondo di emergenza che ci servirà da salvagente nei periodi bui. In linea di massima, se si lavora in proprio l'importo dovrebbe equivalere a 6 mensilità di stipendio, anche se sarebbe preferibile fare il calcolo delle uscite mede mensili e regolarsi sulla base di quella somma. Possiamo destinare allo scopo il Tfr del vecchio lavoro, e se non è sufficiente aggiungerci i soldi che avevamo messo via per quella vacanza, o vendere qualcosa che non ci serve più, l’importante è non iniziare con il conto corrente a zero, perché il cliente che paga in ritardo non mancherà. Infine, va impostata la pianificazione dei flussi di cassa: quando lavoriamo in proprio lo stipendio non arriva tutti mesi a fine mese, ma le scadenze del Fisco sono fisse, e ci sono anche da pagare gli anticipi su tasse e contributi. Meglio quindi armarsi di un file excel e segnare incassi e date, magari con l’aiuto del commercialista, e sapere da subito che di ogni euro che entra in cassa, almeno il 50% andrà accantonato per imposte e contributi.