Cindy Ngamba: la pugile simbolo dei Rifugiati nel mondo
Cindy Ngamba, camerunese, entrata illegalmente nel Regno Unito, omosessuale dichiarata, ha sconfitto depressione e bulimia. A Parigi ha conquistato una storica medaglia di bronzo nei pesi medi.
Nel luglio del 2018 Cindy Djankeu Ngamba Ninon Mateu si reca con il fratello Kenneth negli uffici anagrafici del comune di Bolton, enorme città dormitorio a mezz’ora da Manchester. Deve risolvere una semplice pratica legata alla propria condizione di immigrata dal Camerun, si ritrova dichiarata in arresto e portata in un centro migranti a Londra con la prospettiva di essere espulsa. Un incubo per chiunque, a maggior ragione per lei che, qualche tempo prima, aveva dovuto fare coming out proprio per evitare di tornare nel Paese africano dove l’omosessualità è illegale con tutto quello che ne consegue, malgrado di recente Brenda Biya, figlia del presidente, abbia postato una fotografia in cui bacia la modella brasiliana Layyons Valença scrivendo: «Sono pazza di te e voglio che il mondo lo sappia». A salvare Cindy fu l’intervento di uno zio che lavorava per il governo, lo stesso zio che in precedenza l’aveva messa nei guai smarrendo i suoi documenti, come vedremo.
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LA PRIMA VOLTA
Sei anni dopo, luglio 2024, Cindy Ngamba sfila alla cerimonia inaugurale dei Giochi di Parigi in qualità di portabandiera della Squadra Olimpica dei Rifugiati del Cio. E neppure due settimane più tardi sale sul podio per ricevere la medaglia di bronzo conquistata nel pugilato, categoria pesi medi, dopo aver battuto la canadese Tammara Thibeault e la francese Davina Michel ed essere stata sconfitta nella semifinale dalla panamense Atheyna Bylon. Mai, in precedenza, la nazionale dei Rifugiati aveva conquistato una medaglia. Un’impresa straordinaria che ha un valore altamente simbolico ben al di là, evidentemente, di quello sportivo, come la stessa Ngamba ha sottolineato: «Voglio dire ai rifugiati nel mondo, anche a quelli che non sono atleti, di continuare a lavorare, di continuare a crederci, perché è possibile realizzare tutto quello che abbiamo nella mente».
VITTIMA DEL BULLISMO
Nel Regno Unito era arrivata undicenne, nel 2009, insieme al padre e al fratello. Una vita dura, in una terra fredda e nella quale si parlava una lingua a lei sconosciuta. I compagni di scuola la bullizzavano per il pessimo inglese e perché sovrappeso e Cindy finì per chiudersi sempre più in se stessa, fino a scontrarsi con malattie come la depressione e la bulimia. Aveva quattordici anni quando si avvicinò per caso al pugilato, rimanendone folgorata. Vinse tre titoli nazionali nelle categorie giovanili, ritrovò il sorriso e la voglia di proseguire gli studi. Fu in quella occasione, quando provò a iscriversi all’università, che scoprì di essere entrata illegalmente nel Paese e di non possedere i documenti necessari. Il pugilato le aveva dato un po’ di fama e questo fu determinante per risolvere l’inghippo. Si ritrovò in una situazione kafkiana: da un lato deteneva il titolo inglese non professionistico (addirittura è stata la seconda donna, dopo Natasha Jonas, a vincere in tre categorie di peso) e veniva ricevuta dall’allora premier Theresa May, dall’altro viveva una condizione di sostanziale illegalità. Le fu permesso di allenarsi con le altre atlete inglesi, ma per il momento il suo status impediva di far parte della nazionale.
LE LANCETTE DEL TEMPO
Dettagli, a questo punto, perché il bronzo conquistato a Parigi cambierà definitivamente la sua vita, dandole una popolarità che ha varcato i confini del Regno Unito e di chi è appassionato di pugilato. L’immagine postata il giorno dopo, lei con i tanti membri della famiglia che l’hanno accompagnata a Parigi, è bellissima ed emblematica. Sorridono tutti, felici, raggianti, orgogliosi di Cindy e del percorso compiuto. Ma ci sono ancora molte tappe che la attendono. Nulla potrà cancellare i ricordi di ciò che ha patito, lo sappiamo. Nulla, però, potrà riportare indietro le lancette del tempo.