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Caterina Banti, la donna che vola sull'acqua

Caterina Banti, la donna che vola sull'acqua 

Caterina Banti ha vinto due ori olimpici con Ruggero Tita nella vela: sul catamarano i ruoli tradizionali si sono invertiti ed è lei l'atleta di fatica, che doma l'imbarcazione.

Una vita controcorrente, fin da bambina. Fin da quando i compagni di classe la chiamavano Bantenottera, perché non comprendevano che soffriva di bulimia. Ma la determinazione non ha mai fatto difetto a Caterina Banti, arrivata tardi allo sport e, comunque, così brava da saper dominarlo. Lei e Ruggero Tita sono stati i signori della classe Nacra 17 nella vela. Una supremazia che, da quando hanno cominciato a regatare in coppia nel 2017, ha significato quattro mondiali in sette anni. E, soprattutto, due ori olimpici. Il primo, a Tokyo 2021, è stato una speranza che si è realizzata. Il secondo, a Parigi 2024, è stata la conferma di una bravura senza rivali, materializzatasi nelle acque di Marsiglia. Dopo quel successo Banti ha detto basta: "L'avevo deciso prima dei Giochi e Ruggero lo sapeva. Mi sono affacciata allo sport agonistico già grande, a 23 anni. A 34 anni è arrivato il primo oro, a 37 il secondo. È il modo miglior modo possibile per chiudere un carriera da atleta". 

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MONDI LONTANISSIMI

Banti e Tita, che ha cinque anni in meno, sono stati un binomio immediatamente riconoscibile in questi anni. Lei gareggia per il Circolo Canottieri Aniene, lui è un atleta della Guardia di finanza. Anche questo fa tutta la differenza del mondo, perché Caterina non ha alle spalle un corpo militare dello Stato che dia garanzie economiche. Bisogna guadagnarsi da vivere in altri modi. Mondi lontanissimi. Lei di Roma, lui di Rovereto. Distanti anche dal punto di vista personale. Caterina è laureata in Storia e civiltà dell'Oriente e del Mediterraneo con tesi in Islamistica, Ruggero è un ingegnere informatico, hanno frequentazioni e modi di pensare all'opposto. Qualcuno, ai tempi di Tokyo, si stupiva che non ci fosse un legame affettivo tra loro, quasi fosse obbligatorio per una donna e un uomo che condividono una attività sportiva. Quando li mettono insieme sulla barca, scatta subito la scintilla. E con una inversione dei ruoli, rispetto ai canoni abituali. Tita è il tattico al timone, Banti è la donna di fatica a prua, completandosi a vicenda. Lei mette i muscoli su una barca che chiamano il catamarano volante, che deve essere domata dall'inizio alla fine della competizione. "Abbiamo capito fin dalla prima volta in acqua di essere l'equipaggio giusto - racconta Caterina -. Eravamo legati ad altri partner, non è stata una scelta facile e avevamo tutti contro. Ma questo ci ha spinto a dare sempre il meglio, per dimostrare che la nostra scelta non era insensata". Per assurdo, ripensando ai tempi in cui la prendevano in giro per il peso, Banti deve ingrassare dieci chili per dedicarsi ai nuovi compiti. Il suo è estremamente fisico, prende botte in continuazione e mette a serio rischio le articolazioni ("Mi sono anche lacerata il bicipite"), mentre cervicale e pubalgia diventano compagni di vita. Ci mette la forza di carattere, quello di una donna definita precisa ed esigente: "Quando gareggi è normale avere discussioni, anche litigare. Ma un'ora dopo hai dimenticato tutto. L'aspetto mentale è decisivo. Devi vincere le tue parole, ti devi porre in discusssione".

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UN SUCCESSO SENZA AVVERSARI

Un aspetto mentale che le viene in soccorso dopo Tokyo, quando il successo olimpico si porta dietro anche la responsabilità di una nuova fama, fatta di interviste e di richiesta di apparizioni. Banti scopre di non essere pronta per questo, "mi sono sentita un po' persa, annebbiata". Da qui la scelta di mettere da parte per qualche periodo il mare e di dedicarsi allo studio. Una decisione liberatoria e vincente, al tempo stesso. Quei mesi le servono per togliersi un peso dal cuore e per tornare a dominare acque e avversari. Come avviene a Marsiglia, l'8 agosto. Il loro successo non è mai messo in discussione: in tredici regate, compresa l'ultima della medal race, non scendono mai sotto la sesta posizione, vincendo sei delle prime sette. Un solo passaggio a vuoto, quando sono squalificati per partenza anticipata. Ma è la decima prova, quando ormai i giochi sono in gran parte fatti. "C'era molta pressione su di noi - racconta -, tutti dicevano che avremmo rivinto l'oro. Siamo stati bravi, perché nulla è scontato".

UN MONDO AL MASCHILE

Un congedo trionfale per Banti, che lascia il mondo della vela da atleta di successo e con la sensazione di averla cambiata, ma non del tutto. A cominciare da una mentalità ancora maschilista, come ha toccato con mano quando la Federazione internazionale ha reso note le nomination per i velisti dell'anno: Tita era presente nella categoria maschile, Banti non compariva in quella femminile, come invece successo nel 2022, quando entrambi trionfarono. Erano inseriti nella lista della categoria a squadre e sono ovviamente arrivati primi, nella cerimonia che si è tenuta il 5 novembre a Singapore. Però... "Però i titoli li abbiamo vinti insieme. Sono stata contenta per Ruggero e per la sua nomina, ma lui non gareggia da solo. Lo stesso è successo tra i giovani: c'era Vittorio Bonifacio, ma mancava Lisa Vucetti, la timoniera. Perché le donne a un certo punto spariscono? Per noi la vela resta un mondo chiuso. C'è chi ancora pensa in barca portiamo sfortuna: ci scherzano sopra, un po’ però ci credono. Mi scrivono ragazzi di cui sono stata istruttrice. Mi fa piacere, come vedere più ragazze in barca. Però ci si ferma lì".

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UNA QUESTIONE APERTA

Una questione di genere che, nonostante la parità raggiunta per la prima volta a Parigi (5.250 atleti e 5.250 atlete), ancora fatica a farsi largo nella consapevolezza e coscienza generale di tutti i giorni. Soprattutto quando una donna non viene presa in considerazione a prescindere, perché è donna. Banti replica così: "Saremo forse meno concrete rispetto a un uomo, ma possediamo grande forza e resistenza mentale. Dateci l’opportunità di provare, sennò come si può dire che siamo inadatte? Prima mettete alla prova i nostri meriti e poi, se non andiamo bene, scartateci. Mi è successo con Ruggero. I media guardano solo se lui e lei stanno insieme. Non interessa la collaborazione vincente, nonostante le diversità di caratteri o i ruoli interscambiati". Ma tutto questo è già il passato. Ora Caterina pensa a costruirsi un futuro. Lei dice lontano dalle onde ma, si sa, il richiamo del mare sa essere sempre irresistibile.