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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Carlotta Gilli, la luce nell’acqua del nuoto paralimpico

La malattia degenerativa alla vista diagnosticata a sei anni, la passione per il nuoto, la scalata sul tetto del mondo sotto lo sguardo amorevole di nonna Rina. Campionessa, poliziotta e futura psicologa.
di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

In principio, se volessimo raccontarlo come una favola, c’era nonna Rina, classe 1938: sempre presente alle sue gare, è la persona che più ha creduto in lei. Sarà anche a Parigi, ovviamente. In principio, se vogliamo attenerci alla cruda realtà, c’è soprattutto la malattia di Stargardt, una retinopatia degenerativa che causa la perdita progressiva della vista. Colpisce una persona su diecimila nei primi vent’anni di vita. Carlotta Gilli ne aveva sei quando gliel’hanno diagnosticata. «Tutto sommato nella sfortuna sono stata fortunata. Quando i dottori l’hanno comunicato ai miei genitori, entrambi medici, mi sono domandata perché non si poteva semplicemente curare ciò che avevo: ci sono le medicine quando uno sta male, no? Poi ho capito e ho pensato che se la malattia era per me, significava che avevo più strumenti di altri per affrontarla e conviverci».

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GRANDI AMBIZIONI


E così ha fatto, dedicandosi con passione al nuoto ma non tralasciando gli studi: dopo la maturità, si è iscritta alla facoltà di Scienze e Tecniche Psicologiche di Torino, la sua città. «Poi vorrei fare un master in Psicologia dello sport. Credo che la mia malattia mi aiuterà in questo percorso: le persone che verranno da me sanno che io fin da piccola ho dovuto affrontare problemi importanti e che potrò empatizzare con le difficoltà di ciascuno di loro. In più, da poco sono entrata in Polizia. Nuoterò finché riuscirò a farlo, poi vorrei rimanere all'interno della Polizia, sviluppando le competenze psicologiche che nel frattempo avrò affinato».

SUL TETTO DEL MONDO

Insomma, ha le idee chiare Carlotta. Le ha sempre avute, fin da quando piccolina sguazzava nel mare di Andora, in Liguria, raccontando a tutti che nella vita sarebbe stata una nuotatrice. Ha disputato e vinto diverse gare per normodotati, prima di scoprire il mondo paralimpico. Ha esordito quand’era sedicenne, nel 2017 a Berlino, dove stabilì subito i record mondiali nei 200 misti e nei 50 farfalla e quello italiano nei 100 dorso. Ai Mondiali di Città del Messico, rinviati dall’autunno all’inverno a causa del terremoto che aveva colpito la città, salì sul podio in tutte e sei le gare disputate: cinque ori (50 e 100 stile libero, 100 dorso, 100 farfalla, 200 misti) e un argento (400 stile libero), un primato mondiale e uno nazionale. Da allora, è diventata la più forte di tutti, confermando la propria superiorità in ogni manifestazione. Mondiali? Diciotto medaglie di cui nove d’oro tra Londra 2019, Funchal 2022 e Manchester 2023. Europei? Diciassette medaglie di cui tredici d’oro tra Dublino 2018, Funchal 2021 e ancora Funchal 2024. E poi naturalmente le Paralimpiadi di Tokyo, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre del 2021. «Lì ho vissuto la realizzazione del sogno che avevo da bambina. Non sapevo cosa mi stesse aspettando. L’ho affrontato con l’incoscienza dei vent’anni. C’era il Covid (i Giochi erano previsti nel 2020 e furono posticipati per la pandemia, n.d.r.), si gareggiava senza pubblico e senza contatti tra atleti. Per questo sono curiosa di vivere l’esperienza di Parigi, che sarà ancora diversa, per fortuna». Carlotta in Giappone è salita cinque volte sul podio e in due gare, 100 farfalla e 200 misti, ha vinto la medaglia d’oro.

AMBASCIATRICE


La sua popolarità l’ha portata a diventare ambassador di Campioni Ogni Giorno, un’iniziativa di Procter & Gamble nata con la finalità di aiutare le persone più fragili e l’ambiente. L’obiettivo è compiere 2.026.000 azioni concrete entro il 2026, l’anno in cui l’Italia ospiterà i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernaili a Milano e Cortina. «Mi piace poter dare il mio contributo, seppur con piccoli gesti, minime attenzioni quotidiane, come l’andare a consegnare la spesa alle famiglie più bisognose o chiudere l'acqua mentre ci si lava i denti. Il mio impegno è quello di dare un buon esempio». È talmente ricca la vita di Carlotta che riassumerla, così come i successi conquistati nelle piscine e anche in mare aperto, è pressoché impossibile. Non a caso, un anno fa si è raccontata in “Una luce nell’acqua”, l’autobiografia pubblicata da Lab DFG. Perfetta per chi desidera approfondire il suo abbagliante cammino.