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Assunta Legnante, un lancio oltre il buio

Assunta Legnante è stata una atleta di primo piano tra i normodati: poi la cecità e la ripartenza nel mondo paralimpico. Una leader che domina nel getto del peso e che vince anche nel lancio del disco.

«Ma che, sei matta? Come fa un cieco a lanciare un peso?». Così replica Assunta Legnante a Nadia Checchini, tecnico della Fispes, la Federazione italiana sport paralimipici e sperimentali. Assunta è stata una delle italiane top dell'atletica leggera italiana, una che ha fatto volare l'attrezzo verso misure importanti. Con risultati altrettanto importanti, tra i normodotati. Però, dal 2009, il suo orizzonte è drasticamente mutato.

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Gli occhi l'hanno abbandonata, si è chiusa in un mondo tutto suo, lasciando la propria esuberanza fuori dalla porta. Nata il 14 maggio 1978 a Frattamaggiore, in provincia di Napoli, ha dovuto sempre confrontarsi con un glaucoma congenito, una malattia che è riuscita a gestire con le medicine. Un problema che non le ha impedito di frequentare lo sport ad alto livello. Alta 190 centimetri, vorrebbe giocare a pallavolo, ma si ritrova a praticare il getto del peso, anche se non le era mai piaciuto: «I risultati hanno scelto per me». La chiamano "cannoncino" per la forza che esprime con il braccio, fase finale di un gesto costruito sulla velocità di movimento delle gambe in pedana. E l'aspetto mentale è altrettanto fondamentale, visto che tutto di decide nel giro di pochissimi secondi, lancio dopo lancio. In fretta diventa la numero uno in Italia nella specialità e un punto di riferimento internazionale. Vince l'oro ai Giochi del Mediterraneo nel 2001 a Tunisi e agli Europei indoor di Birmingham nel 2007, arrivato dopo l'argento del 2002 a Vienna. E fino al 2007 è suo il record italiano all'aperto (19,04 metri), mentre ancora le appartiene quello indoor, stabilito nel 2002 (19,20).

Assunta Legnante 

Ma, tra i due ori, c'è stato il primo stop, poco prima del possibile debutto ai Giochi Olimpici nel 2004, cui si può presentare come neoprimatista italiana: un 18,92 ottenuto il 6 agosto, a una settimana dall'inizio dell'appuntamento di Atene. Viene fermata dalla visita dell'oculista del Coni, che la giudica inidonea: c'è stato un preoccupante aumento della pressione intraoculare, che potrebbe essere aggravato dallo stress della competizione. Una botta da cui Legnante si riprende con la consueta determinazione che la accompagna in ogni passo. Si mette al lavoro con obiettivo Pechino 2008 e riesce a qualificarsi, anche se l'avventura olimpica si chiude solamente con la 19esima posizione.

IN AUTO VERSO PADOVA

Si arriva così al 2009, l'anno in cui il destino fissa una linea di cesura. Assunta, in estate, conquista l'argento ai Giochi del Mediterraneo di Pescara. Sarà la sua ultima gara come normodotata. Il campo visivo continua a restringersi, fatica perfino a individuare l'attrezzo quando deve recuperarlo dopo un lancio. A settembre è in programma il Meeting di Padova: «Ero in auto, a un certo punto non vedo più nulla dall'occhio destro, il migliore. Per fortuna non guidavo io». A novembre anche il sinistro smette di funzionare. Prova la strada degli interventi chirurgici, un inutile calvario che si conclude nel marzo 2012, quando si ritrova completamente cieca. Nel frattempo si era nascosta da tutti: «Ho abbandonato gli amici dell’atletica e chi voleva essermi vicino. Non avevo né la forza né la voglia di restare in quel mondo che mi aveva dato tanto e che purtroppo non poteva più essere mio».

Assunta Legnante 

UNA TELEFONATA DECISIVA

L'autoesclusione dura fino alla telefonata di Checchini, che le propone di tornare protagonista. Il 2012 del buio totale è anche l'anno delle Paralimpiadi di Londra. Il tecnico federale le spiega i nuovi meccanismi in pedana per un'atleta non vedente: il gesto sarebbe stato identico, ma accompagnato da una guida. Sulle prime Legnante è scettica, poi la passione per lo sport e per la vita entrano in gioco. Ad aprile si tessera per una società marchigiana e comincia a prepararsi per l'appuntamento inglese, superando anche la prova della morte della mamma, causata da un male incurabile: «Un episodio che, invece di buttarmi ancora più giù, mi ha resa più forte, perché da quel momento in poi non solo ho pensato a riprendere in mano la mia vita, ma di andare a Londra e spaccare tutto, per me e per lei». Si ripresenta in pedana con una cattiveria agonistica mai vista prima. Lo si capisce dalle mascherine che indossa in gara, che possono raffigurare Diabolik oppure l'Uomo tigre: «Ho un nome da difendere e non mi piace perdere». A maggio prende parte al primo campionato paralimpico ed è subito un successo: porta il record del mondo da 11,80 a 13,22 metri. Una misura che migliora ai Giochi a settembre fissandola a 16,79 metri nella categoria F11-12, quella che raggruppa i ciechi (F11) e gli ipovedenti con possibilità di atleta-guida (F12). Il tutto in solo cinque mesi di allenamento.

Assunta Legnante 

VERSO LOS ANGELES 2028

Da quell'appuntamento in poi Legnante diventa la regina incontrastata della specialità. Conquista l'oro in cinque Mondiali consecutivi: Lione 2013, Doha 2015, Londra 2017, Dubai 2019 e Parigi 2023. Non c'è il 2021, perché l'edizione è cancellata a causa della pandemia da Covid. Un 2021 dove manca per la prima volta l'oro ai Giochi, dopo essersi confermata a Rio de Janeiro 2016. È argento per 16 centimetri, dietro all'uzbeka Safiya Burkhanova. Dal 6 luglio 2014 detiene anche il record mondiale, un 17,32 fatto registrare proprio in quella Padova da dove è cominciata la sua seconda esistenza sportiva. E non si limita al peso perché, una volta ripresa l'attività, Legnante torna quella scatenata di un tempo, la ragazza che non sapeva mai stare ferma. Prova con il lancio del giavellotto, quindi si specializza nel disco, con cui ottiene l'argento olimpico a Tokyo e il bronzo mondiale a Parigi. Parigi diventata il prossimo traguardo nell'immediato, ma con la testa che pensa oltre, visto che il paralimpismo consente di restare competitivi anche non più giovanissimi. L'Olimpiade di Los Angeles 2028 si prospetta come l'occasione ghiotta per festeggiare i 50 anni perché, come ha ricordato Legnante, «occorre gettare il peso là dove si desidera che vada. Anche nella vita».