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Ariarne Titmus, dalla lotta contro il tumore al record del mondo

Ariarne Titmus 

Ariarne Titmus ha fissato il primato sui 200 metri stile libero undici mesi dopo l'intervento chirurgico. Detiene anche quello sui 400: sarà la nuotatrice da battere a Parigi.

Erano serviti quasi quattordici anni per battere il record di Federica Pellegrini. Sono bastati undici mesi per migliorarlo due volte. Merito dell'altra "metà del cielo" del nuoto al femminile, quella australiana, eterna controparte di quella statunitense agli appuntamenti mondiali.

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Ci possono essere inserimenti di alcune formidabili singole atlete (vedi la "Divina" Pellegrini, per l'appunto), ma il grosso delle medaglie si divide tra queste nazionali. Squadre che, spesso, al loro interno hanno non solo la numero uno, ma anche la due, la tre e via dicendo... Come è successo per i 200 metri stile libero in vasca lunga. Il 26 luglio 2023 ci ha pensato Mollie O'Callaghan a migliorare di 13 centesimi il record dell'italiana, che era fissato in 1'52"98. Poi, il 13 giugno 2024, è toccato ad Ariarne Titmus frantumarlo, con un abbassamento di 62 centesimi: 1'52"23. È accaduto al Brisbane Aquatic Centre, in occasione dei trials australiani, quelli che distribuiscono i posti ai Giochi Olimpici senza guardare in faccia a nessuno. Puoi essere il più bravo di tutti ma, se fallisci questo appuntamento, sei fuori. E Titmus non ha fallito, trascinando O'Callaghan: entrambe sotto il precedente record del mondo. Giusto per far capire chi saranno le donne da battere a Parigi.

Ariarne Titmus 

L'ESEMPIO FEDERICA PELLEGRINI

Se lo sport è emulazione, Titmus impara in fretta. In una terra estrema come l'Australia, lei è nata in una zona ancora più estrema il 7 settembre 2000. Tasmaniana di Launceston, 75.000 abitanti a nord di Hobart, la capitale dell'isola. Da piccola ha un modello, proprio Federica Pellegrini: «Ho cominciato ad andare in piscina perché vedevo lei». Una passione che diventa eccellenza, sostenuta dal talento. Per favorirlo, la famiglia decide di trasferirsi nel Queensland, a Brisbane, quando Ariarne ha quindici anni. Qui, nel punto di riferimento del nuoto aussie, cresce passo dopo passo, fino a un 2019 che traccia un confine. Mondiali di Gwangju, in Corea del Sud. Il 21 luglio si toglie lo sfizio di conquistare l'oro nei 400 stile libero davanti a Katie Ledecky, reduce da tre titoli mondiali consecutivi. Sembrava che, con la statunitense in acqua, ci fosse spazio solo per i piazzamenti. Titmus dimostra che un altro nuoto è possibile: «Molti pensano che, con lei, si debba lottare per il secondo posto, che tutto questo sia terribile: ma non per me. Io non sarei così veloce se Katie non avesse spinto i limiti, gli standard sarebbero inferiori. Ledecky è comunque la più grande nuotatrice di tutti i tempi». Tre giorni dopo, un'altra gara emozionante. Sui 200 stile libero l'australiana sfida proprio Pellegrini, la sua musa ispiratrice. E arriva seconda, superata in rimonta nell'ultima vasca dall'azzurra che, poco prima di compiere 31 anni, si aggiudica il quarto oro mondiale sulla distanza, l'ultimo di una straordinaria carriera.

LEDECKY, LA GRANDE RIVALE

È una sorta di passaggio del testimone, perché Titmus diventa la donna da battere sulla media distanza nello stile libero. A Tokyo 2021 rinnova il confronto con Ledecky sui 400 e le infligge un'altra delusione, superandola ai 150 metri per non essere più raggiunta. Festeggia con apparente indifferenza, racconta come si concentri sulle gare con una sorta di meditazione personale e ascoltando musica (soprattutto Justin Bieber) per dare il massimo in vasca: «Ho questa grande capacità di concentrarmi e di essere mentalmente in sintonia con me stessa». Ben diversa è la gioia del suo tecnico, Dean Boxall, che in allenamento mette tutti contro tutti. Sugli spalti del Tokyo Aquatics Centre le telecamere lo immortalano in un balletto - immagini ovviamente definite subito "virali" -, invano tenuto a bada da una intimorita addetta alla sicurezza. Un oro che tiene compagnia a quello sui 200 metri (dove Pellegrini, all'ultima Olimpiade, si classifica ottava), mentre Ledecky si prende la rivincita sugli 800, lasciandosi dietro l'australiana.

NUMERO UNO ANCHE SUI 400

Alle vittorie Titmus affianca i record, per due volte stabilisce quello sui 400 metri. Il 23 luglio 2023 se lo riprende in 3'55"38 al Mondiale di Fukuoka in Giappone, strappandolo alla gi vanissima canadese Summer McIntosh e ritrovando la medaglia d'oro (ovviamente davanti a Ledecky) che non aveva potuto a difendere a Budapest nel 2022: aveva rinunciato per partecipare ai Giochi del Co monwealth. E la forza mentale di Titmus riemerge quando, un mese e mezzo dopo, una risonanza magnetica nella zona dell'anca - dove convive da anni con un infortunio doloroso - evidenzia una grande massa che preme sulla ovaia destra. È un doppio tumore. «È stato un momento terrificante per me - racconta Titmus -. Chiunque mi conosce sa che rinuncerei a qualsiasi cosa al mondo per diventare madre, è il mio sog o più grande. Sono momenti in cui pensi agli scenari peggiori, come perdere l'ovaia oppure avere implicazioni future che avrebbero impedito una gravidanza. Sono stata fortunata perché erano due tumori benigni».

Ariarne Titmus 

CAMBIO DI PROSPETTIVA

Per alcuni mesi è obbligata a mettere da parte il nuoto. Ma, quando torna in piscina, Titmus è sempre la formidabile atleta applaudita da tutti. I trials australiani sono stati l'antipasto a quanto accadrà a Parigi. Non solo rinnoverà l'eterno duello con Ledecky, ma dovrà battere la concorrenza interna di O'Callaghan, la saggezza in gara di Siobhan Haughey (atleta di Hong Kong) e la sfrontatezza della 17enne McIntosh. Lo farà con l'abituale capacità di concentrarsi su stessa e con una consapevolezza accresciuta dalla conoscenza del male: «Ho messo le cose in prospettiva, il tumore mi ha fatto capire che c’è così tanta vita oltre il nuoto. Ho capito che opportunità fenomenale è fare ciò che faccio e che opportunità è salire su un podio olimpico. Sono molto grata per il talento ricevuto e per la possibilità di andare alle Olimpiadi, sperando di vincere medaglie d’oro per il mio Paese. Il ritiro non è nei miei piani, ma dopo voglio prendermi una lunga pausa. Mi serve una sosta mentale dallo sport e imparare di più su me stessa, scoprendo le mie passioni al di fuori del nuoto». Ma, prima, Parigi.