3 minuti di lettura

Amber Glenn danza sul ghiaccio per i diritti di tutti

La statunitense Amber Glenn è la prima campionessa di pattinaggio che ha deciso di fare coming out: «Non voglio nascondere chi sono»

«Essere la prima campionessa femminile apertamente queer è incredibile. Quando ho fatto coming out ero terrorizzata. Avevo paura che avrebbe influenzato i miei punteggi, o qualcosa del genere. Ne è valsa la pena vedendo tutti quei giovani che si sentivano più a loro agio nel loro ambiente in pista, persone che pensano, "Oh, sono rappresentata da lei ed è una delle migliori pattinatrici, quindi non devo cercare di nascondermi". Solo perché sei quello che sei non significa che non puoi essere un atleta di punta». Sono le prime parole di Amber Glenn da campionessa statunitense di pattinaggio artistico, una specialità che, dietro la grazia dei movimenti, cela feroci pressioni e anni di duro lavoro. Un lavoro fatto di picchi e cadute, non solo fisiche ma anche psicologiche, che ti segnano nell'animo. È stato lungo il cammino di Amber, avviato il 28 ottobre 1999 quando nasce a Plano, nel Texas, dove il clima freddo è una eccezione e la neve ancor di più. Il feeling con il ghiaccio è immediato: inizia a pattinare quando ha 4 anni, impiega poco tempo a mettersi in evidenza come atleta da seguire con attenzione, nel 2014 conquista il primo titolo giovanile Usa a Boston. Ma dietro le sue vibranti esibizioni e il sorriso obbligato di chi pattina - per il pubblico e per i giudizi - c'è un mondo che la agita dentro.

Fare sport (e amicizia) da adulte: ecco le Maradonne!

IN CERCA DI UNA RISPOSTA

Da sempre Amber deve fare i conti con l'Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Quando si è piccoli significa disattenzione, iperattività e impulsività. Quando si cresce rende difficili la capacità di concentrazione e il controllo degli impulsi. Amber affronta problemi di depressione e di disturbi alimentari, cui si aggiungono anche gli interrogativi sulla sessualità. La risposta sono i trattamenti ospedalieri, ma è quella sbagliata. Ha bisogno di gente che la comprenda, che le sappia parlare, che la aiuti ad affrontare le domande che si pone ogni giorno. Una situazione che la spinge anche a fughe immotivate, come accade all'Autumn Classic International nel 2015. Il suo psichiatra le consiglia di fare un passo indietro dal pattinaggio, per ritrovare se stessa. Nel febbraio 2016 torna ad allenarsi vicino a Fort Worth, sempre in Texas. Decisivo è un compagno di squadra: Timothy LeDuc, il primo pattinatore artistico a dichiararsi non binario. Sul ghiaccio Amber ritrova la passione di un tempo, accettando con consapevolezza la propria identità sessuale. Nel 2019 fa coming out in una intervista al Dallas Voice in cui si dichiara «bisessuale/pansessuale», è la prima donna a esporsi così nel mondo del ghiaccio: «La paura di non essere accettata è una grande lotta per me. Essere percepite come "solo una fase" o "indecise" è una cosa comune per le donne bisessuali/pansessuali. Non voglio sbattere la mia sessualità in faccia alla gente, ma non voglio nemmeno nascondere chi sono». Una liberazione che, a settembre, l'aiuta a conquistare la prima medaglia senior, un bronzo allo U.S. International Figure Skating Classic di Salt Lake City.

LA STRADA VERSO IL TRIPLO AXEL

La nuova dimensione di Glenn è tale che anche una emergenza mondiale come la pandemia di Covid-19 diventa una opportunità. Si allena con continuità, cerca nuove strade per perfezionare il programma in pista, fatto di coreografie spettacolari supportate dalla musica di artisti contemporanei. Sfrutta la propria forza atletica per inserire il triplo axel, normale per gli uomini e eccezione per le donne. Ci si libra sul ghiaccio per effettuare tre giri e mezzo in volo e poi atterrare: una difficoltà enorme, soprattutto quando si tratta di riportare i pattini sul ghiaccio senza cadere o scivolare. Un errore e la gara è compromessa. Lo propone ai campionati statunitensi del 2021. Non riesce a restare in piedi al termine del triplo axel, ma si classifica comunque seconda. Una posizione che varrebbe la qualificazione all'Olimpiade di Pechino 2022, i tecnici le preferiscono però Karen Chen, giunta terza.

DALLA DELUSIONE AI SUCCESSI

La delusione è enorme, Amber reagisce come per il Covid, impegnandosi con rinnovata determinazione: «Sentivo che tutti si aspettavano che ce la facessi, e questo ha reso tutto ancora più devastante. È stata dura». Decide di lasciare la sua bolla texana, va a Colorado Springs. Nuova realtà, nuovi allenatori, nuovi compagni: «Avevo bisogno di crescere, non solo come pattinatrice, ma anche come persona. Ho vissuto nella stessa città, nello stesso posto, per tutta la vita». È una scelta che si rivela vincente. Nel 2023 contribuisce alla vittoria a Tokyo nel World Team Trophy, una competizione a squadre. A ottobre, nel Grand Prix di Dallas-Fort Worth, riesce finalmente a realizzare un perfetto triplo axel al 14° tentativo in gara: è la sesta statunitense a riuscirci, la quarta in una competizione internazionale. L'anno successivo è quello del primo titolo di campionessa statunitense cui, a dicembre, aggiunge quello nella finale del Grand Prix a Grenoble, dove mette dietro di sé cinque avversarie giapponesi: l'ultima statunitense a vincerla era stata Alissa Czisny nel 2010. Subito dopo, nel gennaio 2025, si conferma campionessa statunitense e si aggiudica di nuovo il World Team Trophy. La marcia verso Milano Cortina 2026 è cominciata con un successo a fine settembre, al Nebelhorn Trophy di Oberstdorf, in Germania, grazie al secondo posto nel programma breve e in quello libero che compongono il punteggio finale. Lo ha fatto nel suo stile, con un pattinaggio composto di grazia e potenza atletica, sulle canzoni di Madonna e Lady Gaga. Una energia che coinvolge tutti, a cominciare da chi, ogni giorno, deve confrontarsi con chi non comprenda che cosa sia una malattia mentale o una differente scelta sessuale. Glenn pattina anche, e soprattutto, per loro.