Alice Bellandi: quando il judo è lo specchio dell’anima
Alice Bellandi a Parigi ha vinto l’oro olimpico completando una rinascita cominciata tre anni fa dopo un lungo periodo di depressione e bulimia. Il bacio alla fidanzata Jasmine e le strumentalizzazioni politiche.
Quel bacio alla fidanzata Jasmine (Martin, anche lei judoka) ha avuto più spazio sui giornali dell’impresa che aveva appena compiuto: vincere la medaglia d’oro olimpica nel judo, categoria 78 chilogrammi. C’è stata anche una mezza strumentalizzazione politica, perché ad assistere alla scena c’era il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. «Ma io non lo sapevo. E, comunque, il punto è un altro: voi chi bacereste per condividere una gioia così grande?», domandava a tutti Alice Bellandi. Chi si ama, era la risposta implicita. Punto. La fatica di migliorare la società che ci circonda migliorando se stessi prima di tutto è tanta: comporta una verifica continua dei progressi compiuti e richiede di non lasciarsi prendere dallo sconforto quando le cose non vanno come vorremmo e come sarebbe auspicabile.
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I TALENTI DI ALICE
Alice ha almeno due talenti naturali. Quello per il judo è evidente, anche se fino a tre anni l’aveva dimostrato soprattutto nelle categorie giovanili. L’altro è la straordinaria forza caratteriale che le ha permesso, grazie anche all’aiuto di una preziosa mental coach, di allontanare i fantasmi della depressione e della bulimia. Stava male già prima dell’Olimpiade di Tokyo, ma non poteva fermarsi perché c’era un traguardo da raggiungere. Non ci riuscì, inevitabilmente, e in Giappone concluse soltanto al settimo posto nei pesi medi. Il buco nero nel quale sprofondò divenne sempre più profondo. «Toccare il fondo, ritrovarmi sola, mi ha dato il coraggio di dire basta e di chiedere aiuto». Ecco, è stato in quel momento che è cominciata la faticosa rinascita, la ricostruzione della donna Alice ancor prima dell’atleta Bellandi. L’una ha permesso all’altra di tornare a credere nelle proprie possibilità, di dimostrare al mondo le proprie qualità: nel 2022 vinse il bronzo al’Europeo di Sofia, nel 2023 un altro bronzo al Mondiale di Doha e quest’anno l’argento ad Abu Dhabi prima di salire sul gradino più alto del podio a Parigi, risultato che il movimento italiano aspettava da sedici anni.
LE LACRIME FELICI
Dal tatami non voleva più scendere, neppure quando è scoppiata in un pianto irrefrenabile: «Non mi interessava sembrare esagerata. Ho voluto vivere il momento appieno, lasciando che tutte le emozioni prendessero il sopravvento», ha raccontato. In un mondo che spesso considera le lacrime un’espressione di debolezza, Alice ha scelto di andare controcorrente e lo ha sottolineato ancora di più condividendo un post in cui Cesare Cremonini dice: «Le lacrime sono bandite dal linguaggio del nostro tempo. Le Olimpiadi sono quel disegno umano che se ne riappropria. I più forti piangono».
LA BANALITÀ DEGLI ODIATORI
Bellandi ha conosciuto la cattiveria degli odiatori seriali che infestano i social. Perché fa uno sport “da uomini” («Me lo dicono sempre…»), per il suo orientamento sessuale, per avere capito che la vera liberà è non ascoltare certi idioti: «Io sono convinta che non possiamo cambiare gli altri. Possiamo solo agire su noi stessi. Io sono una persona estremamente libera, libera di essere: se ti piaccio benissimo, se non ti piaccio mi dispiace per te. La mia vita non cambia. Io ho costruito la mia vita e sono felice».
VIVA IL JUDO, ABBASSO IL CALCIO
A dieci anni il Brescia propose ad Alice un provino, perché qualcuno aveva segnalato che la bambina aveva doti notevoli per il calcio. Non si presentò. Aveva già deciso di diventare judoka. «Il judo ti regala emozioni che sono tue per sempre, cose che costruisci, per cui lotti. Ti insegna a cadere e a rialzarti in tutti i sensi. È una grande arte che porta a tendere al perfezionismo. Io sono perfezionista e dunque è il modo migliore per esprimere me stessa e quello per esprimere la me bambina, irruente e vivace al punto da intimorire le maestre. Per me il judo è il riflesso di quello che sono nella vita. È lo specchio della mia anima».