Alessandra Boarelli, la prima donna a raggiungere la vetta del Monviso
L’anno prima il maltempo aveva impedito ad Alessandra Boarelli di compiere la missione. Ritentò con successo il 16 agosto 1864, tra lo stupore e i commenti maschilisti.
"Ora che è provato che perfin le donne raggiunsero quella punta culminante, che fino all'anno scorso si credette inaccessibile, chi sarà quel touriste che si perderà di coraggio all'atto della prova?". È una frase pubblicata il 25 agosto 1864 sul periodico “La sentinella delle Alpi” per raccontare, con evidenti toni maschilisti, l’impresa di Alessandra Boarelli, che nove giorni prima aveva raggiunto i 3.941 metri della vetta del Monviso. Il mondo alpinistico italiano, in realtà, non nascose lo stupore per il risultato ottenuto e ci fu chi prese pubblicamente le distanze dalle affermazioni denigratorie del giornale. Ma sappiamo bene che la maggior parte degli uomini non poteva vedere di buon occhio una donna che addirittura “si permetteva” di arrivare in cima a una montagna. Il suo posto non era lì, no? Era a casa, a occupare un ruolo ben preciso dettatole dal fatto di essere la moglie di Emilio-Giovanni Boarelli, uomo di nobile famiglia e sindaco di Verzuolo, paesino in provincia di Cuneo, e la madre di Isabella e Luisa. Sei anni dopo l’ascesa al Monviso nascerà Clemente-Maria.
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MALEDETTO MALTEMPO
Alessandra era figlia del torinese Felice Re. I genitori morirono quand’era ancora ragazza e a diciotto anni sposò Boarelli. Donna colta a cui piaceva sfidare convenzioni e pregiudizi, aveva tentato la scalata già l’anno prima, quando nessuno era ancora riuscito a salire in cima al Re di Pietra. Il cattivo tempo la fermò al lago delle Forciolline, dove sorge un bivacco a lei dedicato. Pochi giorni dopo, la sorte fu più benevola con Quintino Sella, che fu politico e ministro delle Finanze del Regno d’Italia, ma era anche molto appassionato di alpinismo, tanto da fondare - pochi mesi dopo - il Club Alpino Italiano.
CON LA DAMIGELLA
Ma Alessandra non si perdette d’animo. "Volevo essere la prima persona a salire sulla vetta del Monviso. Peccato. Sarò la prima donna a riuscirci". Fanno parte dell’equipaggio la quattordicenne damigella Filia di Casteldelfino, l’avvocato Meynardi e altri due appassionati. Prima di partire controllò nuovamente la lista delle vivande, degli abiti e degli accessori, che comprendeva “polli arrosto, una borraccia di orzata, un vestito con gonna morbida e nastro al fondo, un ampio cappotto foderato di pelliccia per la notte, un alpenstock e una boccetta di acqua di colonia”. La comitiva risalì il ripido Vallone delle Forciolline, trascorse una notte in malga (che nel Cuneese si chiama maita) e poi, attraverso la morena, il ghiaccio e le rocce, piantò la bandierina sulla vetta simbolo del Piemonte, là dove nasce il Po.
Scrisse “L’Opinione”, quotidiano di Torino: "Il giorno 16 del corrente agosto una comitiva composta dalla signora Alessandra Boarelli torinese, dalla damigella Filia di Casteldelfino e dall’avv. Meynardi compiva felicemente la salita del Monviso. Il tempo, dianzi piovoso, si rasserenò come per cortese riguardo al bel sesso, che coraggiosamente s’avventurava per quelle rocce", e pure qui salta fuori un pizzico di maschilismo. Alessandra, chiacchierando qualche tempo dopo con una giovane inglese, Lizzie Flower, non nascose l’immensa soddisfazione: "Essere arrivata lassù, dopo la sconfitta dell’anno precedente, fu un atto colmo di significati. Il sogno era divenuto realtà. Il Monviso è la montagna di tutta la mia vita".
NON SOLO ALESSANDRA
Alessandra Boarelli sapeva di non essere sola. Nella stessa epoca altre donne diventarono protagoniste nell’alpinismo: le francesi Henriette d’Angeville e Marie Paradis, la nobile e la popolana che vincono per prime il Monte Bianco, l’inglese Isabelle Straton, l’americana Meta Brevoort e Lucy Walker, che nel 1871 diventò la prima donna a raggiungere la vetta del Cervino e continuò la sua attività compiendo 98 ascensioni.
Linda Cottino, giornalista e scrittrice torinese sempre attenta alle storie e ai personaggi femminili, nel suo Nina devi tornare al Viso (Fusta Editore, 168 pagine, 15,90 euro), non si lancia in ragionamenti su come avrebbe potuto nascere e crescere il Club Alpino dopo una pennellata rosa.
Sceglie invece di raccontare la signora piemontese e il suo tempo. Parla di montagna e alpinismo, ovviamente. Ma dedica pagine al dolore della giovane Alessandra per la morte prematura dei genitori, al matrimonio a diciott’anni con il trentacinquenne Emilio Boarelli, alla gioia per la nascita dei figli Isabella, Luisa e Clemente.
Portano il lettore in un’ambiente ben diverso dal Monviso le lettere (rigorosamente in francese) di Alessandra alle amiche, i menu dei pranzi e delle cene in casa Boarelli. C’è anche un omaggio a Verzuolo, “il paese che non ti aspetti”, una cittadina rurale che in quegli anni vede nascere otto filande e la Cartiera Burgo, anche oggi tra le più importanti d’Italia. A permettere questo sviluppo industriale è l’acqua del torrente Varaita, che scende (guarda un po’) dal Monviso.
L’alpinismo in rosa
Linda Cottino, che ha diretto a lungo il mensile Alp, sa di storia dell’alpinismo. E il suo capitolo dedicato alle donne che, negli stessi anni di Alessandra, percorrono vette, pareti e ghiacciai contiene una serie di interessanti ritratti.
Fanno parte dell’elenco Henriette d’Angeville e Marie Paradis, la nobile e la popolana che vincono per prime il Monte Bianco, l’inglese Isabelle Straton che si trasferisce a Chamonix dove sposa la guida alpina Jean Charlet, l’americana Meta Brevoort “zia e mentore di quel monumento dell’alpinismo che sarebbe stato William Brevoort Coolidge”.
Il riferimento fondamentale del libro è però Lucy Walker, che nel 1871 diventa la prima donna a calcare la vetta del Cervino, e continua la sua attività compiendo 98 ascensioni insieme alla fortissima guida svizzera Melchior Anderegg.