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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

"Fate più figli, ma d'estate arrangiatevi": il paradosso delle lunghe vacanze italiane e dei centri estivi di lusso

centro estivo
centro estivo  (getty images)

Tre mesi di vacanze, genitori che lavorano, centri estivi carissimi. Il calendario scolastico più lungo d'Europa diventa un problema sociale. E a pagare sono sempre le donne.

di Giulia Cimpanelli

I prezzi medi dei centri estivi privati sono in calo del 7% secondo l’Osservatorio nazionale di Federconsumatori, ma questo dato non rincuora genitori e famiglie. Il costo medio settimanale per un centro estivo privato a tempo pieno è di 176 euro, con picchi di quasi 350 euro a settimana per quelli d’inglese o sportivi, soprattutto in grandi città come Milano. Per il pubblico, il prezzo medio è di 79 euro per la mezza giornata e 99 euro per il tempo pieno (considerando la fascia di reddito più alta).

La scuola resta aperta d'estate: tanto divertimento contro la dispersione

Numeri che raccontano solo una parte della storia. Perché dietro le percentuali si nascondono drammi quotidiani di madri che chiedono prestiti per mandare i figli al centro estivo, di famiglie che si organizzano a turno per badare ai bambini, di donne che rinunciano al lavoro. 

Il paradosso italiano: tre mesi di vacanze in un paese che non sa gestirle

"Il nostro Paese ha le vacanze scolastiche più prolungate di tutta Europa e questo mette in fortissima difficoltà le famiglie che non possono permettersi tre mesi di vacanze per i loro figli", ha già denunciato più volte il pedagogista Daniele Novara. Un allarme che oggi si trasforma in emergenza sociale, con migliaia di famiglie alle prese con il "risiko" dei centri estivi.

A Milano, per la scuola primaria, sono state inoltrate più di 15mila domande solo per il periodo dall'11 al 20 giugno. Al 29 aprile i posti assegnati erano circa 10.600, con più di 4.400 famiglie in lista d'attesa. Dopo gli aggiornamenti di maggio, sono ancora 2.201 le famiglie che aspettano. Un numero che fotografa perfettamente il problema: strutture insufficienti, domanda alle stelle, famiglie allo sbando.

La petizione che ha raggiunto 80mila firme

Non è un caso se la petizione promossa da Mamma di merda insieme a WeWorld per ripensare il calendario scolastico abbia già raccolto 80mila firme e sia stata presentata in Senato. L'iniziativa, nata durante la pandemia, propone una soluzione apparentemente semplice ma rivoluzionaria: "Chiediamo che vengano redistribuiti i giorni di frequenza, dando un po' di pause durante l'anno, allungando fino a tutto giugno e ricominciando a inizio settembre. I restanti due mesi, luglio e agosto, le scuole dovrebbero restare aperte e il terzo settore dovrebbe erogare attività con prezzi calmierati per chi non può permettersi di andare in vacanza per due mesi", spiega Francesca Fiore, fondatrice di Mamma di merda.

Centro estivo
Centro estivo  (getty images)

Una proposta che non è solo organizzativa, ma sociale: "La società è cambiata, perché non si può cambiare lo stato di fatto? L'angelo del focolare non c'è più, le donne lavorano", aggiunge. Gli impatti sarebbero positivi su più fronti: sui bambini, che non si fermerebbero tre mesi con perdita di competenze; sulle famiglie, che non dovrebbero più chiedere ferie disgiunte o prestiti; sulla riduzione delle disuguaglianze sociali, perché "un bambino che può fare esperienze riparte con un bagaglio diverso", commenta Fiore.

Il caro-centri che divide l'Italia

Nel frattempo, le famiglie si arrangiano come possono. In Lombardia, per esempio, a Brescia, per una famiglia con reddito Isee di 20mila euro, il costo è di 66,5 euro a settimana, 61,6 euro a Lecco, ma si arriva a 102,6 euro a Milano e 130 euro fissi a Bergamo. Per i non residenti le tariffe schizzano: 135 euro a Brescia, 130 a Como.

"Se seguiamo le logiche di mercato per i centri estivi siamo rovinati - denuncia Francesca Fiore -. I centri estivi comunali non sono spalmati in tutta Italia, ci sono click day con genitori che stanno svegli la notte per aggiudicarsi un posto, cose assurde in un paese civile che dice di voler più nascite: se fai un figlio, poi lo devi anche crescere".

Le alternative? Gli oratori, "offerta più economica, massimo 80 euro a settimana, ma solitamente gli animatori sono ragazzini volontari non formati, è un po' un parcheggio". Le baby sitter, quando ce le si può permettere. I nonni, "ma non sono distribuiti equamente e comunque non sono degli educatori", commenta l’esperta. Il risultato è che, racconta Fiore, "ci arrivano testimonianze di esperienze di comunità di padri o madri che si organizzano a turno anche con le ferie".

La beffa dell'assegno unico

C'è poi un paradosso tutto italiano: l'assegno unico, pensato per aiutare le famiglie numerose, finisce per penalizzarle. Viene considerato nel reddito, per cui influisce sul calcolo dell'Isee. Chi ha più figli, e percepisce quindi un assegno unico maggiore, rientra in fasce Isee più alte e ha meno agevolazioni. Il risultato è una nuova forma di disuguaglianza educativa, in cui chi ha più risorse può offrire ai propri figli esperienze stimolanti, mentre altri restano esclusi e si accontentano del modello posteggio. E come sempre, il prezzo più alto lo pagano le donne. 

"Le strutture scolastiche – aggiunge Fiore - dovrebbero rimanere aperte tutto l'anno, anche ad agosto, con una diffusione capillare. Basterebbe reperire personale adeguato e chi può farlo se non la scuola? La questione non è solo economica, ma culturale. Il cambiamento del tempo a scuola dovrebbe dipendere dalle esigenze di apprendimento e riposo dei bambini, non dai bisogni di una società che è organizzata in modo sempre meno fisiologico nei confronti dei piccoli".

Servirebbe però un investimento massiccio: le nostre scuole d'estate diventano invivibili per il caldo, e non è solo questione di condizionatori. Bisognerebbe intervenire sugli edifici scolastici, la metà dei quali non sono nemmeno a norma.

In Senato, intanto, le risposte sono state "interlocutorie: hanno preso atto, bisognerebbe aprire dei tavoli", spiega Fiore. Ma il tempo stringe, e ogni estate che passa è un'estate di famiglie in difficoltà, di donne che rinunciano al lavoro, di bambini parcheggiati dove capita. La soluzione esiste, ha 80mila firme e aspetta solo di essere messa in pratica.