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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Centro Re.Te: una risposta al ritiro sociale digitale dei giovani

Bambina con smartphone
Bambina con smartphone  (getty images)

A Milano nasce una nuova speranza per le nuove generazioni: il Centro Re.Te. di Fondazione Carolina. Una struttura che rappresenta molto più di un semplice centro terapeutico, una casa del benessere dedicata al recupero di quei ragazzi che, paradossalmente, nell'era dell'iperconnessione si sono ritrovati più soli che mai.

di Giulia Cimpanelli

I numeri parlano chiaro e disegnano un quadro preoccupante della condizione giovanile contemporanea. Tra gli 11 e i 19 anni, preadolescenti e giovani trascorrono due anni interi sul web, dalle 8 alle 10 ore quotidiane davanti agli schermi. "Milioni di ragazzi sempre più connessi, ma al contempo sempre più soli”, osserva, evidenziando la contraddizione di fondo della nostra epoca digitale, Ivano Zoppi, segretario generale di Fondazione Carolina, organizzazione che si occupa di prevenzione e formazione per contrastare il cyberbullismo e il disagio giovanile. 

Come combattere contro bullismo e cyberbullismo con la psicologa Annalisa Battisti

Il fenomeno del ritiro sociale assume oggi dimensioni preoccupanti, alimentato da un ecosistema digitale che promette connessione ma spesso genera isolamento. L'88% dei giovani utilizza lo smartphone almeno una volta al giorno, il 100% dei tredicenni possiede un dispositivo in uso esclusivo, eppure questa connessione permanente non si traduce in relazioni autentiche o benessere emotivo.

I nuovi malesseri della generazione digitale

Il cyberbullismo rappresenta solo la punta dell'iceberg di un disagio più profondo che attraversa le vite dei giovani. Alienazione, omologazione, polarizzazione e dipendenze si intrecciano con disturbi più tradizionali come ansia, depressione e, appunto, il ritiro sociale – fenomeni che Fondazione Carolina studia e gestisce attraverso il suo Pronto intervento cyber. "Quando si parla di emozioni, non c'è nulla di virtuale - sottolinea Zoppi -. Poco importa se nel mondo digitale o in quello fisico, le fragilità delle ragazze e dei ragazzi meritano di essere accolte, ascoltate e risolte con il supporto di esperti e l'aiuto di educatori professionisti".

I fenomeni emergenti dipingono un quadro complesso: il vamping – ovvero passare la notte collegati agli schermi – genera dipendenza e compromette i ritmi biologici; il sexting espone i giovani a rischi di adescamento e revenge porn; le maratone di live streaming su piattaforme come Twitch creano modelli comportamentali discutibili, spesso accompagnati dall'abuso di nicotina tramite sigarette elettroniche o bevande energetiche.

L'assenza educativa degli adulti

Alla radice di questi fenomeni si colloca quella che Zoppi definisce "una colpevole assenza educativa, figlia della scarsa percezione sul ruolo di social e chat nella vita reale dei nostri figli". Il dato è emblematico: oltre il 50% dei genitori sa poco o nulla su fenomeni come sexting, vamping e grooming, mentre il 40% degli adolescenti ha ricevuto il primo smartphone prima dei 10 anni.

Questa disconnessione generazionale crea un vuoto educativo in cui i giovani navigano senza bussola, "senza il necessario accompagnamento di un adulto, senza limiti o regole condivise", esposti ai rischi di una navigazione inconsapevole e distorta.

Il Centro Re.Te. come modello di intervento

La risposta di Fondazione Carolina si concretizza nel Centro Re.Te., struttura polifunzionale dove "sport, arte, dialogo e incontro abitano insieme" in un ambiente studiato per non far sentire i giovani dei pazienti, ma persone al centro di un percorso di crescita personalizzato.

L'approccio multidisciplinare del centro, che si avvale di esperti in ambito psicologico, clinico, giuridico e comunicativo, mira non solo a intervenire sui disturbi già manifesti, ma anche ad agire sui sintomi prima che il disagio possa sfociare in patologia. Nella fase di avvio, il centro ha già gestito 35 casi di giovani in situazione di fragilità, attingendo dall'esperienza del Rescue Team che negli ultimi due anni scolastici ha seguito 278 casi su tutto il territorio nazionale.

Ritiro sociale giovanile
Ritiro sociale giovanile  (getty images)

L'importanza dell'ascolto

L'elemento chiave emerso dall'esperienza sul campo è l'ascolto – non come semplice strumento terapeutico, ma come "accoglienza, comprensione, coinvolgimento, relazione ed emozione". Un ascolto che costituisce il presupposto fondamentale per costruire rispetto, empatia, resilienza e fiducia. "Ogni anno incontriamo 90mila ragazze e ragazzi in tutta Italia - racconta Zoppi -, giovani e giovanissimi che sanno più e meglio di noi adulti cosa sia il cyberbullismo, perché lo vivono quotidianamente". Questa consapevolezza diretta diventa risorsa preziosa per individuare nuovi modelli di intervento e per garantire supporto tanto alle vittime quanto agli autori di condotte negative.

Una casa per il futuro

Il Centro Re.Te. rappresenta così un nuovo punto di riferimento per Milano e non solo, un luogo dove le giovani generazioni possono "ritrovare la bellezza del presente, di quelle relazioni autentiche e sensazioni positive sulle quali costruire un futuro significativo", aggiunge l’esperto. ll Centro è la prima casa per il benessere digitale. Uno spazio polifunzionale, innovativo e accogliente sul disagio giovanile, pensato per il recupero terapeutico sia delle vittime sia degli autori, anche attraverso terapie di gruppo, laboratori e attività esterne. "Perché, prima di puntare il dito contro i ragazzi, dobbiamo stabilite con loro una connessione fatta di ascolto, cura e affetto. Valori che, almeno per il momento, nessun programma consente di scaricare", conclude Zoppi.  

In un'epoca in cui il ritiro sociale rischia di diventare la norma piuttosto che l'eccezione, iniziative come questa offrono una prospettiva concreta per riconnettere i giovani con se stessi e con gli altri, valorizzando le loro abilità e allenando quei valori che, nonostante tutto, continuano a conservare dentro di sé. La sfida è complessa ma non impossibile: trasformare la connessione digitale da trappola in opportunità, dall'isolamento virtuale all'incontro reale, dalla fragilità alla resilienza.