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Spiegare la morte a bambini e bambine: film e parole che educano alla vita

Niente eufemismi, la morte ai bambini va spiegata per quello che è: la conclusione della vita. Ed è naturale. 
I consigli per affrontare la questione con i piccoli secondo Unicef, pedagogisti e perchè no, Disney

Tutti i bambini a un certo punto devono fare i conti con il concetto di morte e di perdita: potrebbe essere un familiare, l'animale domestico, perfino un amico. Oppure potrebbero scoprirla attraverso prodotti media: uno studio per esempio ha stabilito che i lungometraggi Disney sono uno dei metodi migliori per affrontare il tema della morte con bambine e bambini. Infatti è altamente improbabile che ci si dimentichi della morte della mamma di Bambi oppure della, più recente, nonna del film Coco. Ma andiamo con ordine, come sempre.

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Potrebbe essere un cartone animato oppure la vita vera: bambine e bambini incroceranno sempre, prima o poi, il tema della morte senza avere ancora gli strumenti per capirla fino in fondo. Allora è compito degli adulti provare a parlare con i piccoli di questi sentimenti strani e profondi, spesso dolorosi e di preoccupazione che accompagnano il senso di perdita. Parenti, amici, animali domestici, protagonisti di cartoni e film: si tratta di offrire ai bambini il supporto di cui hanno bisogno anche per comprendere la naturalità della morte. Quindi la vita.

parlare di morte attraverso i cartoni animati: lo studio sui film per bambini

La prima esperienza di lutto di un bambino può essere un momento di confusione e paura, per certi versi è meglio che il tema venga affrontato quando riguarda un personaggio immaginario (per quanto bambine e bambini possano affezionarsi profondamente anche ai personaggi immaginari). Uno studio della University of Buffalo e pubblicato sul Journal of Death and Dying ha dimostrato che la maggior parte dei film per bambini mette in scena la morte (su 57 film Disney e Pixar analizzati ci sono 71 morti) e allora potrebbero essere lo strumento migliore per aiutarli a prepararsi alla perdita e a confrontarsi in modo sano con il dolore.

Infatti, in quasi tutti i film Disney o Pixar un personaggio amato muore ed è sempre straziante. Guardare queste scene, all'inizio sconvolgenti, è in realtà un punto di partenza importante per iniziare delle conversazioni sulla morte adatte all'infanzia. Lo studio ha scoperto che le scene in cui Mufasa viene gettato dalla rupe o quello in cui la madre di Nemo viene mangiata da un barracuda, offrono agli adulti occasioni preziose per discutere con i propri figli del fatto che tutti, prima o poi, muoiono. E le reazioni di dolore degli altri personaggi di fronte alle morti mette in chiaro che la morte non è reversibile, nemmeno nel contesto immaginario del film: questo aiuta i bambini a capire che significa morire e ad esplorare la loro risposta emotiva alla morte.

Unicef: "niente eufemismi, solo comprensione"

Unicef precisa che la reazione di un bambino alla morte di una persona cara varia a seconda della sua età e delle esperienze precedenti. I bambini piccoli (di età inferiore ai 5 anni) spesso non capiscono che la morte è permanente e potrebbero chiedere se la persona che è morta tornerà. Potrebbero mostrare altri comportamenti "nuovi" come aggrapparsi al loro caregiver o adottare comportamenti regressivi (come bagnare il letto). 

I bambini più grandi (tra i 6 e gli 11 anni) iniziano a capire che la morte è per sempre (anche se alcuni bambini di 6 anni faranno ancora fatica con questo concetto) e potrebbero preoccuparsi che altre persone che amano possano morire e fare più domande per capire cosa è successo, mostrando il loro dolore attraverso la rabbia.

Gli adolescenti e i giovani adolescenti a partire dai 12 anni circa capiscono che la morte è irreversibile e capita a tutti, compresi loro. Ma le loro reazioni variano a seconda delle esperienze personali, delle capacità intellettive ed emotive, o dell'esempio che hanno da parte degli adulti. Possono però includere apatia, rabbia, estrema tristezza e scarsa concentrazione. Secondo Unicef non esiste un modo "corretto" per elaborare il lutto ma è importante non nascondere la verità: è naturale voler proteggere i sentimenti dei bambini ma è meglio essere onesti.

i consigli di unicef per parlare della morte con i piccoli

Trovare un posto sicuro e tranquillo e, si tratta di un bambino piccolo, potrebbe aver bisogno di tenere tra le mani il suo giocattolo preferito. Parlare lentamente e fare spesso delle pause per dare loro il tempo di capire: occorre essere empatici e onesti ma anche chiari con i bambini piccoli, non usare eufemismi. Per esempio dire cose come "abbiamo perso qualcuno" confonderà il bambino perché non capirà cosa significa perdere. È più utile che gli adulti dicano con calore e tenerezza: 'Ho una cosa molto triste da dirti" e poi andare dritti al sodo, spiegando che il corpo di quella persona a cui si vuol ha smesso di funzionare e non la rivedremo più. Dare ovviamente ai bambini il tempo di assorbire queste informazioni significa accettare che i piccoli potrebbero reagire fingendo di non ascoltare o che pongano le stesse domande più e più volte, anche nei giorni e nelle settimane successive.

Sembra che alcuni bambini possano produrre pensieri "magici" e bisogna fare attenzione: alcuni bambini potrebbero preoccuparsi di aver detto o fatto qualcosa che ha causato la morte, sentirsi in colpa e sentirsi responsabili.

Inoltre è fondamentale anche per gli adulti concedersi il tempo di soffrire: va bene mostrarsi tristi di fronte ai bambini, sebbene preparandosi in modo da non allarmarli. Anzi serve a normalizzare i sentimenti di dolore e tristezza e il poterli esprimere davanti agli altri. Infine, per proteggere la salute mentale dei piccoli, è bene continuare a fornirgli cure amorevoli e costanti, proseguire con le normali routine della vita, se mostrano un comportamento provocatorio e/o regressivo, capire che si tratta del loro modo di dimostrare ciò che non riescono a verbalizzare e non vanno quindi puniti. 

educare alla morte: la pedagogista specializzata in Death Education

Come vivono i bambini il tema della morte? “La percezione della morte cambia notevolmente in base all’età” afferma Giovanna Giacomini, pedagogista, formatrice, e ideatrice di Scuole Felici, specializzata in Death Education con un master in Consapevolezza del Vivere e Morire. “I bambini dai 0 ai 6 anni non comprendono il concetto di morte perché è astratto e, proprio da un punto di vista cognitivo, non hanno ancora sviluppato la capacità di astrazione, sono molto concreti. Vivono il qui e ora. È fondamentale non caricarli di aspettative irrealistiche, come dire che chi non c'è più stia semplicemente dormendo o sia andato in un altro posto. Questo può portare i bambini a pensare che ci sarà un ritorno o che qualcosa cambierà. Inoltre, i piccoli non hanno una chiara percezione del tempo e possono interpretare la morte come qualcosa che succede ora, senza comprendere che è definitiva. Potrebbero chiedere quando quella persona o quell'animale torneranno a casa, e questo è normale. È cruciale spiegare e ricordare loro che la morte fisica è un concetto permanente, sebbene difficile da assimilare in questa età”.

È chiaro che se il bambino non ha mai avuto nessuna esperienza con la morte, di un animale domestico o una persona cara, può considerarla un fenomeno poco tangibile. “In questa fase, le emozioni degli adulti possono influenzare notevolmente le loro paure e preoccupazioni. I bambini potrebbero sviluppare paure legate alla perdita dei genitori o della loro stessa vita. È importante che gli adulti affrontino la morte come un processo naturale con stadi ed evoluzione, evitando di trasmettere ansie irrazionali” spiega la pedagogista. I preadolescenti e gli adolescenti comprendono la morte come parte inevitabile della vita, sono consapevoli che prima o dopo accadrà. Durante questo periodo possono porre domande complesse e confrontarsi gli uni con gli altri su questo tema. Ben vengano queste discussioni tra pari e con la famiglia, è giusto che ci siano.

"morte" non è una parolaccia ma una fase della vita

Educare alla morte allora è fondamentale. “L’educazione alla morte, o Death Education, è molto diffusa ad esempio nel nord Europa dove rientra a pieno titolo nella più ampia educazione alla vita. Nel nostro Paese è considerato tetro, tendiamo a tenere separati il mondo dei bambini e il tema della morte. Riuscire invece a pensare all’educazione alla morte nella sua accezione più ampia, quella dell’educazione alla vita, può facilitarne la comprensione. Parlare di cicli naturali come le stagioni o la trasformazione degli insetti aiuta i bambini a vedere la morte come una parte del cambiamento, piuttosto che come qualcosa di spaventoso. È importante anche utilizzare la parola “morte” che di per sé non ha un’eccezione negativa, non è una parola brutta, sono le connotazioni che le attribuiamo a fare la differenza.