A scuola senza zaino: il modello (italiano) nato nel pubblico che alleggerisce cartelle e lezioni
Niente zaino pesantissimo, aule laboratorio e didattica sperimentale: in Italia esiste un modello di scuola "alternativo" che comprende oltre 300 istituti
La prima cosa che si nota è l’assenza dello zaino, oggetto per eccellenza simbolo della pesantezza, ma la Rete di scuole "Senza Zaino" propone un modello di scuola diverso da quello tradizionale su molti livelli.
Come gestire il rientro a scuola dei bambini alle elementari (senza drammi)
Il progetto nasce dal Movimento "Senza zaino per una scuola comunità" che a sua volta ha due direzioni, come si legge sul sito: da una parte l’Associazione Senza Zaino APS avviata nel 2012 e dall’altra la Rete di Scuole Senza Zaino, costituita nel 2002, alla quale aderiscono scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado.
una scuola in cui si impara "facendo" e collaborando
I due organismi nati da un unico gruppo promotore, pur con compiti diversi, interagiscono costantemente e operano in stretta sinergia con l’obiettivo comune di promuovere il Modello di scuola Senza Zaino nell’ambito della scuola pubblica, a partire da esperienze sviluppate in piccole comunità scolastiche e poi diffuse attraverso una rete nazionale.
Si può descrivere come un modello fondato su tre parole chiave, cioè responsabilità, comunità e ospitalità, che si traduce in un modo concreto di organizzare aule, materiali, tempi e relazioni.
Nella pratica "senza zaino" significa che gran parte del materiale resta a scuola e che bambine e bambini portano con sé solo una cartellina leggera per i compiti a casa, mentre libri, strumenti didattici, materiali tattili e digitali vengono custoditi e usati negli spazi scolastici. È in pratica il contrario della cartella a guscio di tartaruga, quella che alle otto del mattino fa sembrare un bambino di sette anni un escursionista del Gran Paradiso.
"senza zaino" e pure senza didattica frontale e passiva
Ma la vera differenza come dicevamo è dentro l’aula: il modello punta a superare la scuola celle e campanelle, fatta di banchi in fila, cattedra frontale e lezione trasmissiva. L’aula diventa un ambiente più flessibile in cui gli spazi sono pensati per lavorare in gruppo, per accogliere momenti individuali, strumenti condivisi e zone di confronto. L’obiettivo è costruire una scuola che sia anche comunità dove i bambini non sono solo destinatari della lezione, ma partecipano alla gestione del proprio apprendimento.
Oggi la Rete nazionale Scuole Senza Zaino è attiva da oltre vent’anni e comprende scuole pubbliche e paritarie, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, negli ultimi anni si è estesa anche ai nidi 0-3 e ai poli 0-6. La banca dati ufficiale della rete indica 357 scuole aderenti.
Il cuore pedagogico si chiama Approccio Globale al Curricolo: vuol dire che l’apprendimento non dipende solo dal programma, ma anche da come sono organizzati gli spazi, da come si lavora, da quali strumenti si usano, da quanto i bambini e le bambine vengono messi nelle condizioni di fare, scegliere, collaborare e assumersi piccole responsabilità nella vita di tutti i giorni.
Per una famiglia cambia moltissimo, cambia che la classe non è pensata soltanto come luogo in cui ascoltare, ma come ambiente in cui imparare facendo. Bambine e bambini devono prendersi cura del materiale comune, rispettare i tempi del gruppo, organizzarsi e collaborare tra loro. Cambia anche il ruolo dell’insegnante, che non scompare ovviamente ma diventa più una sorta di regista del lavoro che unico centro della scena a cui guardare in silenzio.