Viva le zie e gli zii (anche non di sangue): ascoltano senza giudicare, danno l'esempio senza parlare
Non c'è un'età in cui si smette di cercare lo sguardo delle zie, degli zii: adulti di riferimento alternativi ai genitori che con la loro complicità insegnano molto di più che con le parole
Sì, ci vuole un villaggio per crescere un bambino (o una bambina). L'abbiamo detto tante volte. E spesso, questo villaggio emotivo e sociale è composto dagli zii e dalle zie, anche quando non sono biologici.
"Diventare adulti significa riconoscere la fallibilità dei genitori": ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta Valeria Locati
Nella psicologia dello sviluppo e nella sociologia contemporanea è ormai appurato che bambine e bambini crescono meglio quando possono contare su più adulti affidabili. Non solo i genitori quindi, ma il circondario composto da amici di famiglia, parenti e perfino genitori di amici e amiche che, alla lunga, diventano un po' anche genitori di tutti.
Per crescere un bambino serve davvero un “villaggio”
La ricerca usa un termine preciso per descriverli: supportive non-parental adult oppure natural mentors. Cioè "mentori spontanei" che non sono genitori, ma figure stabili che offrono guida, ascolto, sostegno, insegnamenti e modalità alternative. Negli ultimi vent’anni la letteratura scientifica è diventata sempre più coerente, quando si parla di crescita collettiva di bambini e bambine: avere almeno un adulto di riferimento oltre ai genitori è uno dei fattori protettivi più forti nello sviluppo psicologico e sociale. Vediamo che significa.
Una vasta meta-analisi di studi sul natural mentoring ha rilevato che la presenza di un adulto di riferimento alternativo è associata a esiti positivi nello sviluppo dei giovani sia da una prospettiva sociale che psicologica. Il bambino, la bambina, sarà un adolescente psicologicamente più stabile, con migliori competenze sociali e minori comportamenti problematici. Altri studi longitudinali mostrano che gli adolescenti hanno migliori risultati scolastici e maggiore adattamento emotivo.
In sociologia, ricerche sulle reti sociali familiari indicano che l’ampiezza e la qualità della rete di adulti intorno a un bambino sono correlate con traiettorie educative più stabili. Non si tratta quindi di un’idea romantica della famiglia allargata, ma di fattori misurabili, a cominciare dai benefici concreti su salute mentale, scuola, regolazione emotiva e autostima
Gli adolescenti che crescono insieme a figure adulte alternative ai genitori mostrano minori livelli di ansia e depressione nel tempo e pare che la semplice percezione di avere un adulto dalla propria parte (cosa che spesso zie e zii fanno) riduce l’impatto dello stress.
Gli zii e le zie funzionano proprio perché non sono genitori
La chiave del successo è nella posizione intermedia di questi adulti: è vero che i genitori amano, educano e proteggono (dovrebbero) ma è pure vero che fanno queste cose con modalità autoritarie e gerarchiche. La relazione tra genitori e figli, per quanto possano essere "amici" è inevitabilmente verticale e di conflitto.
Una zia, uno zio o un altro adulto presente e di riferimento occupa uno spazio diverso e più orizzontale. Zii e zie possono ascoltare senza dover per forza sanzionare, e si percepisce già nell'ascolto: attivo ma non teso. Possono consigliare senza imporre e sostenere le parti del ragazzo o della ragazza davanti ai genitori per stemperare i conflitti, attenuando il senso di solitudine.
Tanto è vero che il ruolo di zii e zie, ripetiamo anche non "di sangue", sembra essere cruciale nell'attraversamento di momenti distinti da stress familiare: separazioni violente, difficoltà o traumi. In circostanze complesse la presenza di almeno un adulto di riferimento alternativo ai genitori è uno dei principali fattori di resistenza e stabilità. Anche in presenza di eventi negativi, i bambini e le bambine con una figura adulta di supporto mostrano migliori capacità di adattamento e minori conseguenze psicologiche a lungo termine.
Dalla famiglia allargata alle reti di supporto: cosa stiamo perdendo oggi
Le ricerche sulle reti familiari estese parlano esplicitamente di parenti come zie e zii tra le figure di natural mentoring. Sono persone che svolgono spesso le funzioni di confidente, di mediatore/trice nei conflitti familiari e di esempi alternativi di essere adulti. Molti adulti infatti quando ricordano chi li ha aiutati nei momenti decisivi della loro crescita non citano un genitore. Spesso nominano insegnanti, nonni e nonne e ovviamente zie e zii. E c'è una ragione evolutiva: l'essere umano non si è sviluppato in nuclei familiari isolati, ma in gruppi cooperativi. Prima che venisse inventata la famiglia nucleare esisteva il cooperative breeding e in alcuni contesti esiste ancora: la crescita dei piccoli è storicamente un compito condiviso.
Oggi, soprattutto nelle società urbane occidentali, le famiglie sono più piccole e spesso più sole. La riduzione della rete di adulti attorno ai bambini e alle bambine è, intanto, una trasformazione culturale che li penalizza nella crescita e nell'esperienza. Ma è anche una perdita strutturale di protezione sociale ed emotiva.