Viva le zie e gli zii (anche non di sangue): ascoltano senza giudicare, danno l'esempio senza parlare
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Sì, ci vuole un villaggio per crescere un bambino (o una bambina). L'abbiamo detto tante volte. E spesso, questo villaggio emotivo e sociale è composto dagli zii e dalle zie, anche quando non sono biologici.
Nella psicologia dello sviluppo e nella sociologia contemporanea è ormai appurato che bambine e bambini crescono meglio quando possono contare su più adulti affidabili. Non solo i genitori quindi, ma il circondario composto da amici di famiglia, parenti e perfino genitori di amici e amiche che, alla lunga, diventano un po' anche genitori di tutti.
Per crescere un bambino serve davvero un “villaggio”
La ricerca usa un termine preciso per descriverli: supportive non-parental adult oppure natural mentors. Cioè "mentori spontanei" che non sono genitori, ma figure stabili che offrono guida, ascolto, sostegno, insegnamenti e modalità alternative. Negli ultimi vent’anni la letteratura scientifica è diventata sempre più coerente, quando si parla di crescita collettiva di bambini e bambine: avere almeno un adulto di riferimento oltre ai genitori è uno dei fattori protettivi più forti nello sviluppo psicologico e sociale. Vediamo che significa.
Una vasta meta-analisi di studi sul natural mentoring ha rilevato che la presenza di un adulto di riferimento alternativo è associata a esiti positivi nello sviluppo dei giovani sia da una prospettiva sociale che psicologica. Il bambino, la bambina, sarà un adolescente psicologicamente più stabile, con migliori competenze sociali e minori comportamenti problematici. Altri studi longitudinali mostrano che gli adolescenti hanno migliori risultati scolastici e maggiore adattamento emotivo.
In sociologia, ricerche sulle reti sociali familiari indicano che l’ampiezza e la qualità della rete di adulti intorno a un bambino sono correlate con traiettorie educative più stabili. Non si tratta quindi di un’idea romantica della famiglia allargata, ma di fattori misurabili, a cominciare dai benefici concreti su salute mentale, scuola, regolazione emotiva e autostima
Gli adolescenti che crescono insieme a figure adulte alternative ai genitori mostrano minori livelli di ansia e depressione nel tempo e pare che la semplice percezione di avere un adulto dalla propria parte (cosa che spesso zie e zii fanno) riduce l’impatto dello stress.
Gli zii e le zie funzionano proprio perché non sono genitori
La chiave del successo è nella posizione intermedia di questi adulti: è vero che i genitori amano, educano e proteggono (dovrebbero) ma è pure vero che fanno queste cose con modalità autoritarie e gerarchiche. La relazione tra genitori e figli, per quanto possano essere "amici" è inevitabilmente verticale e di conflitto.
Una zia, uno zio o un altro adulto presente e di riferimento occupa uno spazio diverso e più orizzontale. Zii e zie possono ascoltare senza dover per forza sanzionare, e si percepisce già nell'ascolto: attivo ma non teso. Possono consigliare senza imporre e sostenere le parti del ragazzo o della ragazza davanti ai genitori per stemperare i conflitti, attenuando il senso di solitudine.
Tanto è vero che il ruolo di zii e zie, ripetiamo anche non "di sangue", sembra essere cruciale nell'attraversamento di momenti distinti da stress familiare: separazioni violente, difficoltà o traumi. In circostanze complesse la presenza di almeno un adulto di riferimento alternativo ai genitori è uno dei principali fattori di resistenza e stabilità. Anche in presenza di eventi negativi, i bambini e le bambine con una figura adulta di supporto mostrano migliori capacità di adattamento e minori conseguenze psicologiche a lungo termine.
Dalla famiglia allargata alle reti di supporto: cosa stiamo perdendo oggi
Le ricerche sulle reti familiari estese parlano esplicitamente di parenti come zie e zii tra le figure di natural mentoring. Sono persone che svolgono spesso le funzioni di confidente, di mediatore/trice nei conflitti familiari e di esempi alternativi di essere adulti. Molti adulti infatti quando ricordano chi li ha aiutati nei momenti decisivi della loro crescita non citano un genitore. Spesso nominano insegnanti, nonni e nonne e ovviamente zie e zii. E c'è una ragione evolutiva: l'essere umano non si è sviluppato in nuclei familiari isolati, ma in gruppi cooperativi. Prima che venisse inventata la famiglia nucleare esisteva il cooperative breeding e in alcuni contesti esiste ancora: la crescita dei piccoli è storicamente un compito condiviso.
Oggi, soprattutto nelle società urbane occidentali, le famiglie sono più piccole e spesso più sole. La riduzione della rete di adulti attorno ai bambini e alle bambine è, intanto, una trasformazione culturale che li penalizza nella crescita e nell'esperienza. Ma è anche una perdita strutturale di protezione sociale ed emotiva.
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