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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Revenge Porn e Sextortion: il 50% delle vittime pensa al suicidio. Come fare per aiutarle

revenge porn adolescenza
revenge porn adolescenza  (getty images)
Il fenomeno è in crescita a doppia cifra percentuale di anno in anno. Preoccupa particolarmente il progressivo abbassamento dell'età delle vittime.
di Giulia Cimpanelli

Se ne parla da più di un mese, in particolare perché finalmente una serie Netflix ("Adolescence") è stata capace di riaprire il dibattito su diverse problematiche che affliggono gli adolescenti contemporanei. Tra queste, ha fatto luce sul fenomeno degli "incel" (involontary celibate) e della "manosfera", comunità online perlopiù composte da uomini che condividono una visione degradante della donna. Questi gruppi rappresentano solo la punta dell'iceberg di una cultura digitale tossica che può sfociare in comportamenti come il revenge porn e la sextortion, fenomeni in preoccupante crescita tra i giovani e i giovanissimi.

Se il revenge porn colpisce anche donne e uomini adulti: di cosa succede ne parla la seconda stagione di "Nudes"

Un problema in espansione

"Il fenomeno è in crescita a doppia cifra percentuale di anno in anno - spiega Matteo Flora, presidente dell'associazione Permesso Negato, che si occupa di assistere le vittime di pornografia non consensuale -. Sebbene non esistano dati precisi sul fenomeno, l'associazione riceve un numero sempre più elevato di minori che chiedono aiuto”. Preoccupa particolarmente il progressivo abbassamento dell'età delle vittime: "Ci sono studi che raccontano, però non in Italia, che le prime immagini autogenerate sono tra i 9 e i 13 anni - aggiunge Flora -. Che è più o meno nel momento in cui si imbattono oppure viene a loro dato un cellulare. Chiaramente la disponibilità del mezzo favorisce la disponibilità dell'utilizzo e anche del misutilizzo, malutilizzo".

Revenge Porn: cos'è e chi colpisce

Il revenge porn consiste nella diffusione non consensuale di immagini o video intimi. Nelle sue forme più moderne include anche il deepfake, ovvero la manipolazione di foto innocue per trasformarle in contenuti sessualmente espliciti. "Le ragazze sono più soggette alla parte di revenge porn, quindi condivisione di materiale, contraffatto, non contraffatto, deepfake, non deepfake, a scopo semplicemente di danneggiamento della reputazione -. spiega Flora -. Perché? Perché c'è un interesse nel corpo femminile che non è paritario in quello del corpo maschile".

Le motivazioni dietro questi comportamenti spaziano dalla vendetta personale al bullismo. "Uno degli ultimi casi che abbiamo avuto era all'interno di una polisportiva, dove erano proprio altre ragazze che per andare contro a quella più brava hanno diffuso contenuti", racconta Flora.

Sextortion: l'estorsione sessuale online

La sextortion, invece, ha una connotazione diversa e colpisce prevalentemente il genere maschile: "Come avviene? Solitamente una tizia mi contatta, faccio il video nudo o seminudo e poi scopro che lei non esiste, ma che in realtà è un sistema estorsivo, basato su diverse parti del mondo, che mi chiede migliaia di euro, se no mi sp*ttana tra piccini, cioè mi deride, in tutta la mia rete sociale", chiarisce Flora. Questo fenomeno colpisce particolarmente, oltre a maschi adulti, i ragazzi nella fascia 16-25 anni, "in quella fascia dove c'è l'interesse sessuale alle stelle, ma magari la concretizzazione è ancora non così facilmente attuabile".

L'impatto psicologico devastante

L'impatto di questi fenomeni sulla salute mentale delle vittime è devastante. "Il 50% almeno delle vittime di pornografia non consensuale pensano come prima soluzione al suicidio - rivela Flora -. C'è chi mette in correlazione, sono ancora studi prototipali perché non hai ovviamente abbastanza dati, l'aumento dei suicidi femminili proprio con la presenza o non presenza di contenuti a sfondo sessuale". Il problema è aggravato dalla vergogna che impedisce di denunciare o anche solo di parlare dell'accaduto. "La maggior parte delle vittime gestiscono in solitudine la problematica per paura estremamente motivata dello shaming - sottolinea l’esperto -. Il problema reale del revenge porn è la cultura dello shame".

Ragazzo con smartphone
Ragazzo con smartphone  (getty images)

Strumenti di difesa: cosa fare

Esistono strumenti sia legali che tecnologici per difendersi. Sul piano legale, Flora evidenzia il ruolo del Garante della Privacy: "Nel caso del revenge porn, di sextortion sessuale, ha i superpoteri. È stato insimito dalle norme di un potere estremamente elevato verso le piattaforme". La segnalazione al Garante può essere fatta anche dal minore, senza bisogno necessariamente di coinvolgere un soggetto adulto e il Garante riesce in poche ore a rimuovere i contenuti segnalati online, da quasi tutte le piattaforme.

Ci si può rivolgere poi ad associazioni come Permesso negato (https://www.permessonegato.it). Sul piano tecnologico, esistono servizi digitali come "Take It Down" (https://takeitdown.ncmec.org/it/), disponibile anche in italiano, che permette di creare una "firma digitale" delle immagini compromettenti: "Senza caricare il contenuto, ma semplicemente creandone in locale una firma digitale, quel contenuto viene automaticamente rintracciato dal social network, anche se è blandamente manipolato, e viene contestualmente rimosso, anche da caricamenti futuri", dice Flora.

Il ruolo dei genitori: creare un "porto sicuro"

Cosa possono fare i genitori? La risposta di Flora è netta: "Parlare. Non c'è giudizio, l'idea è la sospensione del giudizio, l'idea è il porto sicuro. Quello che abbiamo perso è la figura genitoriale come un porto sicuro". I genitori devono anche "rendersi conto che può succedere a tutti, che nel bene o nel male, nonostante quello che continuiamo a dirci, nonostante il 'non succederà mai', è un new normal". Non si tratta di accettare passivamente il fenomeno, ma di comprenderlo: "Non è detto che il new normal sia corretto in quanto normale, ma va considerato che parte del mio appannaggio di ruolo genitoriale è anche comprendere l'entità di alcuni fenomeni e capire che questi fenomeni diventano anche la possibilità che ci incappi qualcuno vicino a me".

Verso un cambiamento culturale

La soluzione a lungo termine passa per un cambiamento culturale. "Alcuni ricercatori del nostro campo sostengonio che andrà sfumando con la normalizzazione della nudità - riferisce Flora -. E probabilmente hanno ragione loro, solo che c'è una trasformazione generazionale". Permesso Negato ha un obiettivo ambizioso: "Abbiamo aperto l'associazione con il compito associativo di chiuderla. L'obiettivo non è continuare a dare una mano, l'obiettivo è non servire più".

Per questo, l'educazione e la sensibilizzazione sono fondamentali.

I genitori devono essere informati sui rischi e sugli strumenti di difesa, e soprattutto devono essere pronti ad accogliere senza giudizio i propri figli se dovessero trovarsi vittime di questi fenomeni. Tuttavia, è fondamentale affrontare il problema alla radice: la vera questione etica e sociale riguarda chi si permette di condividere contenuti intimi e privati senza consenso. È su questo comportamento inaccettabile che dobbiamo concentrare gli sforzi educativi e di sensibilizzazione, insegnando il rispetto della privacy e dell'intimità altrui come valori non negoziabili. Solo affrontando questa problematica alla base, insieme a un supporto adeguato per le vittime, si può sperare di interrompere la spirale di vergogna e sofferenza che troppo spesso porta a conseguenze tragiche.