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Babbo Natale esiste? Ecco fino a che età ha senso credere nella magia

Babbo Natale 

Quando dire ai bambini che non esiste? E come gestire il momento in cui iniziano a dubitare? Ne parliamo con la pedagogista Elena Cortinovis, pedagogista e formatrice, divulgatrice esperta in Disciplina dolce

Prima o poi succede a tutti. Tuo figlio ti guarda con quegli occhi un po' diversi dal solito e ti chiede: "Ma Babbo Natale esiste davvero?". E tu ti ritrovi lì, sospesa tra il desiderio di proteggere ancora un po' quella magia e la sensazione che forse sia arrivato il momento di dire qualcosa di più vicino alla realtà.

Essere genitori a Natale, tra budget e letterina

È una di quelle piccole soglie dell'essere genitori, meno drammatica di tante altre ma comunque carica di emozioni. Perché ha a che fare con la nostalgia della nostra infanzia, con quel mondo incantato che ricordiamo con tenerezza. E forse anche con la consapevolezza che i nostri figli stanno crescendo, che l'infanzia ha un tempo limitato.

La bellezza (necessaria) della magia

Partiamo da un presupposto: credere a Babbo Natale non è una perdita di tempo, né una bugia dannosa. È una parte importante della crescita. Elena Cortinovis, pedagogista con cui abbiamo affrontato questo tema, è chiara: la credenza nei personaggi magici dell'infanzia ha un ruolo fondamentale nello sviluppo dei bambini. "Il pensiero magico è quello che fa vivere il bambino in quel mondo in cui le renne possono volare, in cui i folletti sono magici, in cui le fatine esistono ", spiega. Non si tratta di ingenuità da superare il prima possibile, ma di una dimensione cognitiva ed emotiva che accompagna naturalmente i primi anni di vita.

I bambini piccoli vivono in un universo dove tutto è possibile, dove la distinzione tra realtà e fantasia è ancora fluida. Ed è proprio in questo spazio che si costruiscono risorse preziose: la capacità di immaginare, di sognare, di credere che le cose belle possano accadere.

"Oggi ci sono molti genitori che pensano che parlare ai piccoli di Babbo Natale, Santa Lucia o Gesù Bambino che portano i doni sia negativo perché equivalga a mentire ai propri figli e figlie, - riflette Cortinovis - mentire è una parola forte, carica di giudizio. Preservare la magia del Natale per qualche anno non equivale a ingannare i propri figli. È offrire loro uno spazio protetto dove la meraviglia può esistere, prima che il mondo reale bussi alla porta con tutte le sue regole e i suoi disincanti".

Quando iniziano i dubbi (e cosa fare)

Ma poi arriva quel momento. Di solito tra i 7 e i 9 anni, anche se ogni bambino ha i suoi tempi. Iniziano le domande: "Ma come fa Babbo Natale a visitare tutte le case in una notte?", "Perché quello del centro commerciale sembra diverso?", "Come fa a entrare se non abbiamo il camino?". Sono segnali che il bambino sta crescendo, che il suo pensiero sta diventando più logico e razionale. E qui molti genitori si sentono in trappola: mentire ancora o svelare tutto? Anticipare la rivelazione o aspettare?

La risposta, secondo Cortinovis, sta nel seguire il bambino. "Chiediamo: Tu cosa ne pensi? Secondo te come fa?", suggerisce la pedagogista, sottolineando l'importanza di non forzare né il mantenimento della credenza né la sua rottura. Quando un bambino inizia a dubitare, sta facendo un lavoro cognitivo importante. Non ha bisogno che gli confermiamo ossessivamente l'esistenza di Babbo Natale con prove elaborate, né che gli togliamo bruscamente la possibilità di continuare a crederci se ancora lo desidera.

Bambina spedisce la letterina a Babbo Natale 

Non esiste un'età giusta uguale per tutti, né un modo corretto univoco di gestire la questione. Esiste il vostro bambino, con la sua sensibilità, la sua maturità, i suoi bisogni. Alcuni bambini a 5 anni sono già scettici, altri a 9 anni ci credono ancora fermamente. E va bene così. Quando le domande si fanno più insistenti si può rilanciare con dolcezza: "Tu cosa pensi?", "Secondo te come potrebbe essere?". Lasciare che sia il bambino a elaborare le sue ipotesi, a costruirsi gradualmente una spiegazione. Magari rispondere che Babbo Natale esiste finché ci crediamo, che è un modo per celebrare la generosità e la gioia del Natale.

Il momento della verità

Prima o poi arriva. Il bambino è cresciuto abbastanza da reggere la rivelazione, o magari l'ha già scoperta a scuola da qualche compagno . Come gestire questo passaggio?  Quando arriva il momento della verità, si può spiegare che Babbo Natale  ( Santa Lucia, Gesù Bambino...) è una storia bellissima che gli adulti raccontano ai bambini per rendere il Natale ancora più speciale. Che la magia non era nel personaggio in sé, ma nell'amore e nella cura con cui i genitori preparano quel giorno. Che ora che sono grandi, possono essere anche loro custodi di quella magia per i più piccoli.

La nostalgia è anche nostra

C'è un'altra dimensione in tutto questo, ed è quella dei genitori. Spesso la resistenza a svelare la verità su Babbo Natale non viene solo dal desiderio di proteggere i figli, ma dalla nostra nostalgia. Finché credono, in qualche modo restano piccoli. E noi possiamo ancora sentirci quei genitori che creano magia. "In questo caso in realtà il problema è anche nostro - aggiunge la pedagogista -. Dire addio a Babbo Natale significa accettare che i nostri figli stiano crescendo, che il tempo dell'infanzia sia limitato, che tra poco non ci guarderanno più con quegli occhi spalancati di meraviglia".

Ma crescere non significa perdere tutto. I bambini che scoprono che Babbo Natale non esiste non smettono di amare il Natale. Semplicemente iniziano ad amarlo in modo diverso, più consapevole. E il legame con noi genitori non si indebolisce: si trasforma, diventa più complice, più maturo.

Ogni famiglia trova la sua strada

Alla fine, non esistono regole ferree. L'importante, forse, è quello che suggerisce Cortinovis quando parla dell'importanza di parlare con i propri figli, di ascoltarli davvero, di seguire i loro tempi. Non esiste un protocollo perfetto per gestire Babbo Natale, ma esiste la possibilità di restare in ascolto, di non forzare né la magia né la disillusione.