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Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Babbo Natale esiste? Ecco fino a che età ha senso credere nella magia

Babbo Natale
Babbo Natale  (getty images)

Quando dire ai bambini che non esiste? E come gestire il momento in cui iniziano a dubitare? Ne parliamo con la pedagogista Elena Cortinovis, pedagogista e formatrice, divulgatrice esperta in Disciplina dolce

di Giulia Cimpanelli

Prima o poi succede a tutti. Tuo figlio ti guarda con quegli occhi un po' diversi dal solito e ti chiede: "Ma Babbo Natale esiste davvero?". E tu ti ritrovi lì, sospesa tra il desiderio di proteggere ancora un po' quella magia e la sensazione che forse sia arrivato il momento di dire qualcosa di più vicino alla realtà.

Essere genitori a Natale, tra budget e letterina

È una di quelle piccole soglie dell'essere genitori, meno drammatica di tante altre ma comunque carica di emozioni. Perché ha a che fare con la nostalgia della nostra infanzia, con quel mondo incantato che ricordiamo con tenerezza. E forse anche con la consapevolezza che i nostri figli stanno crescendo, che l'infanzia ha un tempo limitato.

La bellezza (necessaria) della magia

Partiamo da un presupposto: credere a Babbo Natale non è una perdita di tempo, né una bugia dannosa. È una parte importante della crescita. Elena Cortinovis, pedagogista con cui abbiamo affrontato questo tema, è chiara: la credenza nei personaggi magici dell'infanzia ha un ruolo fondamentale nello sviluppo dei bambini. "Il pensiero magico è quello che fa vivere il bambino in quel mondo in cui le renne possono volare, in cui i folletti sono magici, in cui le fatine esistono ", spiega. Non si tratta di ingenuità da superare il prima possibile, ma di una dimensione cognitiva ed emotiva che accompagna naturalmente i primi anni di vita.

I bambini piccoli vivono in un universo dove tutto è possibile, dove la distinzione tra realtà e fantasia è ancora fluida. Ed è proprio in questo spazio che si costruiscono risorse preziose: la capacità di immaginare, di sognare, di credere che le cose belle possano accadere.

"Oggi ci sono molti genitori che pensano che parlare ai piccoli di Babbo Natale, Santa Lucia o Gesù Bambino che portano i doni sia negativo perché equivalga a mentire ai propri figli e figlie, - riflette Cortinovis - mentire è una parola forte, carica di giudizio. Preservare la magia del Natale per qualche anno non equivale a ingannare i propri figli. È offrire loro uno spazio protetto dove la meraviglia può esistere, prima che il mondo reale bussi alla porta con tutte le sue regole e i suoi disincanti".

Quando iniziano i dubbi (e cosa fare)

Ma poi arriva quel momento. Di solito tra i 7 e i 9 anni, anche se ogni bambino ha i suoi tempi. Iniziano le domande: "Ma come fa Babbo Natale a visitare tutte le case in una notte?", "Perché quello del centro commerciale sembra diverso?", "Come fa a entrare se non abbiamo il camino?". Sono segnali che il bambino sta crescendo, che il suo pensiero sta diventando più logico e razionale. E qui molti genitori si sentono in trappola: mentire ancora o svelare tutto? Anticipare la rivelazione o aspettare?

La risposta, secondo Cortinovis, sta nel seguire il bambino. "Chiediamo: Tu cosa ne pensi? Secondo te come fa?", suggerisce la pedagogista, sottolineando l'importanza di non forzare né il mantenimento della credenza né la sua rottura. Quando un bambino inizia a dubitare, sta facendo un lavoro cognitivo importante. Non ha bisogno che gli confermiamo ossessivamente l'esistenza di Babbo Natale con prove elaborate, né che gli togliamo bruscamente la possibilità di continuare a crederci se ancora lo desidera.

Bambina spedisce la letterina a Babbo Natale
Bambina spedisce la letterina a Babbo Natale  (getty images)

Non esiste un'età giusta uguale per tutti, né un modo corretto univoco di gestire la questione. Esiste il vostro bambino, con la sua sensibilità, la sua maturità, i suoi bisogni. Alcuni bambini a 5 anni sono già scettici, altri a 9 anni ci credono ancora fermamente. E va bene così. Quando le domande si fanno più insistenti si può rilanciare con dolcezza: "Tu cosa pensi?", "Secondo te come potrebbe essere?". Lasciare che sia il bambino a elaborare le sue ipotesi, a costruirsi gradualmente una spiegazione. Magari rispondere che Babbo Natale esiste finché ci crediamo, che è un modo per celebrare la generosità e la gioia del Natale.

Il momento della verità

Prima o poi arriva. Il bambino è cresciuto abbastanza da reggere la rivelazione, o magari l'ha già scoperta a scuola da qualche compagno . Come gestire questo passaggio?  Quando arriva il momento della verità, si può spiegare che Babbo Natale  ( Santa Lucia, Gesù Bambino...) è una storia bellissima che gli adulti raccontano ai bambini per rendere il Natale ancora più speciale. Che la magia non era nel personaggio in sé, ma nell'amore e nella cura con cui i genitori preparano quel giorno. Che ora che sono grandi, possono essere anche loro custodi di quella magia per i più piccoli.

La nostalgia è anche nostra

C'è un'altra dimensione in tutto questo, ed è quella dei genitori. Spesso la resistenza a svelare la verità su Babbo Natale non viene solo dal desiderio di proteggere i figli, ma dalla nostra nostalgia. Finché credono, in qualche modo restano piccoli. E noi possiamo ancora sentirci quei genitori che creano magia. "In questo caso in realtà il problema è anche nostro - aggiunge la pedagogista -. Dire addio a Babbo Natale significa accettare che i nostri figli stiano crescendo, che il tempo dell'infanzia sia limitato, che tra poco non ci guarderanno più con quegli occhi spalancati di meraviglia".

Ma crescere non significa perdere tutto. I bambini che scoprono che Babbo Natale non esiste non smettono di amare il Natale. Semplicemente iniziano ad amarlo in modo diverso, più consapevole. E il legame con noi genitori non si indebolisce: si trasforma, diventa più complice, più maturo.

Ogni famiglia trova la sua strada

Alla fine, non esistono regole ferree. L'importante, forse, è quello che suggerisce Cortinovis quando parla dell'importanza di parlare con i propri figli, di ascoltarli davvero, di seguire i loro tempi. Non esiste un protocollo perfetto per gestire Babbo Natale, ma esiste la possibilità di restare in ascolto, di non forzare né la magia né la disillusione.