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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Pomodoro, Totò Riina o Spazzatura: i costumi di Carnevale scelti dai genitori sono imbarazzanti, oggi come ieri

Pomodoro, Totò Riina o Spazzatura: i costumi di Carnevale scelti dai genitori sono imbarazzanti, oggi come ieri
(getty)
La differenza sta nella natura dell'imbarazzo: le vecchie foto di Carnevale che ci ritraggono mentre indossiamo costumi scelti dai genitori, in fin dei conti, le vediamo solo noi.
Oggi con la mania di condividere tutto sui social, i bambini e le bambine vestite da boss di mafia resteranno online per sempre
di Eugenia Nicolosi

La premessa è che io andavo in giro mascherata da pomodoro e mia cugina da sacco nero della spazzatura, mentre per mio fratello e suo fratello venivano confezionati o meglio, comprati costumi da supereroi, personaggi della cultura pop o protagonisti di film cult (come Ghostbusters). Questo per dire che non siamo qui per giudicare nessuno: solo per registrare il cambiamento dei “miti” o almeno di cosa significa "personaggio cult" e, di conseguenza, il cambiamento nei costumi di carnevale.

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Siamo passati, come civiltà recente, da Arlecchino e Pierrot a Zorro e Superman, poi da Sirenetta e Cow Boy a Matteo Messina Denaro e Totò Riina. Ma i boss di Palermo e Castelvetrano non sono gli unici personaggi controversi a ispirare costumi: ci sono stati i costumi da “parcheggiatore camorrista e cialtrone”, anche gli anni di bambini vestiti da drughi di “Arancia Meccanica”, l'anno della maschera da “virus covid 19” e l'anno che sbancava il costume, con tanto di berrettino e corda, da “zio Michele” (Misseri, colpevole dell'occultamento del cadavere della nipote Sarah Scazzi ad Avetrana).

a carnevale ogni scherzo vale? meglio di no

Questo Carnevale ha visto genitori compiere scelte inopportune? Sì, come sempre: piccoli e piccole senzatetto, piccole e piccoli carcerati, piccole e piccoli profughi del mare o rifugiati dall'Ucraina non sono mancati. Idee diciamo discutibili perché senza alcuna sensibilità trasformano tragedie personali e collettive in, appunto, carnevalate. Ma è stato anche un Carnevale dedicato ai personaggi della televisione. Ormai è sempre più comune inventarsi costumi dove costumi non ce ne sono, ideare cioè travestimenti che scimmiottano personaggi del mondo dello spettacolo che non hanno chissà che di iconico: piccolissimi bambini e bambine in maschera da Stefano De Martino, Achille Lauro, Rose Villain o Gue Pequeno hanno calcato le vie delle città prendendo il posto dei bambini che l'anno scorso erano vestiti da Geolier e Maurizio Costanzo.

le foto e i video resteranno online per l'eternità

Prima, per diventare una maschera di Carnevale, bisognava almeno vincere un Emmy, essere noti nel mondo ma sopra ogni cosa avere un'estetica iconica: le maschere di Michael Jackson, Freddie Mercury o Tina Turner erano riconoscibili a distanze siderali grazie a dettagli inequivocabili come le giacche di lustrini, i folti baffi neri, i calzini bianchi sotto ai mocassini, la capigliatura leonina di Tina. Oggi cosa significa vestire un bambino e una bambina da Harry e Meghan Markle? Nel senso: quali sono gli indumenti caratteristici della coppia (ex reale), quali sono i tratti estetici riconoscibili?

Nessuno: infatti i genitori devono assicurarsi che la maschera da loro ideata venga anche capita, per essere applaudita. Quindi inseriranno nella foto o nel video che pubblicheranno sui social delle didascalie esplicative che senza troppi fronzoli chiariranno la natura del travestimento o lo scriveranno direttamente sul costume, come nel caso del piccolo “parcheggiatore camorrista e cialtrone” che ha dovuto indossare un cartello. Allora dobbiamo chiederci anche quale sia il vero senso del carnevale per molti genitori: far divertire i piccoli o divertirsi loro?

E la questione è tutta qui: sui genitori che hanno idee così strampalate che servono perfino i cartelli. Più piccoli sono i bambini e le bambine, più è probabile che i loro costumi siano stati scelti da genitori che vogliono farsi notare, per le strade o sui social. Perché diciamocelo serenamente: come non avevo voce in capitolo io, travestita da pomodoro, non ha voce in capitolo nemmeno la bimba vestita da Rose Villain. Cioè: non sappiamo cosa stiamo facendo, ci fidiamo – ma non abbiamo scelta – del gusto e della vena creativa dei nostri genitori e indossiamo quello che ci viene detto di indossare. Poi quando dopo anni riguardiamo quelle foto ci rendiamo conto di quanto fossimo ridicole o imbarazzanti (o offensive, come nel caso del costume da rifugiata di guerra). O almeno, a me è successo. Ma se il pomodoro, per quanto ridicolo, resta un costume riconoscibile perché il pomodoro come ortaggio è quello e rimane invariato nel tempo, Rose Villain no.

La combinazione pelliccia rosa shocking e capelli verdi è una istantanea dell'artista come è oggi, il suo non è – come i calzini bianchi sotto i mocassini di Michael Jackson – uno stile immobile nel tempo. Quindi probabilmente la bambina napoletana travestita da Rose Villain, che a giudicare dalle foto ha circa quattro anni, quando tra quindici o venti anni riguarderà i propri video e le proprie foto perché, che lei lo voglia oppure no, saranno ancora disponibili online, dovrà chiedere ai suoi genitori il senso di quella pelliccia rosa shoking. 

"Si na pret": forse ci tocca ragionare (bene) sui costumi che scegliamo per i piccoli

Ma il problema è che un'altra bambina, per essere riconosciuta come Rose Villain, ha dovuto indossare una maglietta con la scritta "Si na pret": una frase dialettale che è stata urlata alla cantante, dal pubblico, durante lo scorso Festival di Sanrermo e che si usa per dire a una ragazza, una donna, che è “dura come una pietra”. La dicono gli uomini per sottolineare anche la durezza che, guardando la suddetta, raggiunge il loro membro. Una maglia che l'adulta e consapevole Rose Villain ha indossato con ironia, ma insomma non la definiremmo una maglietta che dovrebbe indossare una bambina. 

Sperando sempre che la bambina in questione non si inalbererà quando da adolescente riguarderà sé stessa, consideriamo che almeno Rose Vilain, Stefano De Martino o Achille Lauro non hanno ucciso nessuno né provocato danni immensi alla cultura, all'economia e all'emancipazione di un Paese. Diverso è per i boss mafiosi. Forse un ragionamento casalingo sull'opportunità di mandare in giro un bambino mascherato da latitante pluriomicida andrebbe fatto. Forse, alla luce di tutto ciò, il costume da pomodoro non era così terribile. Ma è comunque un bene che le mie foto non siano online.