Il bambino piange: come interpretare il pianto del neonato per agire al meglio
Il mio bambino sta piangendo, cosa posso fare per tranquillizzarlo? Dipende da cosa sta cercando di dirti, non è detto che sia una richiesta di aiuto. A volte esprime semplicemente il bisogno di avere la mamma accanto. Vediamo allora come interpretare questa prima forma di comunicazione dei neonati e come intervenire correttamente.
Sfogarsi attraverso il pianto è per i piccolissimi l'unico mezzo per comunicare. Non è necessario farsi prendere dal panico ogni qualvolta che il neonato inizia a lamentarsi: col tempo imparerai a capire i tipi diversi di pianto, da quello che richiama la tua attenzione al segnale di fame! A volte, può essere un campanello d'allarme per un fastidio, come la messa dei dentini. Scopri nel video quali sono le tappe più importanti del suo sviluppo:
Sviluppo bambino
Perchè un neonato piange?
Questa è probabilmente una delle domande più frequenti pensate dalle neo-mamme di tutto il mondo. Quante volte ti è capitato di notare che il tuo bambino cambia umore all'improvviso, mettendosi a urlare a pieni polmoni? La verità è che neanche lui lo capisce bene, quindi tocca a te mettersi nei suoi panni!
Prova a immaginare: sei una piccola creatura che deve fare i conti con un mondo nuovo, dopo essere stata 9 mesi al sicuro nella pancia della mamma. Con lei hai instaurato un rapporto unico, fatto di fiducia e di amore. Tutto a un tratto il tuo mondo è diventato troppo piccolo per te e sei venuta alla luce per conoscere uno spazio molto più grande e pieno di avventure, ma assolutamente sconosciuto!
L'unica cosa che ti viene spontanea di fare è piangere. È davvero facile, e l'avevi imparato già dentro il pancione. La mamma sembra comunicare in modo diverso dal tuo, quindi provi a imitarla, ma nessuno sembra comprendere la tua lingua. È così frustrante!
Ci provi e riprovi ancora, perchè in fin dei conti quello che più ti interessa è rimanere con lei. Attiri la sua attenzione, lei ti coccola un po' e poi si allontana...eh no, così non va!
Urli ancora che vuoi stare sempre con lei, sei un neonato e funzioni così!
Chissà perchè stai usando tutto il fiato in corpo (tra l'altro minuscolo) mentre chi ti accudisce no. Ancora una volta, ti rivolgi all'unica persona di cui ti fidi, la mamma. Non sei in grado di indicarle ciò che provi con le parole, ne attraverso i gesti, perchè sei ancora troppo piccolo.
Decidi di darle un'altra chance e provi a modulare i tuoi atteggiamenti a seconda del bisogno: se piangi per fame giri la testa verso il petto di chi ti accudisce, se non ti va, ti giri dalla altra parte o chiudi la bocca.
Ecco come mai esplode tutto d'un tratto
Ora che hai fatto un primo passo per comprendere l'atteggiamento di tuo figlio, puoi iniziare a prendere nota dei molteplici bisogni da soddisfare in un neonato e interpretare lo sfogo a seconda dei sentimenti che pensi stia provando. Non sconfortarti se questa attività empatica non sarà immediata: diventare mamma è un processo lento e non vi è alcun manuale di istruzioni!
A differenza di quanto si pensi, la maggior parte delle volte un bambino non piange per esprimere dolore o malessere, ma per richiamare l'attenzione su una o più esigenze che da solo non sa soddisfare:
- Fame, una delle motivazioni più probabili per cui farà partire il pianto. Questo tipo di lamento sarà uno dei primissimi che riconoscerai grazie al tuo istinto materno, specie perchè si caratterizza da un inizio a bassa intensità, che diventerà più forte e ritmico. È un pianto molto insistente e che mette alla prova la tua pazienza; a volte si accompagna anche a dei movimenti scoordinati;
- Stanchezza, altro tipo di pianto molto frequente. Se il neonato ha sonno inizierà a lamentarsi emettendo un piagnucolio che si alzerà di volume, magari stropicciandosi gli occhi;
- Disagio, associato a situazioni in cui il bambino non si sente confortevole, come avere un pannolino sporco o sentire troppo caldo. Questi sono manifestazioni all'ordine del giorno, ma per fortuna il pianto non è dei più disperati e cesserà quando avrai risolto l'inconveniente;
- Contatto con la mamma, o solitudine. Un cucciolo vorrebbe sempre stare con la persona che l'ha protetto per 9 mesi, ma ovviamente questo non è realistico. Il pianto è sconcertato, perchè quando la mamma non è vicino e non riesce a sentirne l' odore o vedere il suo volto, il piccolo si preoccupa molto e si agita.
Segnali precoci di fame, stanchezza e temperatura non gradevole nel bimbo piccolo
È vero che il primo mezzo di comunicazione dei piccolissimi è il pianto, ma vengono in aiuto delle neo mamme alcuni segnali precisi, da cogliere per tempo ed evitare così un bello sfogo. Li noterai man mano che il bimbo cresce e imparando a conoscere le sue abitudini. Pertanto stai assolutamente tranquilla se ci impiegherai un po' a captarli. Ecco i principali!
La fame, come per tutti gli essere umani, è uno stimolo importante, e per i neonati lo è ancora di più. Se il piccolo piange per questa esigenza, in realtà sei già arrivata tardi, in quanto la natura gli ha fornito uno strumento inconsapevole per darti una prima indicazione: si tratta di alcuni piccoli movimenti, come stringere i pugnetti e avvicinare la mano alla bocca. Ancora prima il neonato potrebbe schioccare la lingua o dirigere la sua testa verso il tuo petto, in cerca del seno. Tieni monitorati questi atteggiamenti e vedrai che ridurrai il numero di crisi per appetito.
La stanchezza è qualcosa con cui tutti dobbiamo fare i conti, e ahimè, i lattanti non sono ancora in grado di stabilire un corretto ritmo sonno veglia. Puoi anticipare il suo bisogno notando il suo disagio di fronte a stimoli colorati o tentativi di distrazione, e guardando anche se gli occhietti sono lucidi o se sbadiglia.
Sentire caldo o freddo si risolve in fretta per i grandi, perchè è sufficiente coprirsi o ripararsi all'ombra di un luogo fresco. I neonati hanno bisogno della mamma e del papà per tutto e in tutto, quindi controlla ogni paio d'ore che il pannolino non sia troppo bagnato e accarezzalo vicino alla testa per capire immediatamente se sta sudando o sente freddo.
Cosa fare per calmare il neonato
Una delle attività più stressanti da neo genitori è quella di cercare di tranquillizzare il piccolo di casa, accorrendo a cullarlo durante le crisi che avvengono (purtroppo) molto spesso. Il pianto nel periodo neonatale è frequente in tutti i bambini, per quanto bravi siano. Ma cosa fare per calmare lo sfogo?
Quando ti ritrovi tra le braccia un neonato sconsolato ricorda che la prima cosa da fare è osservarlo con attenzione e solo in seconda battuta intervenire prontamente. Lascia perdere i consigli non voluti sulla gestione del bebè, sei tu mamma o tu papà, a dover analizzare la situazione.
Una vostra interpretazione corretta del pianto e un'azione tempestiva farà sentire il piccolo al sicuro e lo farà crescere di conseguenza più saldo e forte nel rapporto con i genitori.
Alle volte, ammettiamolo, la cosa veramente difficile da fare è tuttavia, astenersi dall'intervenire: non in tutti i casi di fatti è richiesto il tuo sostegno come genitore e potrebbe risultare difficoltoso rimanere in disparte quando il bimbo piange.
Un esempio? I bambini molto piccoli piangono semplicemente per scaricare la tensione della giornata. Questo accade spesso prima di addormentarsi o a seguito di alcune ore ricche di stimoli.
Prova ad attendere alcuni secondi prima di cullarlo (anche se ti sembreranno un'eternità); questo passo indietro ti sarà davvero utile per capire le motivazioni dietro alla crisi del tuo bambino.
Soprattutto durante le prime fasi di vita, cerca anche di evitare il ciuccio: nei primi 40 giorni è tendenzialmente sconsigliato se vuoi avviare un allattamento al seno sereno.
Certo, per chi allatta a richiesta, il grido di aiuto di un figlio potrà sembrare un infinito richiamo alla fame e alla poppata, ma come abbiamo visto ci sono tanti tipi diversi di pianto. Non proporre sempre il latte, rischieresti di far sentire il piccolo non compreso e da canto tuo ti sentirai sempre più stressata e stanca a causa delle poppate interminabili.
In sintesi, qual è la strada giusta da percorrere per calmare il neonato?
Trovare una chiave di comunicazione con lui, senza essere troppo schematici. Dagli il tempo di farsi capire così che tu possa rispondere al meglio. Durante le sue prime settimane di vita andrai probabilmente a tentativi, e va bene così, perchè ti aiuteranno nel percorso di conoscenza del piccolo: hai provato con il latte, con il cambio del pannolino e con i vestiti asciutti, ma niente lo consola? Forse ha solo bisogno della tua vicinanza, all'inizio per lo più fisica, ma col tempo anche visuale ed emotiva.
Il pianto per dolore nel neonato: quando preoccuparsi
Raramente i bambini piccoli piangono per via di malesseri, però può capitare che quando la temperatura si alza e si ha la febbre, lo sfogo sia del tutto fisiologico. Anche i bebè più in salute hanno degli sporadici episodi di febbre, quindi non hai niente di cui preoccuparti. Se il pianto è particolarmente insistente e durevole nel tempo puoi comunque rivolgerti al pediatra che lo visiterà per individuare cause possibili di fastidio o dolore che hanno scatenato l'ipertermia.
Il pianto per dolore o per malessere è spesso acuto e ha una durata breve. Ci potrebbero anche essere delle pause di apnea e, a differenza del pianto per fame, invece che intensificarsi tende a indebolirsi. Questo è un campanello d'allarme che ti indica proprio che il piccolino che porti in braccio ha qualcosa che non va ed è meglio consultare il medico.
Il pediatra è l'ultima spiaggia; a seconda della fase di vita in cui si trova il lattante potrebbero esserci diverse motivazioni: una estremamente frequente e anche causa di notti in bianco, è l'eruzione dei primi denti. Attorno ai 6 mesi dai una controllata in bocca, se vedi un taglietto sulla gengiva hai scovato la causa del malessere!
Esiste infine un pianto per un dolore ben preciso, quello per le coliche, che merita una spiegazione a sè.
Le coliche: il pianto inconsolabile nel primo trimestre di vita
Fin dalla gravidanza sarai stata bombardata di storie di neo mamme e neo papà alle prese con le coliche, una causa piuttosto frequente di pianto e ancora poco conosciuta. Si stima che ancora oggi 2-3 neonati su 10 soffrano di questo disturbo. I bambini in questione sono del tutto sani e non presentano patologie in particolare.
Con il termine coliche si vanno ad indicare quelle crisi di pianto improvviso, inconsolabili ed estremamente durevoli nel tempo che spesso si accompagnano a tensione dell'addome, arrossamento del viso e flessione delle gambe verso la pancia.
Attraverso questi movimenti spasmodici, il neonato va ad emettere gas dall'intestino e non a caso il pianto colitico viene anche detto pianto da coliche gassose.
Per molti anni le coliche si sono identificate in questo modo: se la crisi del lattante aveva una durata di almeno 3 ore di fila e per almeno 3 giorni a settimana allora essa era legata a una colica. Oggi invece la "regola del 3" è un metro di giudizio superato e si è compreso che non vi sono regole precise valide per tutti.
L'unica verità è che gli episodi di coliche si manifestano a partire dalle prime settimane di vita, in genere intorno alla terza-sesta settimana dopo la nascita, e vanno via con la crescita. Si presentano normalmente la sera e sembrano essere abbastanza puntuali.
Per fortuna, il fenomeno si limita al primo trimestre di vita, in quanto è destinato a scomparire al 4° mese.
Se il tuo bambino soffre di queste terribili crisi, cerca di consolarlo standogli vicino e fatti aiutare nei momenti di maggiore sconforto: la pazienza è la chiave di tutto!
Presso i consultori o online è possibile prendere parte a dei corsi post parto dedicati proprio a dei massaggi che vanno ad alleviare i dolori da coliche.