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Aggiornato il: 6 minuti di lettura

Quando (e perché) abbiamo smesso di fare figli. E i Millennial non c'entrano

Quando (e perché) abbiamo smesso di fare figli. E i Millennial non c'entrano
Dagli anni Cinquanta abbiamo smesso di fare figli.
La rivoluzione dei Millennial è che lo dicono ad alta voce: fare figli non è un gioco né è obbligatorio. 
 
di Eugenia Nicolosi

La storia che le persone della generazione Millennial (nate tra il 1980 e il 1995) non hanno alcuna voglia di prendere nessun tipo di impegno, soprattutto in relazione ai figli, è solo questo: una storia. La maternità è stata vista talmente tanto a lungo come un imperativo morale che le donne che volontariamente non fanno figli sono ancora spesso definite egoiste o immature. Ma la verità è molto più complessa di così.

"Avere figli non è obbligatorio": la rivoluzione delle millennials childfree per scelta

Millennials: figli vs carriera, tempo, denaro, stabilità

Intanto, le persone millennial – non solo le donne - hanno dovuto imparare loro malgrado la cultura della flessibilità che si faceva largo mentre loro andavano al liceo e avevano da gestire i problemi dei liceali. E quindi una volta adulte hanno trovato una società completamente diversa da quella che intravedevano da lontano, vissuta dai loro genitori e nonni, e hanno dovuto imparare a sganciarsi dall'idea di posto fisso, casa fissa, città fissa perché attorno a loro era stato apparecchiato tutto perché fosse “flessibile” ma contemporaneamente la richiesta è della iper-performatività. Sei quanto produci.

Così hanno imparato a romanticizzare il concetto di resilienza mentre posticipavano a non si sa quando il raggiungimento di tutte quelle tappe che la generazione precedente (la X: i nati tra il 1965 e il 1980) aveva invece raggiunto nei tempi giusti: l'acquisto di una casa (che senso ha se ti devi trasferire per lavoro tra due anni?) o la famiglia (come faccio se non so nemmeno dove abiterò alla fine dell'estate o se lavorerò ancora?).

Inoltre i millennial godono dei risultati di processi culturali che hanno scardinato gli schemi sociali predefiniti. Anzi, molti millennial ci lavorano o hanno lavorato: da una parte per contribuire alle aperture verso nuove forme di stabilità che la generazione X o i Boomer (nati tra il 1945 e il 1964) non conoscono e non legittimano. Dall'altra per accettare che il posto fisso probabilmente non l'avranno mai. E nemmeno una casa fissa. E se alcuni millennial sono più morbidi di altri e mettono ugualmente su famiglia, altri no. Perché i primi a sentirsi persi – anzi, flessibili – sono loro. Figuruamoci se pensano sia il momento per avere dei figli.

addio alle bugie sulla gioia della genitorialità

Ci sono poi le questioni politiche, oltre a quelle pratiche: grazie ai social tutti quegli argomenti che sono stati a lungo tabù non sono più tabù. Tra questi anche la sessualità, le sfide sul lavoro, la violenza di genere, la salute mentale, la questione ambientale. E grazie alla volontà di chi fa divulgazione è calato anche il sipario sulla retorica della maternità perfetta e romanticizzata. La gravidanza viene raccontata per quello che è: un orrore, per molte. La genitorialità pure: se non condivisa, soprattutto, è un incubo di solitudine, stress, stanchezza, frustrazione. Vengono sollevati gli argomenti più duri a riprova del fatto che la civiltà di cui ci fregiamo come italiane è un'illusione: in Italia il 20 per cento delle donne che diventano madri devono lasciare il lavoro perché non ci sono servizi alla cittadinanza adatti alle famiglie. Nemmeno prima è vero. Ma prima non ci si spostava lontano dalla famiglia di origine e c'era il welfare familiare: nonne, zie, cugine aiutavano la neomamma affinché dormisse, lavorasse, vivesse. E invece oggi che servirebbero, gli asili nido sono insufficienti (i posti sono per 4 bambini su dieci), quelli che ci sono hanno orari incompatibili con quelli di un lavoro full time.

per crescere un figlio serve un villaggio ma servono anche soldi

E chi si sacrifica passando a part time o lasciando la carriera? Ovvio: la mamma. A maggior ragione se è una madre single, ma anche se ha un partner. Perché se si deve rinunciare a uno stipendio si rinuncia a quello più basso. E il gender pay gap in Italia è del 10 per cento. Le donne guadagnano praticamente 90 centesimi per ogni euro guadagnato dal collega pari grado. Le coppie di mamme lesbiche? Stesso problema, solo che guadagnano entrambe 90 centesimi per ogni euro del loro collega. Una delle due comunque dovrà sacrificarsi. L'alternativa è pagare una persona che sorvegli e abbia in cura il bambino: altri soldi.

Perché i soldi comunque c'entrano. Un sondaggio di NerdWallet rileva che solo il 25 per cento dei millennial che non hanno figli ne vorrebbe, che potrebbe rispondere alla verità in genere sulle persone di ogni generazione, solo che i millennial lo dicono. E comunque, trovano che un motivo importante per non farne stia nei costi di gestione e della crescita.

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Secondo dati di Istat e quelli della Banca d’Italia ci vogliono oltre 600 euro al mese, ogni mese, almeno fino ai 18 anni del bambino o della bambina. E lo stipendio medio in Italia, netto, è di 1.818 euro, secondo i dati dell’Osservatorio JobPricing che ha preso a riferimento i dipendenti del settore privato. Significa che togliendo 600 euro – almeno – per un bambino restano 1200 euro per tutto il resto. E parliamo di stipendio medio, che conta cioè le cifre abbondanti dei dirigenti e quelle magre degli operai. E non che serva, ma un'elaborazione su ISTAT ha evidenziato la correlazione tra il tasso di natalità e la ricchezza delle famiglie: nel 2016 l'incremento del 2.6% della natalità corrisponde a ogni “1.000 euro” in più di Prodotto Interno Lordo (reddito disponibile pro-capite). Per chi ama la matematica: la correlazione (R[22]= -0.55) più rilevante è stata fra l'aumento dell'indice di povertà relativa e il calo delle nascite dal 2008 al 2017.

Certo ci sono i sostegni dello Stato, volendo fare uno sforzo. L'assegno di maternità di base, anche detto "assegno di maternità dei Comuni", è appunto il contributo mensile – ma solo per 5 mesi – di 404 euro alle madri che non hanno altre indennità di maternità e con ISEE (indicatore situazione economica equivalente, cioè del nucleo familiare) inferiore a 20 mila euro. Ammesso e concesso che sia sufficiente, dopo i 5 mesi che si fa? Se i figli sono un bene pubblico, la società deve mettere a terra interventi di varia natura. Altrimenti sono un “bene” solo per i genitori anzi, solo per le madri. Perché che lo vogliamo oppure no, il lavoro di cura è ancora svolto dalle donne.

però chi vuole figli non ne ha diritto

Molti millennial vorrebbero eccome diventare genitori. Ma in Italia non è possibile adottare se si è single e non è possibile adottare se si è una coppia non etero (infatti le famiglie arcobaleno subiscono attacchi che non fanno altro che ferire i bambini). In Italia non si può ricorrere alla fecondazione medicalmente assistita solo se si è "coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi». Niente single, niente coppie queer, niente coppie che vivono a distanza per cause di lavoro. 

E ancora, manca il diritto alla salute: la violenza ostetrica, lo stigma dell'allattamento o del non allattamento, la mancanza di sonno, il parto e le morti. Nel 2020 nel mondo 287 mila donne sono morte durante la gravidanza, al momento del parto o nelle sei settimane successive, un numero equivalente a quasi 800 decessi ogni giorno e a circa un decesso ogni due minuti. Per carità, in Italia muoiono “solo” cinque donne ogni 100mila nati. Muoiono di parto o nei giorni successivi al parto a causa di emorragie, infezioni, condizioni mediche preesistenti, complicanze legate ad aborti eseguiti clandestinamente. E per fortuna sono cause prevenibili o circostanze curabili con l''assistenza sanitaria universale.

E se non fossero i millennial ad avere avviato il trend?

Non è necessario essere geni per vedere la connessione tra il quadro generale e la scarsa voglia di fare figli dei millennial. Eppure, non sono i millennial che hanno dato il via al calo demografico.

Già a partire dagli anni Cinquanta le nascite sono in calo a livello globale, in particolare nei Paesi del G7 (Gruppo delle 7 nazioni più industrializzate del mondo: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti). I motivi sono pressoché gli stessi: la legalizzazione della contraccezione, l'accesso all'istruzione e al lavoro, l'emancipazione insomma ha significato per le donne la libertà di scelta rispetto al proprio corpo e al proprio ruolo. Ed evidentemente potendo scegliere le donne scelgono di non fare bambini. Diversamente non ci sarebbe il calo demografico che invece c'è.

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Oppure no? Il mondo è sovrappopolato: siamo 8 miliardi. Quando usiamo il termine “sovrappopolazione”, intendiamo la situazione in cui la Terra non è in grado di rigenerare le risorse che ogni anno vengono utilizzate dalla popolazione mondiale. Gli esperti dicono che questo è avvenuto ogni anno dal 1970. E ogni anno esauriamo le risorse a disposizione mesi prima della fine dell'anno stesso. Anzi, nel 2024 l’Italia è arrivata a consumare il 500 per cento delle sue risorse, ovvero cinque volte le sue possibilità annuali. E molte persone figli non ne fanno perché non sanno in che pianeta cresceranno. 

Il fatto che l'Italia (in realtà i Paesi occidentali) abbia smesso di fare figli da ben prima che i millennials fossero in età per essere responsabili della cosa, emerge dal fatto che il 90 per cento dei Comuni italiani è già oggi sotto il tasso di natalità medio europeo.  Tanto è vero che negli anni Settanta la scrittrice Gaye Tuchman già descriveva le donne senza figli come uno di quei "gruppi marginalizzati" che i media "omettono, banalizzano o condannano".

colpa degli anticoncezionali! (si scherza)

Tutto infatti inizia molto prima della metà degli anni Dieci del Duemila (periodo in cui i Millennial avrebbero dovuto iniziare a fare figli). Tra il 1946 e il 1964 c'è stato il baby boom e in quattro anni sono nati più di un milione di bambini ogni anno: 1946, 1947, 1948 e 1964. Ma dagli anni Settanta – quando fu approvata la contraccezione che prima era illegale - il Paese scende sotto la linea di rimpiazzo e negli anni Ottanta l'Italia entra ufficialmente nella fase di crescita zero. È nel 1993 che l'Italia registra per la prima volta il saldo naturale negativo fin dal 1918. È vero che dal 2020 questi saldi negativi sono di circa 300 mila persone all'anno. Ma è di nuovo a parte gli anni Novanta, quando la natalità in Italia ha registrato una debole ripresa (solo grazie alle donne migranti), che il trend è quello che è dagli anni Cinquanta.

Le persone millennial allora non sono le prime a non volere figli: sono quelle che stanno subendo le ramanzine perché la forbice di nuovi nati contro l'età media si è allargata. E poi sono quelle che hanno politicizzato la questione, che si autodeterminano e non cedono alle pressioni esterne che vorrebbero spingerle a diventare genitori. E lo fanno perché sono consapevoli di tutto quello che comporterebbe. Soprattutto per le eventuali madri.