"Non sono strano, sono papà": la sfida dei padri che scelgono la famiglia
In Italia, mentre una madre su cinque lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio, iniziano a emergere storie di padri che scelgono di cambiare carriera o prendere mesi di congedi parentali per essere più presenti nella vita dei figli.
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Una mamma su cinque in Italia lascia il lavoro dopo l’arrivo del primo figlio, come testimonia il rapporto del 2024 Equilibriste di Save The Children, citando dati Inapp. Il dato sui padri che lo fanno non esiste. Semplicemente perché non lo fanno. Nella fascia di età 25-54 anni se c’è un figlio minore, il numero delle madri occupate si ferma al 63%, contro il 90,4% di quello dei papà, mentre con due figli solo una donna su due mantiene la professione, contro i padri che lavorano ancora di più (90,8%), con un divario che sale a 34 punti percentuali. Quando infatti il lavoro per le donne c’è, un terzo delle occupate ha un contratto part-time (32% dei casi contro il 7% degli uomini). La quota sale al 37% se ci sono due figli a carico a fronte del 5,3% dei padri.
È partendo da questi dati che, in occasione della festa del papà, abbiamo deciso di cercare storie di padri che hanno lasciato il lavoro, preso un part-time o cambiato professione per avere più tempo da passare con i figli. Un’impresa titanica: a risponderci sono stati pochissimi e nessuno ha lasciato il lavoro o richiesto un part time. Ci sono padri però che hanno cambiato lavoro, si sono presi un periodo. Un inizio: qualcosa forse sta cominciando a cambiare.
Padri o "mammi"? Le storie di Michele e Diego
“Ho preso il congedo parentale perché molti forse non sanno che possono prenderlo ENTRAMBI i genitori. La cifra mensile in quel periodo ammonta al 30% dello stipendio. Di solito sono le mamme a prenderlo anche perché solitamente sono i padri ad avere il reddito più alto. Io ho fatto la mia scelta per vivere appieno questi mesi coi miei figli e permettere a mia moglie di tornare al lavoro tre mesi prima. L’uomo che decide di fare il papà a tempo pieno viene sempre guardato con sospetto, come se venisse meno alle sue responsabilità. Devo giustificarmi in continuazione con le persone e tutto ciò che gira intorno alla genitorialità, dalle chat di classe ai colloqui con le maestre, non è qualcosa dei genitori, ma solo delle mamme”: Michele Cascio, alias Il sabbatico su TikTok e Instagram, ha preso il congedo. Non ha lasciato il lavoro. Eppure l’esito è stato essere considerato “strano”, aver fatto una scelta “singolare”.
Le stesse cose accadono quotidianamente a Diego Di Franco, conosciuto sui social network come Il meraviglioso mondo dei papà. Dopo anni frenetici tra eventi e trasferte, il suo mondo è cambiato nel 2019 quando è stato licenziato due giorni prima del rogito per la casa e due mesi prima della nascita della sua seconda figlia. “Mia moglie ha avuto complicazioni durante il parto e se non fossi stato licenziato non avrei potuto esserle accanto. Ho fatto tutto io, ero l’unico uomo a portare mia figlia ad allattare in ospedale e aiutare in ogni aspetto”, racconta. Da quell’esperienza è nata l’idea di condividere la sua quotidianità sui social, raccontando la sua esperienza di padre a tempo pieno, aprire partita iva e dedicarsi alla content creation. “Guadagno poco perché la mia priorità è occuparmi dei bambini e della casa, ma la ricchezza di esperienze che sto vivendo non ha prezzo”, dice. “Molte donne mi contattano sui social chiedendomi se sono separato, un giorno una collaboratrice scolastica mi ha chiesto se fossi vedovo, visto che andavo io a prendere il bambino a scuola. Quando scoprono che sto a casa coi bimbi mi riempiono di complimenti, ma a me non fa piacere proprio per la disparità: con una madre non lo farebbero mai!”.
Cambiare lavoro per stare con la famiglia: le storie di Michele e Francesco
Sono in crescita i padri che cambiano professione o luogo di lavoro per godersi l’infanzia dei figli. Michele Santarelli, avvocato di Milano, racconta: “Era da un po’ di tempo che volevo cambiare studio e così, quando è nata Olivia, ho colto la palla al balzo per lasciare il mio vecchio studio e mettermi in proprio, anche perché da quando è nata, il 9 marzo, fino al 30 giugno 2024, praticamente la vedevo solo nel weekend, arrivavo sempre a casa tardi la sera e lei era già a dormire. Ora lavoro mezza giornata da casa e mezza giornata da uno studio al piano terra del mio stesso palazzo, passo molto più tempo con lei, la porto all’asilo, la vado a prendere, la preparo al mattino e tutto il resto e non potrei essere più felice. La scelta migliore della mia vita”.
Genitorialità paritetica e condivisa
Queste belle storie di coraggio e di amore non vogliono suggerire che i padri debbano rinunciare al lavoro, così come non dovrebbero farlo le madri. Il punto centrale è che la genitorialità dovrebbe essere una responsabilità condivisa, con un sistema sociale ed economico che permetta a entrambi i genitori di vivere appieno sia la dimensione familiare che quella professionale.
Il problema non è chi debba sacrificare la carriera, ma un sistema che ancora considera la cura dei figli come "questione femminile" e non prevede sufficienti tutele e flessibilità per conciliare famiglia e lavoro. Mentre alcune madri sono costrette a lasciare il lavoro per mancanza di alternative, molti padri non considerano nemmeno questa possibilità per pressioni sociali ed economiche. La vera sfida è costruire un paese in cui sia padri che madri possano scegliere liberamente come bilanciare carriera e famiglia, senza che la nascita di un figlio debba tradursi in una rinuncia professionale per nessuno dei due genitori. Le storie raccontate dimostrano che qualcosa sta cambiando, ma la strada verso una vera parità nella genitorialità è ancora lunga e richiede un cambiamento culturale profondo, oltre che politiche concrete di supporto alle famiglie.
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