All I want for Christmas is non essere l'unica a occuparsi di bambini & cene
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L'aria natalizia è alle porte, le persone hanno messo le ghirlande sulle porte e si sente l'odore di candele e neve spray. Ma il Natale, scritto proprio così, "Natale" è nella lista degli elementi più stressanti secondo la scala dello stress di Holmes e Rahe (uno strumento che in psicologia viene usato per misurare lo stress dei pazienti). Perché? Perché le vacanze di Natale per molte persone sono un ricordo degli anni della scuola, nessuno o quasi va in ferie dal 23 dicembre al 6 gennaio. E nel frattempo però ci sono i festeggiamenti, le riunioni, i regali, le cene, la casa piena di gente e soprattutto i bambini.
se per natale lavori il doppio e tu lo sai batti le mani
Anche se indubbiamente ci sono una serie di ragioni per cui le festività natalizie sono stressanti (pensiamo a chi ha una famiglia disfunzionale o a chi non può, non vuole tornare a casa per le feste) gran parte dello stress dipende dal pensiero dei regali, dalla cucina, dalla risistemazione della casa, dall'intrattenimento di ospiti vari e dal pensiero dei bambini. Che non si facciano male, che non piangano / disturbino, che stiano bene, che dormano, mangino, che non restino con il pannolino sporco, che facciano i compiti delle vacanze, e così via. Lavori, tutti, che spettano ancora in gran parte alle donne.
E non solo per le vacanze di Natale, anche le vacanze estive sono spesso delle "non vacanze" per le madri: lo spiegava qui su fem un papà. Ma oltre le testimonianze dirette, sono numerose le ricerche che documentano come le donne sono sproporzionatamente responsabili dei lavori domestici, della cura dei bambini e del benessere emotivo della famiglia durante tutto l’anno. E l'unico motivo per cui è diverso durante le vacanze, quando ci sono i bambini a casa, la spesa da fare e le feste da organizzare, è che è peggio.
Oltre al lavoro fisico, spesso sono le donne a essere sproporzionatamente responsabili del carico mentale associato al lavoro di cura, un lavoro non retribuito che per le madri che sono anche lavoratrici (quando non si dimettono per assenza di servizi alla cittadinanza) diventa una specie di giostra folle sulla quale si fatica a non impazzire.
Parliamo del carico mentale
Grazie a decenni di narrazioni tossiche sulla maternità perfetta, sulla donna di casa perfetta (che pure se lavorano entrambi i partner è la donna che viene colpevolizzata se la casa è in disordine) e a film, riviste e blog che ci presentano scenari natalizi da grand hotel, le donne subiscono la pressione del giudizio rispetto a tutto quello che comporta avere la casa piena di gente. Assumere che in questo quadro la genitorialità non venga condivisa è assumere di avere un robot a casa, non una persona (la genitorialità va condivisa sempre, comunque).
E, se con l'avvicinarsi del Natale, le persone si preparano a prendersi una pausa dal lavoro per trascorrere del tempo con la famiglia, le donne si preparano a lavorare il doppio proprio per la vicinanza con la famiglia.
il lavoro emotivo (anche questo svolto quasi solo da donne)
Il lavoro emotivo è un concetto che sta guadagnando slancio da anni nei circoli femministi e accademici dopo essere stato coniato dal sociologo Arlie Hochschild in un articolo del 1983 sulla regolazione emotiva nel lavoro, ovvero sorridere per far sentire i clienti a proprio agio. Il termine è arrivato a comprendere un tipo di lavoro non retribuito specificatamente legato al genere. Insomma, si intende parte del famoso lavoro di cura, lavoro che è stato definito dalla società come lavoro femminile. Comprende un numero enorme di atti, dall'educazione dei figli al ricordo dei compleanni, dal cucinare la cena all'organizzazione del menage familiare e domestico. Siamo state educate a credere che le donne siano semplicemente brave a prendersi cura degli altri, ma, ovviamente, non esistono attitudini legate al proprio sesso biologico. Oggi, nonostante i cambiamenti sociali, le donne continuano a svolgere quel lavoro (o almeno molte si sentono le uniche responsabili) senza chiaramente essere retribuite e senza che altri membri della famiglia se ne assumano il carico.
Il che significa che molti uomini non sentono la spinta a fare tutte quelle cose che le donne fanno in automatico "perché altrimenti chi ci pensa?" perché semplicemente non è previsto né incentivato né viene chiesto a loro "cosa si mangia stasera?". E quindi sono soprattutto le donne a sopportare il peso del lavoro emotivo, che viene richiesto in quantità eccessiva a Natale quando i bambini non vanno a scuola e quando si passa la maggior parte del tempo tra ospiti e pasti. E il fatto che ad alcune donne piaccia occuparsene non toglie il fatto che non è obbligatorio che siano le donne a farlo.
la favola di natale della supermamma
Come è nato il mito della supermamma? Che impatto ha sul carico invisibile della maternità? La figura della supermamma, immaginaria tanto quanto gli unicorni, è presente nei film e nei programmi TV, sui social media, sui blog delle mamme e sui libri. Ma non sono persone realmente esistenti ed è inutile - e stressantissimo - che le donne che sono anche madri chiedano a sé stesse di aderire al mito. Soprattutto durante le feste di Natale, quando l'impatto del carico invisibile della genitorialità non condivisa si moltiplica. Quindi, per favore, smettiamola.
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