Metodi educativi scolastici a confronto: che cos'è il Modello organizzativo finlandese
In tempo di iscrizioni, FEM aiuta le famiglie a orientarsi tra i diversi approcci didattici. Prima puntata dedicata al MOF: compattazione oraria, interdisciplinarietà e didattica attiva per un apprendimento che resta. Circa 90 scuole in Italia hanno già adottato questo metodo ispirato alla scuola finlandese
Condividi su
È il periodo dell'anno in cui le famiglie sono chiamate a compiere una scelta importante: l'iscrizione dei propri figli al nuovo ordine scolastico. Una decisione che non riguarda solo la vicinanza geografica o la reputazione generica di un istituto, ma sempre più spesso i metodi educativi adottati. Montessori, Waldorf-Steineriano, modello finlandese, scuole nel bosco, didattica tradizionale: l'offerta formativa italiana si è arricchita negli anni di proposte diverse, ciascuna con una propria filosofia e modalità operative.
Che cos'è il Modello Organizzativo Finlandese
Il MOF nasce dall'intuizione di Antonella Accili, dirigente scolastica dell'Istituto Comprensivo di Urbania, nelle Marche. Anni fa, osservando i risultati eccellenti degli studenti finlandesi nelle prove OCSE-PISA, Accili si è posta alcune domande fondamentali: quali caratteristiche rendono vincente il sistema formativo finlandese? Come può cambiare la scuola italiana per mettersi davvero al servizio degli studenti? Da questi interrogativi è nato uno studio approfondito che ha portato alla formulazione del MOF, un modello didattico applicabile a tutti gli ordini di scuola, dall'infanzia fino alle superiori. Oggi sono circa 90 le scuole italiane che hanno adottato questa sperimentazione, con la scuola capofila di Urbania che l'ha implementata dall'infanzia fino al liceo.
Gli obiettivi: oltre la didattica trasmissiva
Il cuore del MOF sta in tre obiettivi ambiziosi ma concreti. Il primo è rendere la scuola un luogo in cui affrontare apprendimento e insegnamento con piacere e curiosità, da cui uscire con le competenze per gestire sé stessi, le relazioni con gli altri, il mondo del lavoro e l'ambiente. Il secondo obiettivo è garantire l'inclusione nel rispetto delle peculiarità di ciascuno. Il terzo è rendere concreto il cammino verso il successo formativo di ogni studente, partendo dalla valorizzazione delle sue caratteristiche personali e potenzialità. "Questo modello, a nostro avviso, permette di dare un'unitarietà a tutte le esperienze innovative che portiamo avanti da anni e di renderle riconoscibili alle famiglie", spiega Anna Polliani, dirigente scolastica dell'Istituto Giorgi. "Se racconti ai genitori cos'è la didattica attiva in una società dove prevale ancora l'approccio trasmissivo, è chiaro che facciano fatica a riconoscerla. Invece, quando si parla di un modello che funziona, che riesce a far raggiungere a tutti gli studenti il successo formativo lavorando sulla motivazione allo studio, sull'autonomia e sull'imparare a imparare, ecco che otteniamo il contrasto alla dispersione scolastica e la valorizzazione delle eccellenze".
L'adozione del MOF non rappresenta per il Giorgi un salto nel vuoto, ma piuttosto la sistematizzazione di un percorso già avviato. "La nostra è una scuola che sperimenta in modo attivo", sottolinea la dirigente. Negli anni l'istituto ha implementato il bilinguismo, il CLIL (insegnamento di discipline in lingua inglese) sia alla primaria che alla secondaria, il metodo WRW (Writing and Reading Workshop) per stimolare creatività nella scrittura e avvicinamento alla lettura, e da 12 anni utilizza esclusivamente l'iPad alle medie. "Da quest'anno abbiamo unificato tutte queste sperimentazioni in un'offerta formativa molto ricca dal punto di vista dei nuovi linguaggi", continua Polliani. "I ragazzi non solo hanno i device in classe e li possono utilizzare, ma fanno anche podcast, videomaking e molte attività laboratoriali che lavorano tutte sulla didattica attiva e sulle competenze digitali". L'istituto dispone inoltre di spazi già predisposti: l'aula Agorà per il debate, banchi a isole e laboratori digitali.
Come cambia la didattica alla scuola primaria
Ma cosa cambia concretamente nella quotidianità scolastica con il MOF? Alla primaria, il primo elemento distintivo è l'abbandono delle schede didattiche. "Già ora non utilizziamo le schede, che purtroppo in molte scuole sono ancora una modalità piuttosto diffusa", chiarisce la dirigente. "La scheda è una sorta di meccanicismo attraverso cui si pensa che l'alunno apprenda, ma l'apprendimento è un processo ben più complesso che va progettato". Il nuovo approccio prevede che, dopo la fase in cui il docente fornisce le strumentalità di base e i contenuti, i bambini lavorino su attività pratiche, spesso interdisciplinari. "Possono allestire una mostra di storia, come è successo l'anno scorso con un percorso sulla Roma antica che poi hanno raccontato ai genitori. Questo permette ai ragazzi di impadronirsi davvero del contenuto", spiega Polliani.
Il secondo pilastro è la compattazione oraria: l'orario non è frammentato ma il più possibile organizzato per aree tematiche e argomenti. "L’obbiettivo è che l'alunno sia veramente immerso in un contenuto e abbia tutto il tempo per approfondirlo e raggiungere un buon livello di competenza. Non si salta continuamente da storia a geografia a matematica, ma si cerca di far rimanere il bambino in un fluire più continuativo, in modo che possa alternare parte teorica e parte pratica".
La struttura oraria della primaria, con il tempo pieno organizzato in blocchi di due-quattro ore, facilita naturalmente questa compattazione. Cambia però l'approccio pedagogico: al centro c'è la didattica attiva, dove l'alunno lavora in modo autonomo per raggiungere i traguardi di competenza, attraverso laboratori, atelier digitali e produzione di elaborati concreti.
Le trasformazioni alla scuola secondaria di primo grado
Alle medie l'implementazione del MOF è più complessa, ma non meno efficace. "Si cerca di evitare che nella giornata si facciano più di tre discipline al massimo", spiega Polliani. "Questo richiede un lavoro importante nella creazione dell'orario scolastico". Il docente può organizzare il proprio insegnamento a moduli. "Pensiamo all'insegnante di lettere che fa italiano, storia, geografia e da noi anche metodo di studio. Può dedicare magari una settimana a storia, lavorare sul metodo e permettere ai ragazzi di costruire una presentazione digitale su un argomento e poi esporla ai compagni. Quest'anno, per esempio, i ragazzi hanno realizzato un podcast imitando lo stile comunicativo del ventennio fascista", racconta con entusiasmo la dirigente. "Hanno studiato come si scriveva, come ci si esprimeva attraverso i giornali e le comunicazioni del governo, hanno fatto una ricerca documentale approfondita e poi hanno creato questi podcast utilizzando il lessico e la sintassi degli anni Trenta e Quaranta. Si sono divertiti moltissimo e hanno approfondito un tema che oggettivamente è difficile far apprendere senza un approccio laboratoriale".
L'orario alla secondaria prevede "spazi" da 55 minuti invece delle tradizionali ore da 60, ma non si perde tempo scuola: i minuti vengono recuperati anticipando l'anno scolastico, attraverso le numerose uscite didattiche (considerate tempo scuola a tutti gli effetti) e con le compresenze, dove i docenti lavorano insieme sui progetti d'istituto.
L'apprendimento che resta
Il punto centrale del MOF è trasformare l'apprendimento da meccanico a significativo. "Quando gli insegnanti dicono 'gliel'ho spiegato ieri e non si ricorda già più', il problema è che non c'è stato abbastanza tempo per sedimentare, non si è fatto lo scaffolding (termine usato in psicologia per indicare l’aiuto dato da una persona ad un'altra per svolgere un compito, ndr) necessario per cui l'alunno deve avvicinarsi al nuovo partendo dal conosciuto, e soprattutto non si è agganciato il sapere a un aspetto pratico", osserva Polliani. "Abbiamo gli stili di apprendimento: ci sono quelli che imparano più con le orecchie, quelli con gli occhi, quelli anche col movimento, i cinestesici. Se non offriamo diverse modalità di accesso alla conoscenza, inevitabilmente perdiamo pezzi per strada". Con il MOF, attraverso l'alternanza di teoria e pratica, il lavoro sui laboratori e l'utilizzo del debate (l'argomentazione strutturata che alla secondaria diventa strumento fondamentale), si costruisce un apprendimento che non finisce "nel dimenticatoio dopo l'interrogazione".
Un aspetto distintivo del MOF è l'attenzione all'empatia come competenza trilaterale: life-skill fondamentale nella vita quotidiana, soft-skill alla base delle competenze richieste nel mondo del lavoro (comunicazione, ascolto, mediazione, collaborazione) e competenza di cittadinanza che educa gli studenti a comprendere il punto di vista altrui, anche se appartenente a culture diverse.
Un modello che funziona
Il MOF rappresenta un'alternativa concreta alla scuola trasmissiva ancora prevalente in Italia. Non si tratta di abolire la lezione frontale o i contenuti disciplinari, ma di integrarli con metodologie che rendano lo studente protagonista del proprio apprendimento, che rispettino i diversi stili e tempi di apprendimento, che costruiscano competenze realmente spendibili nella vita.
"L'obiettivo esplicito è stimolare la motivazione, l'interesse e soprattutto aiutare i giovani a cogliere la bellezza e l'importanza della conoscenza", conclude Polliani. "Vogliamo che acquisiscano uno spirito critico che permetta loro di comprendere e realizzare il proprio progetto di vita". Una scuola dove apprendimento fa rima con piacere, dove l'inclusione non è uno slogan ma una pratica quotidiana, dove ogni studente può trovare la propria strada verso il successo formativo.
Condividi su