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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Le mamme fotografano tutto ma chi scatta fotografie alle madri? Il "Mother photo gap" spiegato

Le mamme fotografano tutto ma chi scatta fotografie alle madri? Il Mother photo gap spiegato
(getty)
Spieghiamo il mother photo gap perché non ci bastano i selfie: vogliamo che le madri siano nell'inquadratura delle fotografie tanto quanto il resto della famiglia
di Eugenia Nicolosi

Le madri sono spesso quelle che documentano tutto: compleanni, recite, vacanze, primi giorni di scuola, pomeriggi qualsiasi che un giorno diventeranno ricordi. Proprio per questo finiscono spesso fuori dalla storia sebbene fossero dietro l’obiettivo.

Il trailer di Una mamma per amica: dove tutto è cominciato

È un’esperienza abbastanza comune, tanto da essere definita in alcuni contesti mother photo gap, cioè il vuoto fotografico delle madri: quella sproporzione per cui negli album e nelle gallerie dei telefoni ci sono moltissime immagini di figlie, figli, partner, parenti, amici e dell'intera famiglia ma pochissime foto delle madri stesse.

il "mother photo gap"

Succede per diversi motivi. Il primo è di natura pratica: chi si prende cura della memoria familiare è spesso anche chi resta fuori dall’inquadratura. Sono le madri a ricordarsi di scattare e ad avere voglia di immortalare i piccoli passaggi della crescita o momenti (che sembrano) irrilevanti. Portano anche questo pezzo di carico mentale: non solo organizzare la vita quotidiana, ma pure archiviarla.

Poi c’è il tema del perfezionismo: molte madri evitano la macchina fotografica perché non si sentono abbastanza in ordine, tra la stanchezza che pensano si legga loro in faccia, al fatto che indossano vestiti qualsiasi, fino al corpo che non corrisponde all’immagine che vorrebbero vedere salvata per sempre. E però un giorno quelle fotografie racconteranno che le madri erano dentro la scena, non dietro. Chi se ne importa se sulla camicetta c'è una macchia di salsa. 

Un fenomeno documentato: le mamme assenti dalle foto

Il New Yorker nel 2022 ha dedicato un pezzo alle "hidden mothers" nelle foto di famiglia, partendo anche dal caso della bibliotecaria francese Laura Vallet: contando 450 foto di famiglia, si era accorta di comparire solo nel 10 per cento degli scatti, contro il 20 per cento del partner. Nello stesso articolo viene citata la ricercatrice Claudine Veuillet-Combier, secondo cui spesso sono le donne a gestire il patrimonio fotografico familiare: scattano, archiviano, commentano e condividono sui social.

Ci sono anche dati recenti, pur da prendere per quello che sono: un sondaggio commerciale britannico di CEWE su oltre 500 madri dice che l’88 per cento dichiara di essere sempre o spesso dietro la macchina fotografica, mentre il 58 per cento dice di non comparire quasi mai nelle foto con il proprio bebè e poi il 66 per cento dice che questa assenza la rattrista.

Sul piano più accademico, esiste della ricerca sulle madri e l’autorappresentazione fotografica: per esempio un articolo del 2024 su Gender, Place & Culture lavora proprio sull’idea di madre invisibile e sulle pratiche di selfie materni, attraverso interviste semi-strutturate con madri.

le madri si fanno molti selfie (ma nessuno le fotografa)

Da quando abbiamo un telefono in mano ogni momento è potenzialmente documentabile compreso il gatto addormentato accanto alla gradinata del centro storico. Ma le madri no, perché le madri sono quelle che si auto documentano scattandosi una marea di selfie o chiedendo a partner, prole o amiche di scattare loro delle foto in posa sul lungomare.

E la differenza è tutta lì: farsi un selfie, chiedere di avere un ricordo, non è la stessa cosa che essere spontaneamente fotografate. Essere spontaneamente fotografata da qualcun’altra o qualcun altro invece, significa essere vista senza dover occuparsene. E non si tratta di costruire l’ennesima estetica della maternità, con la madre bellissima che tiene in braccio un bimbo in fasce, con la luce chiara e i capelli ordinati: si tratta di lasciare traccia del fatto che le madri esistono come donne e come persone anche quando i figli e le figlie hanno dieci, venti, cinquant'anni. 

E non bastano i selfie, chiari tentativi di sopravvivenza e prove autogestite della propria presenza in una storia che altrimenti le terrebbe totalmente fuori campo. Allora pensiamoci e la prossima volta scattiamole noi le foto, senza aspettare che lo chieda e senza farne un evento. Una foto normale, anche storta, anche se lei si sente "brutta". Al massimo la teniamo per noi.