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Aggiornato il: 6 minuti di lettura

Madri dopo i 40? Come affrontare gravidanza, maternità e stigma sociale

Maternità dopo i 40 anni
Maternità dopo i 40 anni  (getty images)
Le ragioni che portano una donna a diventare madre in età avanzata sono molteplici: carriera professionale, percorsi di studio prolungati, desiderio di stabilità economica, o semplicemente la ricerca del partner giusto. In molti casi, il percorso verso la maternità dopo i 40 può includere esperienze dolorose come infertilità o aborti spontanei
di Giulia Cimpanelli

Il fenomeno della maternità dopo i 40 anni ha testimonial d'eccezione nel mondo dello spettacolo. Numerose celebrità hanno scelto consapevolmente di diventare madri in età avanzata, contribuendo a normalizzare questa scelta e a sfidare gli stereotipi legati all'orologio biologico femminile.

Maternità: una nuova narrazione è necessaria per non sentirsi inadeguate

Gianna Nannini ha fatto scalpore nel 2010 quando, all'età di 54 anni, ha dato alla luce la sua prima e unica figlia, Penelope. La rocker senese scrisse in una lettera aperta alla bambina: "Ti chiamerò Penelope perché mi hai aspettato tanto prima di nascere. Hai aspettato che fossi pronta". Una dichiarazione potente che risuona con molte donne che scelgono la maternità in età avanzata dopo aver raggiunto altri traguardi personali e professionali.

Monica Bellucci, icona di bellezza italiana nel mondo, ha avuto la sua seconda figlia, Léonie, a 45 anni. Heather Parisi ha dato alla luce due gemelli, Elizabeth e Dylan, a 50 anni, nel 2010. Carmen Russo è diventata madre all'età di 53 anni, dando alla luce Maria, avuta con il marito Enzo Paolo Turchi. La showgirl ha condiviso apertamente le gioie e le difficoltà di questa esperienza, diventando un punto di riferimento per molte donne che sognano la maternità dopo i 50.

Un caso emblematico è stato quello della modella e attrice Brigitte Nielsen, che ha partorito la sua quinta figlia, Frida, all'età di 55 anni. L'icona degli anni '80 aveva fatto congelare i suoi ovuli quattordici anni prima, dimostrando come la pianificazione e le tecnologie riproduttive possano ampliare le possibilità femminili. Di fronte alle critiche, Nielsen ha risposto con fermezza: "Le persone usano due pesi e due misure. Nessuno alza un sopracciglio per un papà di 60, 70, 80 o anche 90 anni. Eppure un bambino ha bisogno di una madre così come di un padre".

Più recentemente, nel 2021, la supermodella Naomi Campbell ha annunciato, pochi giorni prima del suo 51esimo compleanno, di essere diventata madre. La sua scelta ha nuovamente acceso i riflettori sul tema della maternità in età avanzata, mostrando come anche una donna con una carriera intensa e frenetica come la sua possa decidere di intraprendere questo percorso quando lo ritiene più opportuno.

Queste storie di celebrità hanno contribuito a cambiare la percezione sociale della maternità tardiva, mostrando che, con le giuste precauzioni mediche e il supporto adeguato, diventare madre dopo i 40 può essere un'esperienza appagante e positiva. Le loro esperienze pubbliche hanno aiutato molte donne "comuni" a sentirsi meno sole e più legittimate nelle loro scelte riproduttive, sfidando apertamente il pregiudizio secondo cui esiste un'età "giusta" per diventare madre.

L'età della maternità cambia: sempre più donne scelgono di diventare mamme dopo i 40

In Italia e in Europa si diventa mamme sempre più tardi. Secondo i dati forniti dal programma Age-It, guidato dall'Università di Firenze e finanziato con il Pnrr, la fecondità italiana resta tra le più basse d'Europa, con una media di 1,2 figli per donna nel 2023, tornando ai livelli minimi degli anni Novanta. Parallelamente, l'età media al primo parto è salita a 32,5 anni, facendo dell'Italia il Paese più "vecchio" d'Europa.

Un dato significativo riguarda il contributo della procreazione medicalmente assistita alla natalità italiana: si stima che un bambino su tre nato da madri over 40 sia stato concepito grazie alle tecniche di Pma. Dalla ricerca emerge che la Pma ha contribuito al 3,7% del tasso di fecondità totale in Italia nel 2022, rispetto al 2,1% nel 2013, con un aumento di oltre il 76% in un decennio.

Le motivazioni dietro una scelta consapevole

Le ragioni che portano una donna a diventare madre in età avanzata sono molteplici: carriera professionale, percorsi di studio prolungati, desiderio di stabilità economica, o semplicemente la ricerca del partner giusto. In molti casi, il percorso verso la maternità dopo i 40 può includere esperienze dolorose come infertilità o aborti spontanei.

"Diverse sono le storie che si raccontano - spiega la psicologa dello sviluppo e perinatale, Sara Baggetta -. Si diventa mamme a 40 anni per scelta, per diverse scelte lavorative, di coppia, oppure si arriva a diventare mamme a 40 anni perché magari abbiamo fatto un percorso, abbiamo vissuto un'infertilità, oppure abbiamo vissuto degli aborti, quindi abbiamo vissuto delle perdite".

Vantaggi psicologici: maggiore consapevolezza e maturità

Nonostante i rischi medici associati alle gravidanze in età avanzata, dal punto di vista psicologico ci sono importanti aspetti positivi. La psicologa sottolinea come le donne che affrontano una gravidanza attorno ai 40-45 anni abbiano "raggiunto una maturità, una maggiore consapevolezza di chi si è, di che cosa si vuole, di come si vuole continuare a vivere la vita rispetto a quando hai 20-25 anni". Questa maggiore consapevolezza si traduce anche in un approccio più informato alla gravidanza e alla genitorialità. "Le donne in gravidanza dai 35 ai 45 anni si informano tantissimo, molto più delle giovani - afferma la specialista -. C'è molta più voglia di informarsi, di saperne di più per essere preparate".

Le sfide fisiche ed emotive

Se da un lato la maturità rappresenta un vantaggio, dall'altro una gravidanza dopo i 40 comporta anche sfide specifiche. "C'è tanta paura, tanta preoccupazione di come si può vivere la gravidanza a livello fisico, di possibili patologie nel bambino, ma anche rischi nella salute della mamma" spiega Baggetta.

A questo si aggiunge lo sforzo di adattarsi a un cambiamento radicale delle proprie abitudini consolidate. "Nel momento in cui arriva un bimbo o una bimba quando ho 40-45 anni, soprattutto se parliamo di una primifera, lì mi vai a sconvolgere totalmente la giornata, la vita, tutte le routine che ho, tutte le abitudini e le certezze che ho costruito in questi anni vengono stravolte”, chiarisce la specialista. La fatica può essere sia fisica che mentale: "C'è una maggiore fatica probabilmente forse più anche proprio fisica, dettata dall'età, e anche dettata proprio da questo sconvolgimento. Quando a 40 anni ti destabilizza un po' il tutto, a maggior ragione se tu avevi già consolidato tutto, c'è anche una fatica sia fisica ma secondo me maggiormente mentale".

Madre dopo i 40 anni
Madre dopo i 40 anni  (getty images)

Il rischio dell'iperprotezione

Un aspetto delicato della maternità in età avanzata può essere la tendenza all'iperprotezione. La psicoterapeuta evidenzia come questo atteggiamento sia più frequente nelle madri che hanno avuto difficoltà a concepire: "Se io mamma ho fatto esperienza di perdite, di lutti, di aborti spontanei, o comunque ho faticato tanto, l'ho desiderata tanto questa maternità, e poi è arrivata a 40 o a 43, a maggior ragione quel bimbo, quella bimba, lo andrò a proteggere, perché è prezioso, ho ancora di più paura di perderlo, soprattutto se ho faticato tanto".

Affrontare lo stigma sociale

Uno degli aspetti più difficili per le madri dopo i 40 è gestire i giudizi esterni e le pressioni sociali. La specialista osserva come spesso il giudizio provenga principalmente dalla generazione più anziana: "La maggior parte del giudizio arriva dalla generazione più grande, i nonni o più su, dove hanno vissuto una genitorialità molto giovane".

Questo giudizio si presenta in forma ambivalente: da un lato, "arriva il giudizio del non ti sembra troppo tardi? Lo sai che ci sono duemila rischi?", dall'altro, specialmente per chi ha già un figlio, la pressione di averne un secondo: "Ti dicono che fai non ne fai un altro perché lo lasci da solo. Quindi hai questa tremenda ambivalenza".

Come gestire questa pressione? "Il consiglio è quello di fare sempre riferimento ai propri valori, un po' nel proprio mondo interiore - suggerisce -. Questo figlio è arrivato in questo momento storico perché avrò fatto delle scelte oppure la mia vita mi ha portato per vari motivi ad avere un figlio a questa età. Quindi io cosa penso di me, di questa gravidanza, e lasciare andare quello che gli altri dicono e pensano perché tanto avranno sempre da dire".

La paura di non esserci abbastanza a lungo

Una preoccupazione concreta per chi diventa genitore in età avanzata è quella relativa al futuro: "C'è un po' questa preoccupazione proprio a livello di salute o di poter morire prima - conferma la psicoterapeuta -. Sicuramente il timore della propria salute e quindi la possibilità di morire quando i figli sono piccoli, adolescenti, è una cosa che accomuna tutti i genitori, però a maggior ragione nei genitori più grandi quando hanno avuto i figli oltre i 40 anni".

Come gestire queste ansie? "Se lo si condivide con il partner già è un primo step, nel senso che abbiamo modo di condividere le paure, i dubbi. E quindi in primo istante sicuramente condividerlo con il partner perché ci può offrire una prospettiva diversa. Se invece queste preoccupazioni diventano invasive, "il suggerimento è di rivolgersi a uno psicologo per avere un supporto".

Il contributo della medicina alla maternità tardiva

Il progresso della medicina riproduttiva ha permesso a un numero crescente di donne di realizzare il sogno della maternità anche dopo i 40 anni. I dati del programma Age-It mostrano come la procreazione medicalmente assistita stia assumendo un ruolo sempre più cruciale nel sostenere i desideri di genitorialità e la fecondità complessiva”. Questo trend è destinato a rafforzarsi anche grazie all'avvio a regime dei nuovi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) che finalmente prevedono la copertura per molte delle prestazioni collegate alla Pma.

Ripensare le politiche familiari

Daniele Vignoli, direttore scientifico del programma Age-It, sottolinea come per affrontare i cambiamenti demografici in atto sia "fondamentale identificare e rimuovere gli ostacoli strutturali che impediscono alle donne e alle coppie di pianificare e realizzare il numero di figli desiderato nei tempi auspicati."

Secondo Vignoli, le politiche di stampo "pronatalista" come baby bonus o incentivi specifici si sono dimostrate poco efficaci. Ciò che invece conta davvero è "l'indipendenza economica di una coppia, avere due stipendi e un reddito dignitoso e senza squilibri di genere."

Diventare madre dopo i 40 rappresenta oggi una scelta sempre più diffusa e supportata dai progressi della medicina. Se da un lato comporta rischi fisici e sfide emotive specifiche, dall'altro offre il vantaggio di una maggiore consapevolezza e maturità.

Come riassume efficacemente Baggetta: "Alla fine dobbiamo fare i conti con i nostri valori e dobbiamo ritornare ai nostri valori perché sono quelli che ci guidano in ogni fase della vita, in ogni scelta della vita". In un mondo che non smette mai di giudicare, la chiave è quindi rimanere fedeli a se stesse e alle proprie scelte, qualunque età abbiano.