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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Le novità della procreazione medicalmente assistita "per tutti", che non è affatto per tutti

Le novità della procreazione medicalmente assistita per tutti, che non è affatto per tutti
(getty)
La procreazione medicalmente assistita entra nei Livelli essenziali di assistenza garantiti dal Sistema Sanitario.
Ma, è davvero "per tutti"? 
di Eugenia Nicolosi

Che bella sensazione leggere la notiza sui giornali e perché no, i post social di chi la condivide con gioia: "la Procreazione medicalmente assistita, finalmente, per tutti". Ma che significa davvero? Che è entrata nei cosiddetti LEA. Che non è esattamente la notizia in cui speravano migliaia e migliaia di donne, cioè che la pratica si aprisse a "tutti", appunto. La Procreazione medicalmente assistita (PMA) è ancora vietata alle donne single e alle donne unite civilmente o conviventi con una partner dello stesso sesso

PMA Cosa significa diventare genitori attraverso la procreazione medicalmente assistita?

A (soli) vent’anni dalla legge 40 che nel 2004 l'ha introdotta tra le pratiche consentite "qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci", la Procreazione Medicalmente Assistita torna a far parlare di sé compiendo un passo che è stato descritto come "storico". È infatti entrata a far parte dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) dal primo gennaio 2025: le tecniche di fecondazione omologa ed eterologa sono quindi incluse tra le prestazioni che le Regioni italiane devono garantire gratuitamente ai cittadini, anzi alle cittadine. Un traguardo certamente importante sia da un punto di vista simbolico che pratico. Ma che è lontano da essere "storico". La Pma continua a essere una pratica riservata ad alcune donne. Non a tutte.

La "nuova" legge sulla procreazione medicalmente assistita

La Pma è un insieme di tecniche mediche che aiutano le coppie eterosessuali con difficoltà riproduttive a concepire un figlio o una figlia. Le due principali modalità incluse nei LEA sono la fecondazione omologa che utilizza i gameti (spermatozoi e ovociti) della coppia stessa e la fecondazione eterologa che prevede l’utilizzo di gameti provenienti da donatori esterni.

Le procedure comprendono una serie di passaggi altamente tecnologici, come la stimolazione ovarica, il prelievo degli ovociti, la fecondazione in laboratorio e il trasferimento degli embrioni nell’utero. Si tratta di pratiche spesso onerose, che fino ad ora erano accessibili solo a chi poteva permettersi di pagare cifre che partono da 5mila euro a ciclo, escluse alcune Regioni che avevano deciso autonomamente di rimborsare i trattamenti.

Dal 30 dicembre 2024, la Procreazione medicalmente assistita è stata ufficialmente inclusa nei LEA grazie all'approvazione del nuovo decreto tariffe da parte della Conferenza Stato-Regioni. Questo significa che le coppie italiane eterosessuali con problemi di infertilità possono ora accedere a queste prestazioni attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, gratuitamente o con il pagamento di un ticket.

L'inclusione della Pma nei LEA comporta importanti novità: tra queste l'esecuzione in regime ambulatoriale. Il ricovero è riservato solo ai casi con specifiche necessità mediche. Novità pure sui limiti di età e il numero di tentativi: le donne fino a 46 anni potranno accedere fino a sei cicli di Pma senza esclusione di alcuna tecnica e, questa integrazione, mira a garantire un accesso più equo e inclusivo alle procedure in tutte le regioni italiane, assicurando qualità, sicurezza e appropriatezza dei trattamenti, oltre a ridurre la mobilità interregionale e verso l'estero.

forse si sta parlando di "inclusione" a sproposito

Con l’ingresso della Pma nei Livelli essenziali di garanzia, si abbatte certamente la barriera economica che limitava l’accesso alla tecnica per molte coppie. Ma questa vittoria è incompleta e lascia l’amaro in bocca a tutte quelle donne e quelle coppie che devono ancora, se possono, viaggiare oltre i confini Italiani per sottoporsi alle procedure. All'estero infatti, la Pma esiste da molto più tempo e non è un "diritto" esclusivo delle donne eterosessuali e regolarmente sposate.La legge 40, fin dalla sua introduzione, ha imposto regole rigide e limitanti sull’accesso alla Pma. Con le modifiche introdotte, rimane l’esclusione delle coppie dello stesso sesso e delle donne single, perpetuando una discriminazione che riserva la pratica esclusivamente alle coppie eterosessuali riconosciute legalmente. Le donne single, le coppie lesbiche e quelle omosessuali maschili restano tagliate fuori, costrette a cercare altrove – spesso all’estero – un percorso che in Italia è ancora negato. Questa esclusione non è solo un problema legislativo, ma un fallimento culturale che perpetua lo stigma verso le famiglie non eterosessuali.

La mancanza di inclusività non è solo una questione di diritti, ma anche di visione: un Paese che si dichiara preoccupato per il declino demografico non può permettersi di lasciare indietro chi desidera costruire una famiglia. Ma l’Italia continua a legiferare come se le famiglie arcobaleno non esistessero. Per superare questa disuguaglianza, è necessaria una riflessione più ampia su cosa significhi "famiglia" nel 2025, nell'Italia dei single e del calo demografico.