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Le lauree che fanno trovare lavoro: la mappa dei corsi più richiesti per la Gen Z

Studentessa universitaria
Studentessa universitaria  (getty images)

Addio test a Medicina, ma servono davvero tutti questi medici? Ecco le facoltà che garantiscono un futuro (e uno stipendio) ai giovanissimi

di Giulia Cimpanelli

L'abolizione del test d'ingresso a Medicina a partire dal 2025 rappresenta una vera e propria rivoluzione nel panorama universitario italiano. Una svolta epocale che apre le porte della facoltà più ambita del Paese, ma che solleva anche interrogativi cruciali: davvero avremo bisogno di tutti questi futuri medici? E soprattutto, quali sono oggi le scelte universitarie più strategiche per chi si affaccia al mondo dell'istruzione superiore?

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Il paradosso della Medicina: carenza oggi, surplus domani

"La scelta dell'università non dovrebbe basarsi unicamente sulle statistiche occupazionali: conta anche l'allineamento con le proprie passioni e attitudini personali - spiega Elena Panzera, Presidente di AIDP Lombardia -Tuttavia, conoscere i trend del mercato del lavoro serve a fare scelte più consapevoli e mirate".

E i dati sul settore sanitario raccontano una storia complessa. Secondo una ricerca Randstad, l'Italia vive oggi una grave carenza di professionisti sanitari - una situazione che ha costretto gli ospedali a ricorrere a misure di emergenza. Il problema è nato dai continui tagli agli accessi alla facoltà di Medicina, solo gradualmente aumentati dal 2019. A questo si aggiunge il picco dei pensionamenti e l'effetto pandemia, che ha spinto molti medici ad anticipare il ritiro.

Ma tra un decennio, quando arriveranno sul mercato i laureati delle "annate del cambio di rotta", si prevede un surplus di medici. Una previsione che fa riflettere: tra 10 anni potremmo trovarci con troppi camici bianchi e troppo pochi posti di lavoro. Sorte opposta per gli infermieri, per cui si stima una carenza di 300mila unità al 2035.

STEM: le discipline del futuro (che è già presente)

Se il futuro della Medicina appare incerto, altre aree di studio mostrano prospettive decisamente più solide. "Le aree più promettenti continuano a essere quelle tecnico-scientifiche - conferma Panzera -. In particolare, tra le più richieste nei prossimi anni ci saranno le lauree in Ingegneria - informatica, meccanica, civile, gestionale - insieme a Scienze matematiche, fisiche e informatiche, Scienze biologiche e biotecnologiche, Chimica e tecnologie farmaceutiche".

Studentessa universitaria - materie stem
Studentessa universitaria - materie stem  (getty images)

Secondo il rapporto Excelsior di Unioncamere, nei prossimi cinque anni l'Italia avrà bisogno di circa 3,5 milioni di nuovi lavoratori, di cui 1,2 milioni saranno laureati o con alta formazione. E le discipline STEM sono al centro di questa domanda, perché forniscono le competenze per settori in forte espansione: intelligenza artificiale, cybersecurity, sostenibilità ambientale, logistica avanzata.

L'energia verde: il boom che manca di talenti

Un caso emblematico è quello del settore energetico, dove la transizione green sta creando opportunità enormi ma anche carenze preoccupanti. Secondo l'analisi di Gi Group, il raggiungimento dell'obiettivo europeo del 42,5% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 potrebbe generare oltre 250mila nuovi posti di lavoro.

"Si tratta in gran parte di profili ad alta specializzazione tecnica, che le aziende faticano a reperire", spiega Paola Denegri, Division Manager Energy di Gi Group.Tra le figure più ricercate ci sono Civil & Structural Engineer, Electrical Project Engineer, Process Engineer, ma anche ruoli più operativi come manutentori elettrici e tecnici termoidraulici. Il problema? "L'offerta formativa attuale risulta ancora frammentata - denuncia Denegri -. I percorsi IFTS e ITS, nonostante il potenziale, risultano ancora numericamente insufficienti e poco valorizzati".

Le professioni emergenti: dall'AI all'hospitality

L'osservatorio AIDP sulle professioni in ascesa nel 2025 rivela un panorama variegato e interdisciplinare. "Vediamo ai primi posti sia figure hi-tech sia figure più tradizionali che si innovano - racconta Panzera -. Il consulente di viaggio digitale testimonia il rilancio del turismo post-pandemia unito alla dimensione online, mentre la richiesta di ingegneri dell'intelligenza artificiale conferma la centralità dell'AI nelle aziende".

Sono in crescita anche posizioni nell'ambito HR e nell'hospitality, fino a nuove specializzazioni legate alla sostenibilità e ai dati. "Le professioni emergenti mostrano quanto interdisciplinare e variegato stia diventando il panorama lavorativo: dalla tecnologia pura ai temi ESG della sostenibilità. Molte combinano competenze diverse".

Economia e gestione: sempre una scommessa vincente

Non solo STEM: crescono anche le richieste di laureati in ambito economico-statistico e in gestione delle risorse umane. "Le aziende cercano professionisti capaci di analizzare dati, gestire processi e persone, e adattarsi a contesti in continua trasformazione", spiega Panzera.

Questo perché il futuro del lavoro sarà sempre più interdisciplinare: "Già oggi vediamo crescere la domanda di profili 'ibridi' con competenze miste, capaci di dialogare tra più domini. Un laureando in economia potrebbe trarre vantaggio da competenze informatiche; un ingegnere gestionale potrebbe distinguersi se ha anche nozioni di psicologia del lavoro".

Le competenze trasversali: il vero asso nella manica

Ma oltre alla scelta della facoltà, c'è un elemento che gli esperti considerano fondamentale: le competenze trasversali. "In un mercato in continuo mutamento, la capacità di reinventarsi è fondamentale almeno quanto la scelta di una "laurea giusta - sottolinea Panzera -. Qualità come la proattività, la capacità critica e analitica, la creatività, l'empatia e la predisposizione al continuo apprendimento sono quelle che garantiscono di restare flessibili e competitivi". È su queste abilità "squisitamente umane" - formulare domande giuste, comprendere i contesti, entrare in empatia - che bisogna puntare.

Il networking: l'arte di costruire ponti

Un altro elemento cruciale è spesso sottovalutato dai giovani: il networking. "In un mercato globale e interconnesso, le competenze relazionali sono un fattore abilitante per il successo - avverte Panzera -. Costruire una rete di contatti autentici, sapersi confrontare e collaborare, cercare mentorship sono attività cruciali".

Durante l'università, "investire nelle relazioni è importante quasi quanto sviluppare il proprio CV. Significa partecipare a community, essere presenti su LinkedIn in modo professionale, e soprattutto dare e chiedere supporto".

I consigli per la scelta giusta

Come orientarsi, quindi, in questo panorama complesso? "Scegliete con il cuore, ma formatevi con la mente aperta - è il consiglio di Panzera ai giovani -. La scelta della facoltà dovrebbe tenere conto dei propri interessi profondi e dei valori personali: studiare ciò che appassiona porta motivazione e risultati migliori. Tuttavia, è importante anche informarsi sui trend occupazionali".

I giovani non dovrebbero avere paura di "contaminare" la propria formazione: un medico con competenze in data analysis e telemedicina sarà ancora più ricercato nel futuro digitale della sanità.

Il verdetto: STEM vincenti, ma con strategia

Se dovessimo stilare una classifica delle facoltà più "convenienti" per i prossimi 5-10 anni, al primo posto ci sarebbero senza dubbio le discipline STEM - Ingegneria in primis, seguita da Informatica, Matematica e Scienze. Al secondo posto Economia e materie statistiche, sempre più richieste nell'era dei big data.

Medicina rimane una scelta solida, ma con alcune avvertenze: meglio puntare su specializzazioni meno gettonate come medicina d'urgenza o malattie infettive, dove la carenza è maggiore, e sviluppare sin da subito competenze digitali e manageriali. "L'intelligenza artificiale potrà anche automatizzare molti compiti, ma non potrà mai sostituire l'intuizione, la creatività e l'umanità che porterete nel vostro lavoro - conclude Panzera -. Questo è il vantaggio competitivo più grande su cui investire".

La rivoluzione del numero chiuso a Medicina è solo l'inizio: il vero cambiamento sta nel ripensare completamente l'approccio agli studi universitari, in un mondo del lavoro che premia sempre di più la flessibilità, l'interdisciplinarietà e la capacità di imparare continuamente.