Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
il lato oscuro Aggiornato alle 3 minuti di lettura

La questione del lato paterno della famiglia

Fioccano meme (e video meme) sul fatto che il lato paterno della famiglia sia quello più distante, rispetto al lato materno. 
E dal momento che spesso è vero, cerchiamo di capire il perché. 
di Eugenia Nicolosi
La questione del lato paterno della famiglia

C'è un video che viene ripostato sui social in continuazione: il protagonista o la protagonista si dispera con una musica triste in sottofondo mentre chi guarda legge la scritta "quando realizzi che fai parte del lato paterno della famiglia". Si riferisce a tutte quelle persone che hanno nipoti che sono i figli o le figlie dei fratelli, con cui quindi il legame è stabilito dalla linea paterna e per qualche motivo. prendere coscienza di appartenere a quel lato della parentela, coincide con la presa di coscienza di una specie di "discriminazione" (abusiamo del termine per questa volta).

E io, dalla mia posizione per nulla privilegiata di zia dalla parte di papà, di questo disagio ne so qualcosa. E perché questa "verità" è praticamente universale? Contenuti di questo tipo, tra immagini e vdeo, vengono condivisi da persone di ogni parte del mondo. E non è un caso. Ma andiamo con ordine.

Nessun clichè: il lato paterno è quello con cui si hanno meno rapporti

Ovviamente esistono le meravigliose eccezioni, ma dalla mole di contenuti dedicati alla questione del lato paterno della famiglia è ovvio che la questione, appunto, esiste. Si scopre che le ragioni dietro queste dinamiche relazionali diffuse sono sia di natura culturale che di natura scientifica.

Da oltre un ventennio la ricerca indaga (e teorizza) sulla disparità tra il lato materno e il lato paterno di un nucleo familiare: una disparità che da chi se ne occupa viene chiamata "vantaggio matrilineare" (cioè della parte materna della famiglia).

Esperte ed esperti di sociologia e psicologia sostengono infatti che alla base della distanza con gli zii, i nonni e i cugini dalla parte di papà ci siano in primo luogo i rapporti tra le figlie femmine che diventano madri e i loro genuitori. In sostanza, alla base della disparità di frequntazione e legame c'è il ruolo dei nonni materni. E andando ancora più a fondo si scopre che a determinare la vicinanza con la parentela di mamma c'è il rapporto tra le madri e le figlie che, seppur spesso non privo scontri e differenze, tende a essere abbastanza stretto.  

Quando le figlie diventano madri tendono ad assumersi maggiori responsabilità nel compito di "mantenere unita la famiglia", partendo dai legami familiari propri, organizzando eventi di famiglia e privilegiando gli incontri con i propri familiari che hanno bambini o bambine in modo che possano crescere insieme ai propri figli o alle proprie figlie. Accade anche per una questione di "familiarità" e fiducia nel lasciare alle cure e sotto la vigilanza dei propri parenti il proprio figlio o la propria figlia, soprattutto se di pochi mesi o anni.

 

Young, wild and...dad! Episodio 4: Renato Biancardi parla dei congedi di paternità e quanto sia importante avere tempo da dedicare ai figli

La teoria del "vantaggio matrilineare"

E i mariti / padri? Stando alla teoria del vantaggio matrilineare gli uomini che mettono su famiglia con una donna non sono del tutto consapevoli di questa dinamica di squilibrio che porta i bambini e le bambine a un fisiologico allontanamento dai nonni paterni (e zii e cugini).  Una eventuale consapevolezza di questo divario sarebbe sufficiente per motivare i papà a colmarlo organizzando loro le riunuoni di famiglia e organizzando loro il tempo di gioco e di interazione dei bambini e delle bambine in modo che possano conoscere e affezionarsi a nonni e cuginetti.

In un altro studio che ha sempre messo a tema il vantaggio matrilineare è emerso che i bambini e le bambine confermano di avere legami più forti con i loro nonni materni, in particolare con le nonne materne. E nel corso della stessa ricerca viene fuori che anche i nonni tendono a sentirsi particolarmente legati ai figli delle loro figlie

La tendenza globale a "preferire" il lato di mamma

Un fattore chiave nella percezione del lato paterno della famiglia come "più lontano", nella maggioranza delle famiglie (sia occidentali che orientali) potrebbe essere la divisione dei ruoli determinata dagli stereotipi di genere: le donne hanno introiettato il dovere di mantenere i legami di parentela con i propri genitori, sorelle e fratelli e il rapporto saldissimo con la propria madre tanto da preferire, dove possibile e spesso nonostante attriti, di abitare nei pressi della casa dei genitori. E lo stesso hanno fatto le loro madri. O le madri delle loro madri.

media_alt

Quando i ricercatori dietro uno studio del 2010 hanno esaminato le famiglie di tre generazioni hanno scoperto che le madri erano responsabili della grande maggioranza del lavoro di cura (ma va?) e della comunicazione all'interno di una famiglia composta da diversi nuclei. E al secondo posto in questto ruolo non c'erano i loro partner uomini ma le loro madri: le nonne materne. Dato che le donne hanno evidentemente maggiori probabilità di mantenere salda la rete con la famiglia, è anche maggiore la probabilità che di tale rete siano il centro. E quindi non è difficile immaginare che le loro figlie e i loro figli le vedano come il centro. 

L’ironia è che è stato lo stesso sistema patriarcale (caratterizzato dalla presenza e dall'autorità del patriarca, quindi il padre) a creare le condizioni per cui a determinare le dinamiche interne della famiglia fosse il ruolo della donna. Di fatto estromettendola per decenni dallo spazio pubblico le ha garantito il privilegio e la centralità in quello domestico e familiare (ma non l'autorità). 

La verità è che se così tanti adulti fanno meme o, per carità, soffrono davvero, della distanza dalla parte paterna della loro famiglia significa che sono stati altrettanti padri a non alimentare i legami di affetto, confidenza e vicinanza tra il loro nucleo di origine e i loro figli e le loro figlie. Che appunto oggi sono quegli adulti che fanno meme.