Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Aggiornato il: 2 minuti di lettura

La prossima mossa dell'Ai è quella di entrare nei giocattoli (lo sta già facendo): diventeranno più furbi di noi?

La prossima mossa dell'Ai è quella di entrare nei giocattoli (lo sta già facendo): diventeranno più furbi di noi?
Nell'episodio "Lisa contro Malibu Stacy" dei Simpson abbiamo visto cosa accade quando le parole pronunciate da una bamboila deludono la piccola progressista.
Ecco: i giocattoli stanno per diventare intelligenti.
Forse più intelligenti di noi.
di Eugenia Nicolosi

C’è stato un tempo in cui bastava una Barbie che piegasse le ginocchia o una pista Hot Wheels che facesse il giro della morte per farci spalancare gli occhi. Poi sono arrivati i giochi elettronici, i pupazzi parlanti e persino le bambole che ti raccontavano storie premendo un pulsante.

Chiara Valerio e l'AI: chi ha paura dell'intelligenza artificiale?

Ma ora, con un accordo appena siglato tra Mattel e OpenAI, la soglia di meraviglia (e di perplessità) potrebbe alzarsi ancora: l’IA generativa sta per entrare di prepotenza nella cameretta dei bambini e delle bambine. L’idea, sulla carta, è affascinante.

Per i bambini e le bambine potrebbe essere un salto nell’immaginazione come non se ne vedeva da decenni. Per i genitori, un mix di stupore e sospetto: perché se un giocattolo impara ogni giorno di più, quanto ci metterà a conoscere noi meglio di quanto noi conosciamo lui? Le questioni delicate non mancano. Privacy, sicurezza, contenuti inappropriati: possiamo davvero prevedere tutte le risposte di un’IA in miniatura?

l'accordo che fa diventare i giocattoli intelligenti (forse più di noi)

Mattel metterà a disposizione il suo arsenale di icone — da Barbie a Fisher-Price — mentre OpenAI fornirà l’intelligenza, quella capace di ricordare, inventare, adattarsi e conversare in modo naturale. Non si tratta solo di creare pupazzi più “chiacchieroni” o che possano inventare giochi - e proporsi per farli - al posto di bimbi e bimbe: ma di ripensare l’intero processo creativo. Dai primi schizzi al prototipo, passando per il design narrativo, l’Intelligenza Artificiale potrà dare una mano a inventare nuovi mondi di gioco in tempi record.

C’è da immaginarselo: una Barbie che ricorda la favola che le avete raccontato ieri e vi chiede di finirla insieme. Una macchinina Hot Wheels che vi sfida a una nuova acrobazia perché “la scorsa era troppo facile”. Per i bambini e le bambine, un’esperienza immersiva e su misura; per i genitori, un potenziale alleato educativo. Eppure, come in ogni favola, c’è un lato in ombra. 

[[ge:kolumbus:alfemminile:1961291]]

Privacy a rischio, legami emotivi unilaterali (un giocattolo che ascolta e “risponde” può creare legami profondi ma finti), creatività messa per sempre in stand-by e risposte imprevedibili. Le AI generative possono scappare di mano. Infatti i giocattoli dotati di intelligenza artificiale potrebbero diventare troppo “autonomi” e perfino veicolare contenuti inappropriati, come del resto accade già alle chat dotate di AI degenerative

prospettive possibili

I precedenti non mancano: “Hello Barbie”, lanciata nel 2015, fu criticata per la raccolta di conversazioni via Wi-Fi, finendo al centro di dibattiti sulla privacy. Oggi le tecnologie sono più sofisticate, ma le domande rimangono le stesse: dove finiscono i dati? Chi decide cosa può dire (o non dire) un giocattolo? E come evitare che un bambino sviluppi un legame emotivo con un’entità che, in fondo, non prova nulla?

Il cinema ci ha già messo in guardia, a modo suo. In Small Soldiers, i giocattoli “intelligenti” finivano per avere idee proprie e non sempre amichevoli. La realtà non è un film, certo, ma la lezione resta: più un oggetto sembra vivo, più dobbiamo chiederci chi ne tira i fili. Questa partnership tra Mattel e OpenAI potrebbe inaugurare un’epoca d’oro per il gioco, fondendo la creatività artigianale con la potenza dell’IA. Ma la sfida sarà mantenerne il lato umano, preservando quell’imperfezione gioiosa che da sempre fa parte del giocare. Forse nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire il piacere di inventarsi un’avventura con due mattoncini e un po’ di fantasia, ma a scrivere è una millennial. Quindi chissà.