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La mancata "nonnità" che impedisce ai boomer di empatizzare con i millennial

A quanto pare i boomer sono tristi perché non sono (ancora) diventati nonni e se la prendono con i millennial.
Ma i boomer sono pronti a fare i nonni? 

A quanto pare si sono inaspriti i toni tra i boomer (nati approssimativamente tra il 1946 e il 1964) e i millennial (nati tra il 1981 e il 1996): il tema della mancata genitorialità e, per estensione, della mancata "nonnità", è finalmente arrrivato al suo punto di non ritorno. Perché se i primi non vedevano l'ora di diventare nonni, i secondi a diventare genitori non ci pensano nemmeno.

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i boomer che non vedono l'ora di diventare nonni

I boomer sono cresciuti in un contesto in cui la genitorialità era considerata una tappa fisiologica, per non dire obbligatoria, della vita di chiunque. Di conseguenza per le persone della loro generazione diventare nonni è la naturale prosecuzione di questo ciclo perpetuo. I millennial, d'altro canto, si trovano spesso in situazioni economiche e sociali fragili e che rendono più difficile (o meno desiderabile) intraprendere il percorso della genitorialità e, inoltre, le ragazze e le donne di millennial e gen z semplicemente non vogliono diventare madri sapendo che la loro vita - e quasi sempre solo la loro vita - si stravolgerìà.

I boomer non empatizzano, anzi: la scelta di non avere figli da parte dei millennial viene percepita quasi come un "fallimento" personale o culturale e i millennial non possono che reagire male a pressioni di questo tipo, rendendosi conto della totale mancanza di comprensione, anche perché millennial e gen z tendono a colpevolizzare proprio i boomer se le circostanze attuali (soprattutto economice e sociali) sono quelle che sono. E quali sono? L'acquisto di case, la stabilità lavorativa e il costo della vita che per i boomer erano non solo accessibili, ma particolarmente vantaggiose, mentre per i millennial sono un miraggio: stipendi e redditi stagnanti dal 1993, costo della vita crescente e precarietà lavorativa impediscono ai millennial di ragionare a lungo termine, figuriamoci di pianificare la genitorialità.

Ma da una parte c'è la razionalità, dall'altra l'emotività: i millennial sanno bene quali sono le condizioni nelle quali si devono muovere, ciò nonostante subiscono ugualmente la pressione e il senso di colpa che arrivano dall'esterno e si sentono schiacciati tra il desiderio di soddisfare le aspettative familiari e la realtà delle loro vite. E si sentono rimbrottare, da famiglie e perfino dalla classe politica, che chiedono loro di "cambiare priorità". Ma molti millennial che privilegiano le esperienze personali, i viaggi o la carriera rispetto alla genitorialità, a volte lo fanno perché effettivamente rifiutano il modello di vita "classico", altre volte perché psicologicamente e a causa delle circostanze non riescono a immaginarsi responsabili della crescita di un altro essere umano e, in realtà, prendono la genitorialità talmente sul serio da non vederla come una "tappa" della vita ma come una scelta consapevole che, infatti, molti non abbracciano.

Nel senso: i boomer e le altre generazioni pensano che i millennial siano solo egoisti, quando in realtà sono la prima generazione ad aver fatto un ragionamento personale e collettivo che ha messo in discussione ciò che i boomer hanno fatto in automatico. I millennial infatti condannano la superficialità con cui molti boomer hanno messo su famiglia senza essere emotivamente pronti e senza, spesso, volerlo davvero ma solo perché "a un certo punto si diventa genitori". Quindi dal punto di vista dei millennial è il desiderio dei boomer di diventare nonni a essere un atteggiamento egoistico e autocentrato, piuttosto che un vero interesse per la felicità dei propri figli.

"il dolore inespresso di non essere mai diventati nonni"

L'articolo del New York Times intitolato "Il dolore inespresso di non essere mai diventati nonni" esplora le esperienze di individui che, per vari motivi, non hanno avuto l'opportunità di diventare nonni e racconta come ciò possa generare sentimenti di tristezza, perdita e isolamentoLa società tende a celebrare la figura dei nonni, associandola a gioia e realizzazione. Chi non ha nipoti di conseguenza può sentirsi esclusa o escluso, come se mancasse un elemento fondamentale della loro identità ma non solo. La mancanza di nipoti può portare a sentire un vuoto emotivo per non essere parte di una realtà "narrata" come naturale dai media e spinta dalla tradizione. Indipendentemente dalla causa, l'impatto emotivo della mancata "nonnità", secondo l'articolo, può essere sgradevole e provante. Ma c'è un gigantesto "ma".

boomer italiani e boomer americani sono molto diversi

I boomer americani e italiani condividono alcune caratteristiche ma sono in realtà connotati da molte, molte, differenze. Gli americani, a cui fa riferimento l'articolo del New York Times sono cresciuti nel boom economico post-Seconda Guerra Mondiale, con una rapida espansione industriale, suburbana e tecnologica, hanno vissuto nel contesto della Guerra Fredda e di una prosperità economica senza precedenti, con l'accesso diretto a un mercato del lavoro dinamico e opportunità educative mai viste. Hanno assistito a cambiamenti culturali impressionanti come i movimenti per i diritti, la controcultura degli anni Sessanta e le prime moderne pratiche femministe.

Beneficiando di un’economia basata sul capitalismo espansivo e su opportunità di crescita professionale in molti settori, i boomer americani hanno sperimentato in prima persona la crescita del settore tecnologico e, intanto, hanno sviluppato una cultura della proprietà immobiliare grazie alle enormi possibilità di comprare case a prezzi accessibili (pensiamo alla villetta dei Simpson, comprata e gestita con il solo stipendio di Homer).

italians boomer: altro che nonni, eterni ragazzini con manie di protagonismo

I boomer italiani sono cresciuti durante il dopoguerra in un Paese che stava faticosamente ricostruendosi, con l'Italia che passava da un'economia prevalentemente agricola a una industrializzata. Sì, conoscono il "miracolo economico italiano" negli anni Cinquanta e Sessanta che ha dato il via all'epoca del materialismo e del consumismo, ma il contesto politico è sempre stato instabile, con forti divisioni ideologiche tra destra e sinistra e una società fortemente influenzata dalla Chiesa cattolica. Molti provengono da famiglie molto numerose e hanno sperimentato il passaggio dal lavoro agricolo a quello industriale e urbano in cui la famiglia è diventata "nucleare" senza che si spezzasse il legame con la parentela allargata ma tutto ciò è avvenuto in un contesto economico con l’ascensore sociale mezzo rotto (e che ora si è rotto definitivamente). La famiglia è centrale nella scala dei valori dei boomer italiani e per questo sentono un forte senso di responsabilità intergenerazionale.

Ma i boomer italiani hanno beneficiato di un’economia e di dinamiche sociali particolarmente favorevoli senza preoccuparsi di garantire lo stesso ai loro successori né delle conseguenze della loro gestione delle risorse (cambiamento climatico, disuguaglianze economiche). Tendono a spingere per l'indipendenza dei figli, ma sono stati una generazione di "accumulatori" che spinge perché venga replicato un modello familiare inabbracciabile e per aver monopolizzato spazi e industrie, impedendo alle generazioni successive di accedere a proprietà, ruoli di potere, stabilità economica. In sostanza, se i boomer vogliono diventare nonni dovrebbero iniziare a comportarsi da nonni. Per esempio lasciando i posti di comando ai millennial? Ci proviamo?