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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

La festa del papà: una celebrazione vuota senza riforme eque

Mentre la società celebra i padri, molti di loro continuano a lottare per trovare un equilibrio tra lavoro e famiglia. Ecco come il sistema italiano non supporta adeguatamente i papà nel loro ruolo genitoriale e alcune iniziative nelle aziende

di Giulia Cimpanelli

In Italia, solo l’11% dei padri si sente soddisfatto del proprio ruolo genitoriale. Un recente studio di Me First, che ha coinvolto 373 padri lavoratori con un’età media di 40,81 anni, in collaborazione con LabCom, evidenzia un quadro allarmante: il 66% dei padri lavoratori sperimenta livelli medio-alti di burnout e il 75% non si sente realizzato nella propria carriera. Il principale fattore che contribuisce a questo malessere è la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, aggravata dalla scarsità di politiche di supporto e da una normativa che, in Italia, offre un congedo di paternità obbligatorio di soli dieci giorni.

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Congedo di paternità: un diritto non sostenuto

Il congedo di paternità in Italia è pensato per favorire il legame tra padre e figlio nei primi giorni di vita e per supportare la madre nel periodo post-parto. Tuttavia, la sua durata limitata e il timore di essere penalizzati sul lavoro rendono questa misura insufficiente. Solo il 20% dei padri usufruisce effettivamente del congedo senza paura di ripercussioni professionali. "Il problema non è solo la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, ma anche il fatto che non viene riconosciuto il diritto dei padri di essere presenti quanto le madri", afferma Cristina Di Loreto, psicoterapeuta e fondatrice di Me First. La genitorialità, di fatto, continua a essere appannaggio principale delle madri, limitando la libertà e la salute psicosociale delle donne, mentre i padri si trovano relegati a ruoli marginali.

Un altro dato preoccupante emerge dall’Osservatorio sulla genitorialità in azienda, secondo cui l’81,7% dei padri lavoratori vorrebbe misure di supporto per bilanciare lavoro e famiglia, ma solo il 31,1% ha effettivamente ricevuto aiuti. Questo divario è accentuato dalla carenza di politiche aziendali che favoriscano l’equità nella distribuzione delle responsabilità genitoriali: solo il 28% delle aziende italiane ha implementato misure concrete per sostenere i genitori. Le conseguenze di questa mancanza di supporto sono evidenti: il 74% degli intervistati riporta livelli elevati di distress genitoriale.

Le conseguenze sulla vita lavorativa dei padri

Il malessere emotivo non si limita alla sfera familiare: il 43% dei genitori lavoratori è disposto a cambiare lavoro se costretto a tornare full-time in presenza, una percentuale che sale al 55% tra chi ha figli sotto l’anno di età. Questo dato riflette la difficoltà di molte famiglie nel conciliare le esigenze lavorative con quelle personali. In risposta a queste problematiche, la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto l’assegnazione di tre mesi di congedo parentale indennizzati all’80%, da fruire alternativamente tra i genitori, per un totale di sei anni dalla nascita del bambino.

Congedo di paternità: la situazione attuale

Attualmente, il congedo di paternità in Italia è di dieci giorni, estendibili a venti in caso di parto gemellare, e viene retribuito al 100%. I padri lavoratori possono usufruirne in un periodo che va da due mesi prima della data presunta del parto fino a cinque mesi dopo la nascita, anche in concomitanza con il congedo della madre. Tuttavia, solo una piccola parte dei genitori sfrutta appieno questa opportunità, a causa delle difficoltà pratiche e psicologiche legate all’ambiente di lavoro. Inoltre, la legge stabilisce che i padri possano frazionare i giorni di congedo, ma non a ore. Nel caso dei lavoratori privati, basta una comunicazione scritta con almeno cinque giorni di preavviso.

Padre al lavoro con figlio adolescente
Padre al lavoro con figlio adolescente  (getty images)

Iniziative aziendali e futuro del congedo di paternità

Alcune grandi aziende italiane stanno cercando di andare oltre i limiti imposti dalla legge. Ad esempio, dal 2024, il gruppo Barilla ha introdotto un congedo retribuito di 12 settimane per i neogenitori. Allo stesso modo, Vodafone Italia offre anche ai padri fino a 16 settimane di congedo retribuito al 100%, con misure di supporto come il Back to Work Program, servizi socio-assistenziali e un contributo economico per l’asilo nido. Fastweb ha inoltre esteso il congedo parentale per i suoi dipendenti, includendo anche i genitori non biologici e le coppie omogenitoriali, con l’integrazione del 100% dell’indennità fino a 4 mesi. Anche OneDay Group dal 2023 ha esteso il congedo di paternità a un mese retribuito al 100%.

Nel 2024, il Centro Studi Tortuga ha rilevato che alcune delle aziende più avanzate in termini di politiche genitoriali, come Enel, Gucci e Unicredit, hanno esteso il congedo di paternità ben oltre i 10 giorni previsti dalla legge, con una media di 8,6 settimane retribuite al 100%. La partecipazione a queste politiche è alta, con oltre il 70% dei padri che aderisce, soprattutto nella fascia d'età tra i 30 e i 39 anni.

Nonostante alcuni progressi, la situazione della genitorialità in Italia continua a essere una sfida per molti padri. Le politiche di congedo di paternità rimangono limitate e le difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia sono tangibili. È necessario un cambiamento culturale e normativo che permetta una maggiore equità tra i genitori e un riconoscimento più concreto dei diritti dei padri, affinché la genitorialità non sia più un onere unicamente sulle spalle delle madri.