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Il genitore perfetto non esiste: perché il tuo benessere conta (e non deve essere compromesso dai sensi di colpa)

Mamma all'aperitivo con amici 

Un aperitivo con le amiche, una cena in coppia, un'ora in palestra. Gesti semplici che per molti genitori diventano fonte di ansia e sensi di colpa. La psicoterapeuta Camilla Stellato ci aiuta a comprendere questo fenomeno e a trovare un equilibrio sano per tutta la famiglia.

Lasciare il proprio figlio ai nonni per una serata fuori, affidarlo alla babysitter per un aperitivo con le amiche, prendersi un'ora per andare in palestra o semplicemente per una visita medica o la spesa: gesti che dovrebbero essere naturali nella vita di ogni genitore, ma che spesso si trasformano in vere e proprie battaglie interiori. Il senso di colpa che accompagna questi momenti di "libertà" è un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra le madri, e affonda le radici in dinamiche psicologiche e sociali complesse.

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Perché oggi i genitori si sentono più in colpa

Il paradosso della genitorialità moderna è sorprendente: più i genitori sono consapevoli e informati sul loro ruolo, più si sentono inadeguati. “Il senso di colpa è maggiormente diffuso oggi tra i genitori perché sono più consapevoli del loro ruolo. Abbiamo avuto un passaggio storico che ha visto i genitori passare dal ruolo di proprietari - prima si diceva potestà genitoriale - al ruolo di responsabilità", commenta la psicoterapeuta Camilla Stellato. Questa maggiore consapevolezza, paradossalmente, genera più ansia. I genitori di oggi si documentano, leggono, si interrogano continuamente sulla qualità del loro operato, creando aspettative spesso irrealistiche su sé stessi.

L'idealizzazione impossibile del genitore perfetto

Il cuore del problema risiede in un'immagine idealizzata della genitorialità che la nostra società ha costruito nel tempo. "Nell'ideale che noi abbiamo dei genitori, soprattutto delle madri, i genitori non dovrebbero avere desideri che non includono i loro figli", osserva Stellato. È qui che si nasconde il tranello: se prendersi cura di sé significa escludere temporaneamente i figli dai propri pensieri, che tipo di genitore si è? Questa falsa credenza si basa su un'idealizzazione del ruolo genitoriale, particolarmente materno, che ha radici culturali profonde. Il "genitore buono" viene dipinto come una figura che non ha altri bisogni se non quelli legati alla cura dei figli, un'immagine eroica ma profondamente irrealistica.

Quando il senso di colpa diventa un problema

Il senso di colpa non è solo spiacevole da provare: è dannoso perché interferisce con la capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. "Il senso di colpa non ci permette di agire in maniera libera - spiega la psicoterapeuta -. Invece di avere un criterio interno del tipo 'sto con mio figlio oggi perché credo che abbia bisogno di me', i genitori decidono sulla base della colpa: 'sto con mio figlio perché mi sento in torto a lasciarlo'".

Il meccanismo diventa ancora più perverso quando i genitori iniziano a negare costantemente l'esistenza di bisogni legittimi che non includono la cura dei figli. Come se fosse proibito dire "avrei bisogno di vedere la mia amica, avrei bisogno di farmi una doccia tranquilla, avrei bisogno di prendermi venti minuti per me". 

Negare continuamente questi bisogni porta a conseguenze serie: si arriva alla trascuratezza di sé, che genera risentimento, nervosismo e aggressività. È quello che viene chiamato "mother's rage", la rabbia delle mamme che nasce dalla negazione del diritto di avere dei diritti. Un ciclo vizioso che danneggia non solo il genitore, ma l'intera famiglia.

La differenza tra madri e padri

Sebbene il fenomeno sia storicamente più diffuso tra le madri, sta cambiando anche l'esperienza paterna. "È sempre più diffuso tra le madri, però oggi anche i padri che sono molto più ingaggiati nel ruolo e sono consapevoli dell'importanza della loro presenza possono sperimentare questo tema", nota Stellato. La pressione sociale rimane tuttavia più intensa sulle madri, che vengono costantemente valutate sulla base della loro presenza: più sei presente con i tuoi figli, più sei brava. Un messaggio che ignora completamente il fatto che la qualità della presenza è più importante della quantità.

Il mito del passato idilliaco

Contrariamente a quanto spesso si crede, “non esiste un passato dorato in cui le madri si prendevano più cura dei figli - chiarisce Stellato -. Anche questa è una narrazione storica non esattamente aderente alla realtà degli esseri umani". L'immagine della madre sempre presente è in realtà un costrutto socio-economico del dopoguerra, legato alla possibilità per alcune famiglie benestanti di mantenere la moglie a casa con un solo stipendio. Ma le donne povere hanno sempre lavorato, spesso portandosi dietro i bambini o lasciandoli a casa da soli. Anche i ricchi avevano balie, bambinaie e figure dedicate all'accudimento.

Soluzioni concrete e sostenibili

Come uscire da questo circolo vizioso? La chiave sta nell'adottare un approccio realistico e sostenibile. "Mentre cambia la struttura socio-economica, dei momenti di respiro non sono così dannosi - suggerisce la psicoterapeuta -. Se stai fuori otto ore è comprensibile il desiderio di voler tornare a casa presto dal bambino, però se una volta ogni tanto in settimana fai una passeggiata dopo il lavoro e ti compri un libro in solitudine, è un’esperienza concretamente realizzabile".

Le proposte, anche quelle di coppia, devono essere sostenibili: non serve organizzare weekend lunghi e costosi senza figli, basta una cena a due, anche sotto casa, una volta al mese, può bastare un toast consumato da soli senza dover pensare di cucinare per altri.

L'importanza della rete di supporto

Un elemento fondamentale è la costruzione di una rete di sostegno. "È importante essere inseriti in una rete - sottolinea Stellato -. Se tu sai che puoi contare sui nonni, su una tata fidata, su amici che possono aiutarti nei momenti di difficoltà, questo rappresenta un valore aggiunto enorme e un insegnamento alla socialità per i bambini".

La cura dei figli non può e non deve essere un'esperienza immersiva totale. I piccoli hanno bisogno di poche figure di attaccamento primarie, ma queste figure hanno bisogno a loro volta di essere sostenute da una comunità.

Bambina coi nonni 

A che età si può lasciare un bambino?

Non esistono regole rigide sull’età in cui un bambino può essere lasciato a un terzo che non sia un genitore, ma principi di buon senso. "Quello che cambia è la quantità di tempo che possiamo trascorrere separati dai bambini", spiega la psicoterapeuta. L'elemento cruciale non è l'età, ma la familiarità con la persona a cui viene affidato il bambino e la qualità della cura che questa può offrire.

Il valore dell'esempio

Prendersi cura di sé è un modello sano: dobbiamo considerare che la salute mentale dei genitori è altrettanto rilevante di quella dei figli. 

Ma come capire quando il senso di colpa è ragionevole e quando è invece eccessivo? “Il criterio principale è la sostenibilità e la normalità della richiesta – precisa la psicoterapeuta -. Uscire ogni sera fino a mezzanotte non è sostenibile quando si hanno bambini piccoli, ma concedersi un aperitivo ogni quattro settimane è più che ragionevole”. Il problema diventa psicologico quando in realtà è sociale: è il modello organizzativo del lavoro e della società che dovrebbe cambiare, non il genitore che dovrebbe sentirsi in colpa per i propri bisogni legittimi.

Il cambiamento è possibile, ma richiede un approccio graduale e realistico. Iniziare con piccoli gesti - una passeggiata da soli, un caffè con un'amica, una doccia senza fretta - può fare la differenza. L'obiettivo non è diventare genitori perfetti (che non esistono), ma genitori equilibrati, che sanno prendersi cura di sé per poter poi prendersi cura meglio dei propri figli.

Come ricorda Camilla Stellato, la qualità della cura è più importante della quantità di tempo trascorso insieme. Un genitore sereno, che ha avuto modo di ricaricare le proprie energie, sarà sicuramente più presente e disponibile di uno che si nega costantemente ogni forma di benessere personale. Il senso di colpa per essersi presi del tempo per sé non rende genitori migliori: rende solo genitori più stanchi e frustrati. È ora di liberarsi da questo fardello e iniziare a considerare il proprio benessere non come un lusso, ma come una necessità per il bene di tutta la famiglia.