Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Aggiornato il: 7 minuti di lettura

Primi amori, prime delusioni: il ruolo (o non ruolo) dei genitori

primi amori
primi amori  (getty images)
Innamoramenti e delusioni: quando gli adolescenti passano per le prime esperienze tutto cambia. Come affrontare questi momenti anche da genitori
di Giulia Cimpanelli

Ricordate il vostro primo amore? Quel tumulto di emozioni contrastanti, quella sensazione di camminare a dieci centimetri da terra, e poi, improvvisamente, quel dolore così acuto da togliere il respiro? Oggi vi ritrovate dall'altra parte della barricata, a osservare vostro figlio o vostra figlia attraversare quello stesso campo minato emotivo. E la domanda sorge spontanea: come si fa a essere genitori quando l'amore adolescenziale bussa alla porta di casa? Perché se è vero che i primi amori rappresentano tappe fondamentali nella crescita dei nostri ragazzi, è altrettanto vero che mettono a dura prova anche la nostra capacità genitoriale di stare in equilibrio tra il desiderio di protezione e la necessità di lasciare spazio all'esperienza. Tra il voler evitare sofferenze e il comprendere che quelle stesse sofferenze sono ingredienti necessari per la maturazione emotiva.

Pierluca Mariti tra primi amori, vita adulta e consigli al sé del liceo

“È importante sottolineare che i primi amori adolescenziali e le relazioni più intime non sono a prescindere eventi disturbanti o invalidanti rispetto alla crescita psicoemotiva di un preadolescente e adolescente. Ogni relazione e suo impatto nello sviluppo sono strettamente legati alla struttura di personalità del soggetto e alla qualità dello stile di attaccamento con le proprie figure genitoriali”, commenta Caterina Paturzo, psicologa psicoterapeuta. Lo stile di attaccamento, secondo la teoria di Bowlby, è un insieme di segnali e comportamenti innati volti all’ottenimento della vicinanza con un adulto da cui ricevere protezione e conforto quando il bambino è assalito da ansia, stress ed emozioni disturbanti come paura o angoscia. Il bambino sviluppa un attaccamento sicuro e una buona rappresentazione mentale di se stesso come degno di ricevere amore quando i genitori, o figure di attaccamento, le/gli offrono nutrimento psicologico attraverso affettività anche fisica, giocando con lui e lasciandolo libero di esplorare pur rimanendo sempre vigili e responsivi.

Cuori in tempesta: l'adolescenza e i primi amori

I primi amori adolescenziali non sono semplici esperienze sentimentali, ma veri e propri catalizzatori emotivi che si inseriscono in un periodo già di per sé complesso. “Si inseriscono nel periodo di maggiore crisi e passaggio evolutivo dell'individuo; un periodo di profonde trasformazioni di tutti gli aspetti della personalità, di crisi e rotture rispetto alle fasi anteriori dello sviluppo", spiega Paturzo. Questo periodo, caratterizzato dalle trasformazioni fisiologiche della pubertà e dal naturale bisogno di individuazione e distanziamento dalle figure genitoriali, rappresenta un momento delicato in cui i ragazzi sperimentano per la prima volta sentimenti intensi rivolti a persone esterne alla famiglia.

Ma come influiscono queste prime esperienze amorose sullo sviluppo emotivo degli adolescenti? La loro portata dipende in gran parte dal bagaglio emotivo che i ragazzi già possiedono. “L'influenza delle prime relazioni amorose è legata al vissuto di autostima o disistima già attivo nella personalità dell'adolescente - sottolinea l'esperta -. Un adolescente con bassa autostima, per esempio, tenderà a interpretare i vissuti negativi della relazione come una propria responsabilità legata al non sentirsi meritevole d'amore o non sentirsi abbastanza per il/la giovane partner”.

Riconoscere i segnali: quando Cupido colpisce

I genitori spesso si chiedono come capire se il proprio figlio stia vivendo una prima esperienza sentimentale. Sebbene non esistano indicatori scientifici precisi, ci sono comportamenti che possono suggerire che qualcosa stia cambiando. “La maggior parte dei genitori riporta un atteggiamento più attento alla cura del corpo, un incremento delle attività legate al piacere come una rinascita ed attivazione vitale, con la condivisione della relazione in atto – sottolinea la psicoterapeuta -. In altri casi, gli adolescenti non comunicano cosa stia avvenendo nella propria vita e dedicano a volte tempo ed energie a qualcuno che i genitori non conoscono affatto, diventando sfuggenti”. Questa duplicità di comportamenti – apertura da un lato e riservatezza dall'altro – riflette la complessità del mondo adolescenziale, in bilico tra il desiderio di condivisione e il bisogno di proteggere i propri spazi e le proprie emozioni.

Quando il cuore si spezza: la prima delusione

Se l'innamoramento rappresenta un'esplosione di emozioni positive, la fine di una relazione può trasformarsi in un vero e proprio terremoto emotivo. "La prima delusione d'amore di un adolescente può manifestarsi in un comportamento di ritiro doloroso, peggioramento dell'autostima, umore tendenzialmente deflessivo", avverte l'esperta.

Questi comportamenti non nascono dal nulla, ma affondano le loro radici in esperienze precedenti: "Tali comportamenti ed immagini di sé saranno legate alla difficoltà dell'adolescente di vivere serenamente le separazioni. Se da un lato la risposta emotiva amplificata è tipica dell'età adolescenziale, dall'altro l'ansia da separazione o la capacità di separarsi è qualcosa che il bambino impara nei primi anni di vita, attraverso la relazione d'attaccamento con i propri genitori, attraverso ciò che hanno visto ed imparato da loro”. In altre parole, la modalità con cui l'adolescente affronterà la fine di una relazione sentimentale sarà influenzata dalle esperienze di attaccamento vissute in famiglia fin dalla prima infanzia. È come se ogni separazione risvegliasse dinamiche relazionali più profonde, apprese molto prima che il primo amore facesse capolino nella vita del ragazzo.

Ragazza triste per una delusione d'amore
Ragazza triste per una delusione d'amore  (getty images)

Affrontare una delusione d'amore è parte integrante del percorso di crescita, ma per un adolescente può rappresentare un'esperienza particolarmente dolorosa. Come possono i genitori offrire supporto senza risultare invadenti o sminuenti? "Idealmente un genitore dovrebbe essere presente, parlare al figlio, distraendolo a volte dalle situazioni dolorose della fine di una relazione ma rispettando i suoi tempi, lasciandogli sentire e dare parole (se vuole farlo) al suo dolore creato dalla separazione", suggerisce la psicoterapeuta. È fondamentale ricordare che il modo in cui i genitori gestiscono queste situazioni avrà un impatto duraturo: "Il genitore dovrà tenere presente che parte dell'apprendimento che il figlio avrà dalla situazione di separazione dipenderà dal modo in cui il genitore stesso sarà presente durante il periodo di rottura".

Ma come distinguere tra una normale reazione di tristezza e una situazione potenzialmente più preoccupante? L'esperta offre alcuni parametri: "Prima di tutto possiamo comprendere se un vissuto si stia evolvendo fuori dalla finestra di tolleranza psichica ed emotiva se notiamo che l'evento 'delusione amorosa' faccia da spartiacque, dove possiamo assistere ad un prima ed un dopo rispetto al modo in cui l'adolescente si posiziona e si muove nel suo mondo sociale e familiare". Un altro indizio è rappresentato dalla durata e dall'intensità della reazione emotiva: "Se i sentimenti soverchianti disturbanti si protraggono per un tempo insolito e prolungato rispetto ai soliti tempi di reazione del proprio figlio". 

Genitori equilibristi: come comportarsi

Di fronte ai primi amori dei figli, i genitori si trovano a dover camminare su una linea sottile tra presenza e discrezione. "Idealmente i genitori dovrebbero essere promotori di dialogo e allo stesso tempo rispettare il senso di privacy e pudore che l'adolescente cercherà di tutelare", suggerisce la psicoterapeuta.

Ma cosa fare quando l'ansia prende il sopravvento? Perché anche i genitori più equilibrati possono sperimentare preoccupazione di fronte a queste nuove esperienze dei figli. "L'ansia e preoccupazione eccessiva di un genitore è uno dei maggiori stressor in età adolescenziale ma anche nelle fasi di sviluppo precedente", sottolinea l'esperta. La chiave, secondo Paturzo, sta nel prendersi cura in primo luogo della propria salute emotiva: "Un genitore può evitare di trasmettere la propria ansia non solo gestendola nelle sue manifestazioni relazionali con il figlio ma anche, e soprattutto, prendendosene cura in prima persona, chiedendo aiuto ad un professionista per vivere, prima di tutto per se stesso, nella maniera più sana possibile".

Questa prospettiva ribalta la visione comune secondo cui la priorità dovrebbe essere esclusivamente il benessere del figlio: "Fin dalla nascita, il benessere psicologico di un figlio è legato a quello del suo genitore; il benessere del genitore sarà sempre a cascata benessere per il figlio, in ogni circostanza. Anche nella situazione più traumatica, la salute mentale del bambino è strettamente legata a quella del genitore".

Errori comuni: quando la paura ci guida

Tra gli scogli più comuni in cui i genitori rischiano di incappare, c'è quello di reagire in base alle proprie paure piuttosto che ai reali bisogni dei figli. "Più che di errori comuni potremmo parlare del grande senso di impotenza che un genitore vive di fronte all'individuazione del proprio figlio, delle paure che un genitore vive nel non avere il controllo della vita del figlio che sposta la sua vita all'esterno della casa e verso le relazioni con i pari", spiega l'esperta. Questa sensazione di perdita di controllo può portare a comportamenti controproducenti: "Gli errori che i genitori commettono sono spesso legati alla paura e al senso di impotenza, per esempio pensano che la regola abbia valore solo perché è messa in atto da loro; a volte pretendono un'apertura comunicativa da parte dei figli che loro stessi non hanno tracciato in precedenza oppure laddove gli adolescenti non hanno interesse di condivisione con la figura adulta di riferimento. Rischiano così di essere invadenti di uno spazio necessario all'adolescente".

L'arte del dialogo: come parlare di sentimenti

Comunicare con un adolescente sui temi dell'amore e delle relazioni sentimentali può sembrare un'impresa titanica. Ma la psicoterapeuta offre alcune indicazioni preziose: "Deve rispettare i tempi e gli spazi del figlio, ricordandogli che sarà a sua disposizione in qualunque momento voglia condividere il suo vissuto emotivo e non, sia esso positivo che negativo".

Importante ricordare che le fondamenta di una comunicazione efficace si costruiscono molto prima dell'adolescenza: "Ogni genitore, in fase adolescenziale del proprio figlio, avrà già costruito le basi di una comunicazione costruttiva e serena, ricordando che non si può pretendere che un figlio adolescente ci racconti della sua vita se da bambino non gli abbiamo insegnato la narrazione di sé, se non siamo stati noi stessi esempio di apertura e racconto di noi e delle proprie esperienze di vita". Per quanto riguarda il linguaggio da utilizzare, è fondamentale usare parole che facilitino l'espressione emotiva: "Le parole più giuste per parlare di sentimenti sono quelle legate al registro emotivo, dove aiutiamo l'espressione di ciò che si prova, attraverso l'ascolto di ciò che si prova e la sua classificazione".

E se il figlio/a non vuole parlare? La risposta è semplice ma non facile da mettere in pratica: "Non costringerlo e concedere la propria disponibilità quando si sentirà di condividere e agevolare la modalità espressiva del figlio: alcuni adolescenti per esempio preferiscono scrivere invece che confrontarsi verbalmente con l'adulto".

Trasformare le delusioni in opportunità

Le esperienze amorose, anche quelle che finiscono con una delusione, possono diventare preziose occasioni di crescita. "La crescita emotiva e sentimentale è un percorso legato alle frustrazioni ma anche ai feedback positivi. È importante che i genitori riescano a creare momenti di riflessione rispetto a ciò che l'adolescente ha potuto imparare dall'esperienza vissuta", consiglia l'esperta. Questo processo non dovrebbe concentrarsi solo sugli aspetti negativi: "Non focalizzandosi soltanto sugli aspetti negativi di delusione e separazione ma ponendo l'accento anche sugli elementi positivi, sui momenti belli di condivisione con questo primo partner, ponendo attenzione anche sulle capacità e risorse che il figlio ha messo in campo nella relazione, seppur questa si sia conclusa." Il messaggio fondamentale da trasmettere è che ogni esperienza può contribuire alla crescita personale: "Insegnare ai propri figli che qualunque esperienza di vita può essere formativa se il nostro sguardo è rivolto alla consapevolezza del sé".

Giovane amore
Giovane amore  (getty images)

Costruire un'autostima solida

Un aspetto cruciale dello sviluppo emotivo degli adolescenti è la costruzione di un'autostima che non dipenda esclusivamente dalle relazioni sentimentali. Un processo che inizia molto prima dell'adolescenza: "L'autostima in realtà è un processo che prende forma ed inizia a consolidarsi dai 5 anni in poi. Le esperienze del periodo adolescenziale e quelle legate alle relazioni sentimentali, vanno a consolidare ciò che è già presente nella struttura di personalità dei ragazzi", spiega Paturzo. Tuttavia, dato che l'adolescenza è un periodo di rimessa in discussione di molti aspetti della personalità, i genitori possono aiutare i ragazzi a rafforzare la propria autostima in modo sano: "È importante aiutare i ragazzi a leggere se stessi e i propri comportamenti in base ai propri bisogni e non a quelli degli altri; è importante che l'immagine di sé non sia legata all'immagine che l'altro, che lo ha rifiutato, ha di lui/lei". L'equilibrio sta nel promuovere l'attenzione ai propri bisogni senza trascurare lo sviluppo di capacità relazionali fondamentali: "È importante – aggiunge - che l'adolescente dia un maggiore spazio ai propri bisogni evolutivi senza dimenticare lo sviluppo dell'empatia, fondamentale in qualunque relazione di vita".

La danza del distacco e dell'ascolto

Accompagnare un adolescente nelle sue prime esperienze sentimentali richiede ai genitori una particolare capacità di equilibrio tra presenza e distacco, tra disponibilità all'ascolto e rispetto dell'autonomia. Come ricorda la psicoterapeuta, il supporto pratico ed emotivo può assumere diverse forme: "Ascolto incondizionato e presenza costante ma rispettosa degli spazi e dei tempi, proposta di attività che possano dare distrazione e condivisioni del racconto del sé adolescenziale del genitore". Perché forse il segreto sta proprio qui: nel ricordare che anche noi siamo stati adolescenti, che anche noi abbiamo conosciuto l'intensità del primo amore e il dolore della prima delusione. E che, nonostante tutto, siamo sopravvissuti per raccontarlo.