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Perché sempre più millennial hanno un solo figlio (e non è solo una scelta)

Lontani dalla rete di cura della famiglia di origine, con pochi soldi e alle prese con il caro vita: i millennial scelgono la prassi del "figlio unico"

Le famiglie in cui c'è il figlio unico, solo un bambino o solo una bambina, non sono più da tempo un'eccezione ma la scelta più diffusa tra i millennial: secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Statistica (Istat), oltre il 45 per cento delle coppie con figli, di figlio ne ha soltanto uno.

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Una tendenza che accomuna non solo le regioni d'Italia ma anche la maggior parte dei millennial che vivono nei Paesi occidentali e che riflette il progressivo calo della natalità. Ma dietro questi numeri non c'è soltanto una scelta personale, evidentemente, ma la prova di una trasformazione profonda del modo in cui le nuove generazioni vivono la genitorialità (soprattutto le madri).

figlio mio quanto mi costi: una scelta anche economica

Ma vogliamo anche sottolineare che avere un secondo figlio è più difficile rispetto agli anni Ottanta o Novanta e quindi spesso succede che si rimane con un solo bambino e non per mancanza di desiderio. Il primo ostacolo è economico, crescere un figlio costa molto più che in passato: casa, asili nido, scuola, attività sportive, assistenza sanitaria e tempo di cura assorbono una quota enorme del reddito familiare. Pensiamo che negli Stati Uniti alcune stime calcolano una spesa annua superiore ai 15 mila dollari per bambino, in Italia le cifre sono diverse ma il peso sul bilancio delle famiglie è altrettanto evidente.

Per molte coppie un secondo figlio viene percepito come una spesa che rischia di compromettere la stabilità economica, quando c'è, raggiunta con fatica. A incidere c'è anche l'età in cui i millennial e le millennial diventano genitori più tardi rispetto alle generazioni precedenti: in Italia l'età media al primo parto supera i 32 anni ed è tra le più elevate d'Europa. E anche qui, succede che si deve rimandare la nascita del primo figlio per completare gli studi, per trovare un lavoro che sia in qualche modo stabile o in generale una sorta di sicurezza economica e sociale.

la famiglia cambia forma grazie alla libertà di pensiero dei millennial

Ecco perché il tempo disponibile per averne un secondo di solito scarseggia o proprio non c'è. Come non c'è una vera possibilità di conciliare lavoro e famiglia.

In un mercato del lavoro caratterizzato da precarietà profondissima, stipendi bassi e orari spesso incompatibili con la vita familiare, soprattutto le donne continuano a sostenere la parte maggiore del lavoro di cura. L'arrivo di un secondo figlio significa, per molte coppie, mettere ulteriormente sotto pressione un equilibrio già fragile.

Infine pesa la trasformazione delle reti familiari. Sempre più persone vivono lontano dalla città in cui sono cresciuti per motivi di studio o di lavoro e questo significa non poter contare sull'aiuto quotidiano di nonni, zii, amici e parenti, insomma su quella rete di welfare informale che per decenni ha compensato le carenze dei servizi pubblici. Quando manca questo sostegno, ogni influenza, chiusura della scuola o imprevisto diventa un problema organizzativo da risolvere da soli. 

figlio unico non vuol dire "figlio solo" né problematico

Per molto tempo il concetto stesso di figlio unico è stato raccontato attraverso una serie di stereotipi: più solo, più egoista, viziato, meno capace di condividere. La ricerca degli ultimi anni invece racconta una storia diversa, per esempio che le competenze sociali non dipendono automaticamente dalla presenza di fratelli e sorelle ma si costruiscono attraverso le amicizie, la scuola, lo sport, le relazioni con gli adulti e la qualità dell'ambiente familiare.

Un figlio unico può sviluppare autonomia, creatività e una forte sicurezza emotiva, d'altro canto un bambino con fratelli può imparare prima il compromesso e la negoziazione. Insomma non esiste una configurazione familiare universalmente migliore e forse è proprio questo il cambiamento che ci deve interessare, da una prospettiva culturale. In questo senso i millennials sono la prima generazione a considerare la famiglia come un progetto sereno, che avviene secondo desideri e tempi e non come una tappa obbligata.