No, cari genitori: l'educazione severa non forgia "adulti migliori" ma crea bambini infelici (e paurosi)
E quando saranno adulti questa obbedienza diventerà un problema.
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È stato scoperto che il cervello si collega all’obbedienza verso i genitori, non alla sicurezza emotiva: significa che bambini e bambine che subiscono da parte dei genitori forme di educazione severe e fredde non capiscono cosa fare, capiscono "come farlo". Lo rivela uno studio svolto in Cina che ha coinvolto bambine e bambini dai tre ai sei anni.
i danni dell'educazione severa che insegna ai bambini la paura
Un bambino che obbedisce subito non è sempre un bambino sicuro di sé, soprattutto emotivamente. A volte anzi è semplicemente un bambino che ha imparato ciecamente il modo in cui deve comportarsi per paura di scontentare o disobbedire. È qui che la genitorialità autoritaria può diventare un problema: quando le regole vengono imposte senza dialogo e senza coinvolgimento del piano emotivo, quello che il bambino impara è che l’obbedienza conta più della comprensione della regola, oltre che del rispetto verso il suo mondo interiore.
Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha analizzato proprio il rapporto tra genitorialità severa e capacità dei bambini piccoli di gestire le emozioni ed emerge, in modo centrale, che uno stile educativo troppo rigido, controllante e poco sensibile può compromettere lo sviluppo della gestione emotiva nei bambini e nelle bambine (Authoritarian Parenting Impairs Young Children’s Emotion Management ).
Essere genitori autorevoli non significa essere autoritari. La differenza è fondamentale anche se molti e molte non ne hanno piena consapevolezza: un genitore autorevole dà regole, ma le accompagna con spiegazioni, ascolto e calore. Un genitore autoritario, invece, tende a chiedere obbedienza immediata, spesso senza lasciare spazio alle spiegazioni, allo spirito critico del bambino o alle sue emozioni.
bambini e genitori devono fare un percorso emotivo
Il messaggio implicito può spesso diventare "devi fare così perché lo dico io" e quel che di peggio può accadere è che il bambino lo impara. In un clima simile, il bambino può imparare anche che le sue emozioni e il suo istinto sono inutili, quando non irritanti e quindi silenzia sé stesso.
Agli occhi di genitori autoritari che applicano l'educazione severa, spesso i bambini appaiono come deboli e fragili ma non lo sono: sono in formazione, i bambini sono soprattutto emotivamente vulnerabili, perché il loro sistema nervoso è ancora in pieno sviluppo. Non nascono già capaci di calmarsi da soli, dare un nome alla rabbia, tollerare la frustrazione o gestire la paura. Queste sono competenze che si costruiscono nella relazione con gli adulti quando quella relazione è sana: quando un genitore accoglie l’emozione senza lasciare che il comportamento diventi distruttivo, il bambino capisce che le sue emozioni sono valide. Invece quando l’adulto risponde con durezza, freddezza o punizione, il bambino può imparare che non lo sono, che deve obbedire: stop. E questo, quando sarà adulto, sarà un problema.
"che bambino maturo": no, è un bambino che ha silenziato sé stesso
Uno degli aspetti più delicati di tutta la questione è che i bambini cresciuti in ambienti rigidi possono apparire educati e maturi ma i bambini per loro natura non possono essere "maturi", quello che si vede è adattamento è vero che il bambino può diventare molto bravo a leggere l’umore dell’adulto, a evitare conflitti, a compiacere e a controllarsi, ma con il tempo farà fatica a capire che cosa sente davvero.
Questo non significa che ogni genitore severo danneggi automaticamente il figlio, ma che uno stile educativo basato soprattutto su controllo, obbedienza e scarsa responsività emotiva può avere conseguenze sul modo in cui il bambino impara a vivere ciò che prova. Nel senso: regole sì, freddezza no.
Un equivoco frequente è pensare che educare con empatia significhi permettere tutto. Non è così: i bambini hanno bisogno di limiti chiari, prevedibili e coerenti ma il punto è il modo in cui questi limiti vengono spiegati e comunicati. La differenza è decisiva, quando si parla di disciplina sana e che non umilia, non spaventa e non spegne il bambino con i suoi istinti e le sue emozioni.
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