Eco-ansia e paura del futuro: come affrontare le incertezze da genitori (e aspiranti tali)
Cambiamenti climatici, guerre, crisi globali: sempre più persone si chiedono se mettere al mondo un figlio sia la scelta giusta. Come gestire queste paure senza cadere nel panico né nella negazione
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"In che mondo stiamo mettendo i nostri figli?". È una delle domande che risuona sempre più spesso negli studi di psicoterapia, nelle conversazioni tra amici, nei dubbi di chi sta valutando se diventare genitore o se avere un secondo figlio. Una preoccupazione alimentata da notizie che si susseguono incessanti: crisi climatica, guerre, tensioni geopolitiche, pandemie. E che si traduce in una forma di ansia sempre più diffusa, soprattutto tra le giovani generazioni.
"Da una parte c'è la preoccupazione principale: come parlane ai bambini, come glielo spiego? Come mi comporto? Un po' la preoccupazione della gestione di tutte queste notizie, di questo periodo storico", spiega Martina Cussino, psicoterapeuta che si confronta quotidianamente con queste paure. "Dall'altra, meno, però sicuramente c'è, un po' la domanda: in che mondo stiamo mettendo i nostri figli?".
L'eco-ansia è reale (e i numeri lo confermano)
Non si tratta di timori infondati, dati Unicef mostrano che quasi la metà dei 2,4 miliardi di bambini e adolescenti del mondo è esposta a una combinazione pericolosa di shock climatici e ambientali, e che quasi il 90% del carico globale delle malattie associate ai cambiamenti climatici ricade sui bambini sotto i 5 anni.
In Italia, il 70,3% di ragazzi e ragazze tra i 14 e i 19 anni è preoccupato per i cambiamenti climatici. E non sono solo gli adolescenti a provare questa angoscia: secondo un sondaggio di Unicef Italia e Youtrend, il 32% degli intervistati maggiorenni con meno di 45 anni afferma che la paura della crisi climatica li scoraggia dall'idea di avere figli.
Uno studio pubblicato su Lancet nel 2021 ha rilevato che il 39% degli adolescenti e giovani adulti di età compresa tra i 16 e i 25 anni in dieci Paesi ha dichiarato di avere dubbi sulla prospettiva di avere figli. Come spiega Jade Sasser, professoressa di Studi di genere e sessualità all'Università della California, che ha dedicato un intero libro a questo fenomeno: "I Millennial e i giovani della Generazione Z si domandano: stiamo vedendo gli impatti dei cambiamenti climatici e sappiamo che si intensificheranno sempre di più. Quando avremo dei bambini, degli adolescenti, come risponderemo quando ci chiederanno perché li abbiamo messi al mondo?".
Tra senso di colpa e impotenza
Per molti genitori o aspiranti tali, la preoccupazione si intreccia con il senso di colpa, spesso ancor più radicato per il fatto di essere nati in Occidente, nella parte “meno sfortunata” del mondo. Ma cosa si nasconde dietro questa ansia? Secondo la psicoterapeuta, la chiave sta nel riconoscere un'emozione fondamentale: "Tutte queste notizie ci fanno sentire impotenti".
Secondo il sondaggio Unicef-Youtrend, il 69% della popolazione italiana dichiara infatti di trovarsi a pensare che il destino dell'umanità sia inevitabilmente compromesso a causa della crisi ambientale e dei cambiamenti climatici, e il 60% afferma che talvolta non riesce a controllare le preoccupazioni per l'ambiente.
L'antidoto all'impotenza: l'azione (anche piccola)
Come affrontare allora questa ansia? La risposta di Cussino è chiara: "Il punto principale, in particolare da genitori, è trovare un equilibrio: non bisogna minimizzare o negare la realtà. Possiamo riconoscerla senza esserne costantemente immersi e sopraffatti".
"Non esporli non vuol dire non parlarne o negare la realtà, ma filtrarla", chiarisce Cussino. "ad esempio, se sto guardando il telegiornale e c’è un bambino o ragazzo intorno, devo chiedermi se sono informazioni trasmesse in modalità adatte alla sua età. Devo poter tradurre, usando parole semplici e adeguate all'età, poter rassicurare sul fatto che è vero che noi non possiamo controllare tutto, ma è altrettanto vero che ci sono persone e organizzazioni che si impegnano e lavorano per migliorare le cose". L'importante è evitare gli estremi.È fondamentale, spiega Cussino, che i genitori per primi coltivino la speranza: "Dobbiamo pensare di poter fare qualcosa di concreto. E quindi credere davvero, noi come adulti, che qualcosa può cambiare se agiamo. Qualcosa di piccolo, certo, ovviamente non abbiamo un' impatto personale immediata sul cambiamento climatico".
Gli esempi pratici sono tanti: dalla raccolta differenziata all'insegnamento ai figli del rispetto per l'ambiente, dalla riduzione degli sprechi alla partecipazione ad iniziative collettive. Secondo il sondaggio Unicef-Youtrend, il 68% degli italiani afferma di fare con attenzione la raccolta differenziata, circa la metà riduce il consumo di acqua, il 40% fa attenzione ai consumi di energia. "Possono sembrare piccolezze - ammette la psicoterapeuta – ma ci fanno essere parte attiva del cambiamento".
Come parlarne con i figli senza spaventarli
Una delle domande più frequenti riguarda proprio la comunicazione con i bambini. Come spiegare loro che ci sono guerre, che il clima sta cambiando, che il futuro può essere incerto? "Non esporli non vuol dire non parlarne o negare la realtà, ma filtrarla - chiarisce Cussino -. Ad esempio, se sto guardando il telegiornale e c’è un bambino o ragazzo intorno, devo chiedermi se sono informazioni trasmesse in modalità adatte alla sua età. Devo poter tradurre, usando parole semplici e adeguate all'età, poter rassicurare sul fatto che è vero che noi non possiamo controllare tutto, ma è altrettanto vero che ci sono persone e organizzazioni che si impegnano e lavorano per migliorare le cose". L'importante è evitare gli estremi.
Normalizzare le emozioni (anche quelle negative)
Un aspetto cruciale è permettere ai genitori di vivere e comunicare le proprie emozioni senza sentirsi in colpa. "L'ansia semplicemente ci dice che proviamo paura, e alcune notizie attivano un senso di allarme che è fisiologico - sottolinea Cussino -. Ogni periodo storico ha avuto le sue paure, quindi è assolutamente normale, va normalizzato. Posso comunque comunicare a mio figlio che sono preoccupato perché vedo il mondo in questo stato e mi dispiace, diverso è se sono nel panico e non riesco a regolare le mie emozioni". La differenza sta nella modalità.
Un elemento fondamentale nella gestione di queste ansie è la dimensione sociale e comunitaria. "Le complessità non si affrontano da soli, si affrontano insieme - afferma Cussino -. Quindi da bambini con i genitori o con le figure di riferimento". Man mano che i figli crescono, inoltre, diventa fondamentale sviluppare in loro strumenti di analisi della realtà. "Dall'età pre-adolescenza, adolescenza ancora di più, è primario aiutarli a distinguere le opinioni dai fatti, aiutarli a capire da dove arrivano le notizie, a sviluppare un pensiero critico, perché è quello che poi gli servirà nella vita ed è applicabile a tutti i temi", spiega la psicoterapeuta.
Il messaggio centrale è che i bambini "devono sapere che possono affidarsi a noi adulti per elaborare le notizie, questo è l’aspetto più importante per un bambino".
Anche perché, come dice Jade Sasser nella sua ricerca, "per alcune persone i loro bambini sono diventati lo stimolo per impegnarsi a diventare molto attive nella lotta al cambiamento climatico, una dimostrazione di impegno verso la gioia e il rifiuto della paura". La decisione di avere o non avere figli rimane profondamente personale, influenzata da molteplici fattori. Ma ciò che emerge chiaramente è che l'ansia per il futuro, per quanto comprensibile e legittima, non dovrebbe trasformarsi in paralisi.
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