Dilatazione parto: cosa accade quando arriva il momento del parto
Il travaglio entra in fase attiva quando la donna raggiunge una dilatazione di 3-4 cm. Questo vuol dire che il momento del parto si avvicina e che il corpo femminile si sta preparando all'ultima fase del travaglio, quella dell'espulsione, in cui la dilatazione sarà di circa 8-10 cm! Le donne vivono questa fase con particolare agitazione: rilassati, affidati all'ostetrica e al tuo medico e presto stringerai tra le braccia il tuo bambino! Leggi questo articolo per saperne di più!
Il momento del parto è ricco di emozioni contrastanti. Felicità e paura si mescolano in maniera confusa. Informarsi su cosa accade al tuo corpo può aiutarti a vivere con maggiore serenità questi istanti e in generale tutto il travaglio. Potrai capire ad esempio quando la dilatazione è tale da permettere il parto.
Si parla tanto di violenza ostetrica, sai cosa è? Guarda il nostro video e impara a riconoscere comportamenti che non sono adeguati!
Violenza ostetrica
Il momento del travaglio: a casa o in ospedale le fasi che ti preparano al parto
Per travaglio si intendono quelle contrazioni uterine ritmiche, involontarie o indotte grazie a un supporto farmacologico che portano all'appianamento e alla dilatazione del collo dell'utero.
Il bambino nasce spontaneamente tra la 37esima e la 42esima settimana, nella maggioranza dei casi.
Ma come inizia il travaglio?
Di certo non si sa cosa dia lo stimolo al corpo femminile. Senza dubbio una manipolazione o lo stiramento
della cervice effettuato dall'ostetrica durante una visita agevolano l'inizio delle contrazioni uterine e agevolano il rilascio di ossitocina.
Il travaglio può iniziare anche 2 settimane prima della data del parto.
Se sei alla prima gravidanza il travaglio dura circa 12-18 ore, i successivi sono più brevi (anche solo 6 ore).
In caso di complicanza durante il parto il medico o il ginecologo possono scegliere se effettuare manovre (forcipe, ventosa) o ricorrere a un cesareo.
Come capire se la donna è in travaglio in maniera naturale?
Sicuramente dalla rottura del sacco amniotico o anche da una perdita di sangue e muco che di solito precede il travaglio di 48 o 72 ore.
La donna prossima al parto ha di solito effettuato ogni esame ed ecografia che assicurano che la presenza di questo sangue è del tutto naturale e che non si sta verificando un distacco di placenta (placenta previa).
Se non è possibile escludere la placenta previa, deve essere fatta una ecografia tempestiva per ridurre il rischio di problematiche durante il parto.
Il travaglio può essere suddiviso in tre fasi che corrispondono a tre stadi.
- Il primo stadio, che parte da una lenta dilatazione e arriva fino a 10cm di dilatazione si divide a sua volta in due fasi, una di latenza e una attiva.
- La fase latente presenta contrazioni irregolari, dolore minimo e dilatazione fino a 4 cm.
- La fase attiva, presenta una dilatazione completa del collo dell'utero.
Per tutte le fasi del travaglio avviene un monitoraggio fetale che tiene sotto controllo la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa sia della madre che del bambino.
Solitamente il ginecologo e l'ostetrica consigliano alla donna di stare in posizione eretta e non spingere fino a dilatazione completa per non stancarsi inutilmente e non lacerare la cervice. Insomma, manca ancora tempo al parto!
Secondo e terzo stadio del travaglio: dopo il parto c'è l'espulsione della placenta
Il secondo stadio del travaglio inizia quando la dilatazione è completa, fino all'espulsione del feto.
Dura in media due ore nella donna che è alla prima gravidanza, mentre nelle altre (pluripare) dura in media un'ora.
Può durare un tempo maggiore, se viene impiegata analgesia continua (epidurale) o sedazione con oppiacei.
Le donne integrano e aiutano le contrazioni spingendo verso il basso con forza e impegno.
Anche in questa fase del travaglio il battito del feto e della mamma sono monitorati.
In questa fase si può ricorrere a un massaggio perineale con lubrificante e impacchi per ammorbidire il perineo: questo riduce il rischio di lacerazioni! Le ostetriche e le assistenti al parto procedono abitualmente con queste tecniche per evitare lacerazioni del perineo. La vicinanza di un'ostetrica competente può essere molto utile alla futura mamma, in ogni periodo e fase del travaglio.
Se la donna scegli l'anestesia epidurale questo stadio può allungarsi fino a un'ora.
Esiste anche il terzo stadio del travaglio, che inizia dopo la nascita del neonato. Questa fase si conclude con l'espulsione della placenta. Può durare da 5 minuti a 30 minuti. Solitamente è ancora più veloce se per la mamma non si tratta della prima gravidanza.
La dilatazione del collo dell'utero e il monitoraggio della cervice e della pressione cardiaca
Anche se il bambino non è ancora in perfetta posizione discesa, il travaglio viene già definito attivo se la dilatazione del collo dell'utero raggiunge i 3 o 4 cm.
Le contrazioni fino a quel momento hanno solo una funzione di preparazione. La partoriente le avverte con forza ma non sono segnali di parto imminente. Sono dette prodromi.
Quando si è certi che il travaglio vero e proprio è iniziato occorre aspettare due ore.
In queste ore, il ginecologo monitora costantemente la dilatazione dell'utero con una ispezione vaginale.
Bisogna attendere la dilatazione giusta: segnale che il tuo corpo è pronto al parto.
Il sacco amniotico, (rottura delle acqua) si può rompere in maniera spontanea durante questa fase o anche alla fine della dilatazione.
La dilatazione del collo dell'utero è lenta e graduale. Anche le contrazioni inizialmente sono lente, distanziate e perfettamente sopportabili dalla paziente.
Continuando la fase di dilatazione il collo dell'utero si appiattisce sulla vagina e si forma il canale del parto che consente al bambino di uscire e venire al mondo. La dilatazione finale per consentire il parto è di 8-10 cm. Le contrazioni a questo punto diventano intensissime e rapide, sono difficili da sopportare per la futura mamma.
Nella sua fase finale, il travaglio registra contrazioni lunghe e poco distanziate, di forte intensità.
La partoriente viene attentamente monitorata in ogni istante per verificare le sue condizioni di salute e quelle del bambino che sta per nascere. Se le contrazioni si rallentano o se non avviene la naturale rottura del sacco amniotico il medico pratica l'amnioressi, la rottura delle acque in modo artificiale, con l'inserimento di un uncino.
È possibile attendere al massimo tre ore. Se l'ultima fase, quella espulsiva, non inizia naturalmente, allora il parto viene indotto con una fleboclisi di ossitocina sintetica, sostanza che riesce a regolarizzare le contrazioni rendendole più intense e ravvicinate.
Se le acque si rompono e la membrana si stacca prima che il travaglio sia in fase attiva il medico esegue un esame con lo speculum e valuta la stazione (posizione della parte presentata).
Se le membrane sono rotte, il ginecologo deve ricercare eventuali segni di meconio (sostanza verdastra-bruna), un possibile segno di sofferenza fetale.
Prima della 37esima settimana si parla di travaglio prematuro.
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Con questo articolo speriamo di averti dato alcune informazioni preziose sulla gravidanza e sull'inizio del periodo del travaglio. Ti ricordiamo però che in caso di dubbi anche per affrontare il parto con la massima serenità è indispensabile chiedere un parere medico o rivolgersi alla propria ostetrica.
Figure che possono offrire supporto alla donna che sta per diventare mamma, rassicurandola e accompagnandola nel percorso che va dall'inizio della gravidanza fino al momento del parto e anche dopo!